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L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra.

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra. La recensione di Danilo Villani del romanzo di Gigi Riva che parte dalla storica Argentina-Jugoslavia di Italia 90.

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra.Titolo: L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra.
Autore: Gigi Riva
Editore: Sellerio
PP: 192

Italia ’90

Il ricordo dei mondiali di calcio del 1990 è ancora vivo. E brucia ancora. Perché, per dirla col gioco d’azzardo, il dolore della sconfitta è inevitabilmente più forte della gioia della vittoria. Quei mondiali li ho vissuti appieno: Olimpico di Roma e TV, villaggio VIP al Foro Italico (bastava esibire il badge della compagnia di bandiera, sponsor istituzionale della manifestazione), prime sperimentazioni di schermi a 16:9 con alta definizione ma soprattutto una full immersion di “pallone”.

Ecco, forse il mondiale del 1990 ha sancito il passaggio dal “pallone” al “calcio moderno. All’epoca il termine top player era forse riservato ai personaggi NBA e non a gente del calibro di Baggio, Maradona, Matthäus, Voeller, solo alcuni dei campioni che presero parte alla competizione. I ricordi legati al torneo sono molteplici ma, ad esclusione delle partite che coinvolgevano la nazionale azzurra, c’è sempre stata una partita, tanto appassionante quanto “strana”, quella che vedeva fronteggiarsi le squadre dell’Argentina e della Jugoslavia, valida per i quarti di finale del torneo, partita che si giocò al “Franchi” di Firenze.

Perché “strana”? Dopo tanti anni, e tante tragedie, riuscii a comprendere che la formazione dei “plavi” nonostante schierasse gente come Stojković, Savićević e Prosinečki, era già infetta dal virus “etnico” che ha poi trovato terreno fertile durante la prima metà degli anni ’90 del XX secolo e i cui strascichi ancora riempiono le attuali cronache.

Tanti campioni ma tanti “solisti”, non per egoismo sportivo ma per livore etnico: croati contro serbi, bosniaci contro sloveni, musulmani contro cristiani. I tempi regolamentari terminarono sullo 0-0 così come i supplementari ma le occasioni più clamorose vennero mancate dalla compagine balcanica. Inevitabili i calci di rigore dove gli argentini riuscirono nell’impresa grazie agli errori di Brnović e di Hadžibegić.

Il romanzo di Gigi Riva

Il libro di Gigi Riva, L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra è appunto imperniato sulla figura di Faruk Hadžibegić, roccioso terzino (userò sempre questa parola altro che esterno basso, alla faccia di Sacchi) e capitano della stessa nazionale che sbagliò clamorosamente il suo rigore, quello decisivo.

L’autore del libro, utilizzando la metafora delle sliding doors e della domanda che è alla base di tutto l’universo ovvero what if si chiede se il rigore fosse andato a segno, avrebbe forse cambiato il corso della storia? Avrebbe forse ridato al popolo jugoslavo un senso di appartenenza unitario, avrebbe risvegliato l’orgoglio nazionalista? E chiaramente il pensiero corre a quando un tal Pallante decise di sparare due colpi a un certo Palmiro Togliatti. La leggenda vuole che i focolai spontanei di guerra civile si estinsero grazie all’impresa di Gino Bartali che portò in Italia la vittoria al Tour de France. Potenza dello sport.

Attraverso Faruk, oggi allenatore in Francia, il libro analizza dal punto di vista sportivo i drammi di un paese “artificiale” nato dall’assetto successivo al secondo conflitto mondiale e dissoltosi tragicamente attraverso un’infame guerra civile. L’autore Gigi Riva, oggi caporedattore centrale de L’Espresso, è stato testimone dei misfatti perpetrati in Jugoslavia e nel libro è chiaramente indicato come certe inquietudini avevano già trovato il loro sbocco nel calcio.

La partita Dinamo Zagabria – Stella Rossa Belgrado del maggio 1990 è un esempio in tal senso. Gli ultras serbi, ampio serbatoio dal quale personaggi come Mladić e Ražnatović (Arkan) attinsero a piene mani, iniziarono ad inveire contro Franjo Tudjman, assertore del separatismo croato, dando luogo a violenti scontri che vengono giudicati come il preludio della tragedia che seguirà.

E tutto, forse per un rigore sbagliato.

Addio Jugoslavia…

Una nota di colore a chiudere: la squadra jugoslava si qualificò agevolmente per la fase finale del campionato europeo di calcio Svezia 1992. A causa della situazione sviluppatasi, l’UEFA decise per la sua non partecipazione.

La Danimarca, seconda classificata nel girone di qualificazione sostituì all’ultimo momento la Jugoslavia e, sebbene i suoi giocatori furono richiamati dalle ferie estive, la nazionale danese vinse il campionato europeo. Fu l’ultima volta che si parlò di nazionale jugoslava di calcio.

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