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The Umbrella Academy, la recensione

The Umbrella Academy, la reensione

The Umbrella Academy, la recensione di Matteo Marchisio della serie di culto disponibile in streaming su Netflix.

 Bella, bella, bella, però, porcavacca, ancora supereroi. Fortuna che il mondo non si divide in serie Tv magnifiche e in serie dimenticabilissime, altrimenti sarebbe un pasticcio capire dove infilare The Umbrella Academy.

Alterna momenti potentissimi come quando parte I think we’re alone now e la telecamera arretra, mostrando piano piano una sezione dell’Accademia in cui tutti ballano a modo loro la Hit anni ’80 o quando Klaus Hargreeve torna dal passato, in lacrime e coperto di sangue, a scene trite e ritrite con i supereroi intorno a un tavolo mentre decidono che fare.  Inguardabili.

Vero è che una trama in cui tutto ruota intorno a un team di personaggi particolarissimi, chiamati solo per numero, da uno a sette, dal loro padre adottivo e allevati per essere paladini della giustizia, prima o poi deve scendere a patti con le meccaniche del genere superhero.

Ma The Umbrella Academy vanta una diversità davvero marcata tra i personaggi, per cui merita a buon diritto di essere considerata un gioiello di genere. 

Un cast potentissimo

Merito senza dubbio del cast potentissimo e della trama, figlia della serie omonima da cui è tratta, comicbook marchiati Dark Horse Comic, casa editrice agguerritissima nel pubblicare materie di nicchia, dalla qualità stratosferica.

Tra i nomi importanti abbiamo Ellen PageTom Hopper.  Ma anche David Castañeda (Sicario: Day of the soldado) e un grandissimo Robert Sheehan (terribile in Macchine mortali, o era proprio il film ad essere pessimo?), per buttarne lì qualcuno.

The Umbrella Academy, un dramma famigliare

A guardarlo con attenzione The Umbrella Academy in realtà è un dramma famigliare: il progetto del capofamiglia Reginald è fallito e dopo il suo funerale, i figli si ritrovano insieme, appurando che al di là delle abilità sovrumane, o perse o usate male, sono un gruppo di derelitti, sfigati e poveri in canna, a parte una sorella.

Nel giro di una puntata vengono subito messi in chiaro i punti fermi della prima stagione:

  • Il mondo finirà a breve.
  • Il fratello creduto morto non è davvero morto.
  • Neanche da cadavere papà Reginald lascia in pace i ragazzi dell’Umbrella Academy, continuando a fomentare l’odio intestino al gruppo. Ma a che pro?

Il tema del senso di una famiglia allargata e di cosa significhi appartenere a un gruppo, sembra fare spesso il verso al clan di supereroi più mainstream di tutti: gli X men.

Può essere vero fintanto che ci si attiene alla forma delle dinamiche sociali.

Perché il contenuto, i ragazzi dell’Accademia, sono mostrati praticamente sempre attraverso i loro punti deboli, in modo che i loro poteri emergano esclusivamente quando meno ce lo si aspetti. Creando l’impressione di seguire le peripezie di persone senza arte né parte, The Umbrella Academy aumenta l’effetto positivo di un comportamento corretto dei protagonisti, come se salvare la situazione sia l’ingrato risvolto di quello che si è dovuto sopportare da piccoli. 

Ogni figlio incarna un sentimento verso Reginald che li ha cresciuti, trasformandolo nella sua ragion d’essere. 

  • La rabbia esagerata porta a una vita solitaria da giustiziere. 
  • Il senso di inadeguatezza a un’esistenza schiva e lontana dagli affetti.
  • Il rifiuto alla costruzione di un alter ego da rivista patinata.
  • La percezione di abbandono all’aggrapparsi a ogni stupefacente possa strappare alla meschinità di una vita in cui ci ricorda sempre e solo disprezzati dal proprio genitore.

Ma ogni puntata porta verso una fine preannunciata dato che il mondo finirà a breve. Il tempo perso a inseguire i battibecchi tra fratelli cresciuti male e flashback degli anni che furono, aumenta volutamente in senso di fastidio per la quest principale messa da parte.

Men in Black fuori freezer

Il tempo e il suo scorrere governano le scelte man mano che le puntate avanzano per la possibilità di muoversi tra le epoche, grazie alla tecnologia padroneggiata dal fratello n.5. Ma il continuum temporale è regolato da un’unità governativa non ben definita, sulla falsariga dell’FBI degli anni ’50, che presiede allo svolgimento corretto degli eventi chiave della storia dell’umanità.

Questi men in black fuori freezer, usciti direttamente dalla teoria del complotto, ricordano tanto la tempolizia dal fumetto PK (un Paperinik potentissimo e per grandi, per chi non se lo ricordasse) animando tante puntate con sparatorie in completo elegante e caschi antiproiettile a forma di volti di personaggi Disney.

È chiaro quindi che The Umbrella Academy contenga abbastanza riferimenti e particolarità da attrarre fino all’ultimo minuto. Se saprete glissare sui pochi, prevedibili momenti che sapranno di déjà-vu, vi godrete una perla. 

L’unico cruccio? Che per la seconda stagione ci sarà da aspettare ancora almeno un paio di mesi.

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