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Un uomo fortunato

Un uomo fortunato, un racconto inedito di Pierluigi Porazzi per Sugarpulp

Tracklist consigliata:

  • Rino Gaetano – Agapito Malteni
  • Rolling Stones – Paint It Black
  • Bruce Springsteen – The River

Sono un uomo fortunato. Lo dicono tutti. Vivo in un paesino di un migliaio di anime, lontano dallo smog e dai ritmi frenetici delle città. Ho una bellissima moglie, bionda e con gli occhi azzurri, e lavoro sotto casa, nella macelleria che ho ereditato da mio padre.

In effetti, nonostante quello che potrebbe sembrare (sono alto più di 1,90), non sono molto tagliato per questo lavoro. Sono troppo buono. Me lo diceva sempre mio padre, prima che morisse. Non ci sono mai riuscito a uccidere quelle povere bestiole. Prima lo faceva mio padre, adesso, dopo che lui è morto, è mia madre che si occupa del macello. Però è il mio lavoro e mi adatto.

Non posso lamentarmi, in fondo mi è andato tutto bene. Soprattutto con Alexandra, mia moglie. Ho sempre voluto una donna bella, di quelle che si vedono nelle riviste, e l’ho trovata. In Russia. Non che ci sia andato, in Russia. L’ho conosciuta via internet, abbiamo iniziato a scriverci e poi l’ho invitata qui da me. Pochi mesi dopo ci siamo sposati.

La mamma non era tanto contenta, lei avrebbe preferito che sposassi la Betty, la figlia del farmacista. Ma a me non è che piacesse molto, la Betty. È un po’ bruttina di faccia e poi è troppo magrolina per i miei gusti.

Alexandra, invece, mia moglie, è proprio ben fornita. Mi piacciono le donne in carne. Mia madre mi diceva che la Betty era una brava ragazza, una del posto, e di non immischiarmi con donne che non si sa come sono e da dove vengono. Ma io le rispondevo che sapevo da dove veniva, dalla Russia. E che era di sicuro una brava ragazza anche lei, che non poteva essere cattiva, era troppo bella.

Alexandra ha subito iniziato a lavorare, appena arrivata in paese. Insegna russo, dà lezioni private. Ha messo un annuncio sul giornale. Mia mamma diceva che non avrebbe trovato nessuno, e invece aveva ragione Alexandra. È incredibile quanta gente sia interessata alla cultura e a conoscere nuove lingue, anche nel nostro piccolo paese.

Ormai è impegnata tutti i giorni. Purtroppo, dando lezioni a domicilio, è costretta a stare fuori casa quasi sempre, anche perché arrivano anche dai paesi vicini, adesso, si fermano davanti al negozio, chiedono di lei e la portano a casa loro per un’ora o due. C’è un via vai continuo di macchine, nella nostra strada, quasi sempre belle e costose.

Sì, sono davvero tanti quelli che vogliono imparare il russo. Soprattutto uomini. Anzi, adesso che ci penso, non ho mai visto una donna passare a prenderla. Ma si sa che adesso, soprattutto con l’apertura dei mercati all’est europeo, sono tantissimi gli uomini d’affari che hanno bisogno di sapere il russo.

Mamma però non riesce ancora ad andare d’accordo con Alexandra. Ieri ho sentito che litigavano, di sopra. Mi pare che Alexandra dicesse che se ne voleva andare. Poi devono aver fatto la pace, perché non ho sentito più niente. Però da ieri non ho più visto Alexandra, spero che non se ne sia andata via davvero. Non so come farei senza di lei.

Stamattina è venuta la Betty in negozio. Ha chiesto tre etti di carne per fare l’arrosto. Mi sorrideva come una volta. Stavo prendendo un pezzo di carne per tagliargliela quando la mamma, dal retrobottega, mi ha detto di dargliene un altro.

«Dalle quella, alla Betty», ha detto la mamma indicando un trancio di carne rosea «è freschissima, d’importazione».
«Ma ci sarà da fidarsi? Con tutte le malattie che hanno le mucche straniere…»
«Sì, tranquilla, l’ho macellata io ieri sera, era sanissima. È una vacca russa» ha risposto la mamma sorridendo.

Il sorriso della Betty si è allargato, guardando la mamma. Poi ha guardato me. Sempre sorridendo.
«Allora dammene sei etti, di quella lì, della vacca russa» ha detto indicandola «Stasera vi invito a cena.»

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