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Una domenica da Leoni al TiFF 2019

Una domenica da Leoni al Transilvania International Film Fest. Matteo Strukul, inviato speciale in Transilvania per Sugarpulp MAGAZINE, ci racconta il primo week end del TiFF 2019

Una domenica incredibile: siamo partiti con la masterclass GRATUITA di Nicolas Cage. Senza anticiparvene i contenuti, ve ne parlerà Silvia, posso solo dire che già solo per un fatto del genere bisogna ringraziare i ragazzi del TIFF: hanno fatto un lavoro sontuoso e ci hanno regalato un’ora e mezza di lezione da parte di un attore gigantesco che ha dimostrato una cultura e un’umanità sorprendenti.

Da lunedì prossimo sarò in fissa a riguardarmi tutti i suoi film a cominciare da Wild at Heart di Lynch perché quel film è qualcosa di maledettamente incredibile e poi perché quello per me è il miglior Lynch di sempre. E Cage è Cage punto e basta.

MONOS DI ALEJANDRO LANDES

Venendo ai film del pomeriggio ho visto Monos del colombiano Alejandro Landes che mi ha lasciato di stucco per la bellezza dei paesaggi colombiani, per la spietatezza e la ferocia con cui racconta la storia di otto guerriglieri adolescenti che vengono lasciati su una montagna come guardiani di una dottoressa sequestrata e di una mucca da latte che devono custodire per conto di una non meglio identificata organizzazione.

Ma quando l’animale finisce ammazzato nel modo più sciocco, si scatena una guerra per la sopravvivenza che metterà i ragazzi uno contro l’altro in un gioco terribile e violento che ricorda una versione de Il signore delle Mosche all’ennesima potenza.

Un film duro, disturbante, visivamente magnifico ma intriso di una follia visionaria e di un’asprezza a tratti quasi insopportabile, complici delle musiche crudeli. I ragazzi arriveranno a ridursi a veri e propri animali feroci, compiendo riti ancestrali e atti di pura malvagità che li avvicineranno sempre più all’essenza della violenza, l’unico modo per superare gli ostacoli del drammatico mondo che li circonda, fatto di natura vergine e inquietante e di guerra eterna.

ARCTIC DI JOE PENNA

Dopo essere uscito alquanto scosso da questa visione, ho preso un taxi al volo per arrivare perfetto e appena in tempo alla proiezione di Arctic di Joe Penna. Il protagonista di questa pellicola islandese-americana – presentata a Cannes e ambientata nel circolo polare artico – è Mads Mikkelsen che interpreta Overgard, un pilota sopravvissuto a un disastro aereo che si ritrova fra i ghiacci in attesa che qualcuno venga a salvarlo.

Trasformata la carlinga del piccolo velivolo in un rifugio, Overgard trascorre le giornate esplorando i ghiacci circostanti, tentando di pescare con le lenze per sopravvivere, mappando il terreno e provando a intercettare elicotteri in volo sopra di lui, utilizzando una dinamo e dei razzi segnaletici.

Le cose cambiano, e paradossalmente si aggravano, quando un elicottero che riesce a individuarlo si avvicina a lui ma, a causa di una tormenta di neve, finisce per schiantarsi. Quando Overgard, sconvolto dal rimorso e dall’incredulità, si avvicina al velivolo ormai spezzato in due tronconi, trova il pilota morto.

Ma il passeggero è ancora vivo: una donna. L’uomo costruisce una slitta di fortuna, strappando il portello scardinato dell’elicottero e si prende cura della donna, conducendola al proprio rifugio. Da qui in avanti la corsa contro il tempo è sempre più frenetica e culmina in una disperata fuga verso la stazione più vicina, scoperta in una delle mappe della regione, recuperate dall’elicottero distrutto.

Il viaggio di Overgard fra scalate impossibili, attacchi di orsi polari, tormente di neve e crepacci è a dir poco estremo e doloroso e incolla lo spettatore allo schienale della poltrona. Mikkelsen regala un’interpretazione straordinaria per credibilità, energia, umanità e irriducibile spirito di autoconservazione.

Ne esce un survival movie crudele e affascinante che propone la sfida uomo – natura in una chiave spietata e coinvolgente, un po’ come accadde in The Grey di Joe Carnahan anche se in questo caso la generosità e l’altruismo di Overgard, che tenta di salvare in tutti i modi la donna in fin di vita, aggiunge una nota di nobiltà alla consueta lotta dell’uomo contro l’ambiente estremo.

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