Un marziano a Roma, la recensione

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Un marziano a Roma di Ignazio Marino, la recensione di Fulvio Luna Romero per Sugarpulp MAGAZINE

un-marziano-a-roma-ignazio-marino-recensioneTitolo: Un marziano a Roma
Autore: Ignazio Marino
Editore: Feltrinelli
PP: 301
Prezzo: 18,00 euro

C’è una doverosa premessa da fare, per chi decidesse di avvicinarsi alla lettura di questo libro: l’autore della presente recensione ha ben poche certezze, ma tutte molto ben radicate.

Una di queste è che non esistano “O bianco O nero”. Sono sempre stato convinto che ci sia una via di mezzo in ogni cosa. Ed è questa la modalità corretta di approcciare una lettura di questo tipo.

Una storia, tra l’altro, che potrebbe far venire il mal di stomaco a chiunque. La storia del ragazzo di Genova, arrivato a Roma, da lì partito per l’estero e rientrato per provare a cambiare le cose nella Città Eterna.

Una parte del libro è una crociata anti PD e anti Renzi, ed è la parte che ritengo meno interessante e meno originale. Un’altra è una costante ricerca del colpevole con i toni ‘quanto sarei stato bravo io, quanto sono stati dei criminali loro’ e anche questa la ritengo molto poco interessante.

Ma, signore e signori, quando Marino comincia ad elencare i buchi neri di una città come Roma… allora sì! Cominciamo a ballare! Perché, credetemi, c’è di tutto. Credo che un David Baldacci, ma anche un Tom Clancy, un Frederick Forsyth non avrebbero avuto il talento di tracciare simili giochi di potere, accordi sotto terra, equilibri di una fragilità inimmaginabile, alleanze e tradimenti.

Sono arrivato a questo libro dopo aver letto Romanzo Criminale, Suburra e La notte di Roma. Volevo capire quanto gli autori avessero inventato, quanto pescato dalla realtà. Credetemi che non si capisce. La peggior Los Angeles del peggior James Ellroy non mi ha trasmesso questo senso di abbandono, di adagiamento.

Una città in mano a pochi (più che altro costruttori) che negli anni hanno saputo rafforzare alleanze ora con una ora con l’altra forza politica. Una città in cui nascono progetti incredibili che falliscono poco dopo, ma che costano milioni di euro. Favoritismi, clientelismi, raccomandazioni. Nomine di manager esclusivamente politiche, sindacati schierati a difendere l’indifendibile… il ritratto è imbarazzante. E la cosa peggiore è che non ci si stupisce.

E a fare da contraltare a questa situazione? Loro. I romani. I romani per bene, così follemente innamorati della loro splendida città, così desiderosi di vedere cambiare le cose, così disillusi da chi ha fatto della loro città una terra di conquista.

Nonostante tutto, però, loro continuano a sperare e a credere di poter cambiare le cose. Lo dimostrano molte pagine del libro in cui Marino ci racconta le levate di scudi contro alcune decisioni, ma anche l’impegno di molti volontari che vogliono fare dei gesti concreti.

Insomma, un libro che può piacere e non piacere. Al quale darò un giudizio piuttosto salomonico, per i motivi che ho elencato in partenza. Un libro, però, che a mio avviso va letto assolutamente.

3 barbabietole su 5

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