Under The Dome

C’è aria viziata a Chester’s Mill, aria di vecchio e di già visto, come in una stanza chiusa da troppo tempo. O come sotto la cupola di Under the Dome

Ci risiamo: fatte le opportune, poche, eccezioni, le trasposizioni filmiche dei romanzi di King non sono mai all’altezza dei libri da cui sono tratte. Nel caso, poi, che esse siano film-tv, mini serie o addirittura vere e proprie stagioni, il risultato è ancora inferiore. E dire che “il Re”, quando scrive un libro, ti mette in mano una sceneggiatura già bella e pronta. Quindi, per dirla con Enrico Ruggeri, mistero…

Under the Dome non fa eccezione alla suddetta regola. Da una storia accattivante e non particolarmente complessa, gli sceneggiatori tirano fuori una serie di almeno due stagioni, che non è per nulla esaltante.

La ricetta kinghiana, seppur non perfetta, funzionava alla grande nel libro. Qua, invece, ne esce una pietanza insipida.

Under The Dome

Innanzitutto, e questa è una nota per i puristi, la serie non segue fedelmente il libro, né nello sviluppo della storia (almeno in questa prima stagione) né nei personaggi. A quelli principali se ne aggiungono altri, a portare sottotrame abbastanza inutili, fino a stravolgere addirittura la storia personale dei protagonisti. Barbie, ad esempio, diventa un esattore di crediti alla Rocky Balboa prima maniera. Perché? Per giustificare la tormentata liason con la bella giornalista dai capelli rossi (altro protagonista che perde il ruolo che aveva nel libro per assumerne uno nuovo quasi messianico)? Potrei continuare con gli altri, ma mi fermo.

I personaggi, principali e comprimari, sono piuttosto stereotipati, anche più di quanto il buon Stephen ci abbia già abituato a leggere: i buoni buoni, i cattivi cattivi ed in mezzo il popolo bue. Fanno eccezione Big Jim e Barbie (noto solo ora l’ironia…) che si pongono in una zona grigia tra bene e male.

A livello attoriale, salvo Big Jim: Dean Norris è proprio in parte, c’ha il fisique, ed interpreta bene la personalità lacerata (tra il bene della comunità ed il bieco interesse personale), psicotica e violenta del consigliere.
Mike “Barbie” Vogel, invece, è piatto e inespressivo.

La Chester’s Mill rappresentata in video, poi, è poco credibile come comunità che, già piccola di per sé, viene decimata dall’arrivo della cupola. Ad esempio, è possibile che, tra quei pochi abitanti rimasti, vi sia una così elevata percentuale di feccia che non pensa ad altro che saccheggiare ed andare al mercato nero (sì, saranno qualche centinaio di anime e hanno anche il mercato nero…) a barattare cibo in cambio di alcol, droga e combattimenti clandestini? Suvvia,sono ingenuità che non ci si aspetta.
E che dire della neo “sceriffa”, che a tre puntate dalla fine si rincoglionisce e si beve le palle su Barbie che Big Jim rifila a tutti?

Infastidisce, infine, la svolta buonista e salvifica che sembra aver preso la trama nelle ultime puntate. Chi ha letto il libro, sa che così non è.

Dispiace, quindi, che uno dei produttori esecutivi della serie sia proprio il nostro Stephen King, che avrà dato sicuramente il placet per questo Under the dome, pasticcio mediocre fruibile senza difficoltà da un pubblico medio, poco selettivo e di bocca buona. D’altro canto, siamo sulla CBS e di sicuro c’è lo zampino di Steven Spielberg, che ormai è diventato un pretino dolce e stucchevole stile Don Matteo.

Speriamo nella seconda stagione.

Se vuoi un altro punto di vista leggi l’articolo su Under The Dome scritto da Andrea Andreetta per Sugarpulp

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account