Un fiorir di premi

Questa mattina ascoltando la radio ho scoperto, per voce del presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, la cinquina finalista al loro premio, lo Strega, rimanendone un po’ turbato.

Non sono tanto i cinque nomi dei finalisti a crearmi problemi ma i loro editori, Mondadori e Rizzoli che si dichiarano battagli all’ultimo giurato. De Mauro (il Presidente) ha candidamente fatto capire che vincere lo Strega comporta grandi vantaggi economici per gli editori, fortuna o sfortuna di un titolo, tanto da innescare una competizione sui 460 giurati per attrarli verso decisioni a loro favore.

Mentre ascoltavo una visione, neppure tanto onirica, diventò realtà e si formò una domanda semplice e coincisa: come fanno?

Non voglio essere malevolo e dietrologo ma i cattivi pensieri sono sempre in agguato e portano alla considerazione che lo Strega, il Campiello e Sanremo sono allo stesso livello, basso. Non me ne vogliano gli autori anzi auguro a tutti un giorno “15 minuti di celebrità” (cit.) come questa.

Dimenticavo i finalisti sono: Emanuele Trevi con “Qualcosa di scritto” (92 voti) Gianrico Carofiglio con “Il silenzio dell’onda” (70 voti) Alessandro Piperno con “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” (68 voti) Marcello Fois con “Nel tempo di mezzo” (64 voti) Lorenza Ghinelli con “La colpa” (38 voti)

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