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L’uomo del labirinto, la recensione

L’uomo del labirinto, la recensione di Federica Belleri del nuovo thriller di Donato Carrisi, un romanzo unico e imprevedibile.

L'uomo del labirinto di Donato CarrisiTitolo: L’uomo del labirinto
Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
PP: 400

Donato Carrisi torna in libreria con un romanzo unico e imprevedibile, L’uomo del labirinto. Thriller che non ha un’ambientazione specifica e nemmeno una collocazione temporale, anche se intuibile.

L’autore ci presenta una cittadina soffocata da un caldo anomalo, che vede costrette le autorità a invertire i ritmi biologici della popolazione. Si dorme di giorno e si lavora di notte. Unico modo per garantire una sopravvivenza accettabile.

Carrisi ci racconta la storia di Samantha Andretti, rapita a soli tredici anni. Il caso l’ha fatta avvicinare al furgone sbagliato, portandole via il sorriso in pochi attimi. Ad attenderla il buio di un labirinto, grigio, senza specchi e una solitudine tremenda. La sopravvivenza legata a giochi particolari, angoscianti per semplicità di esecuzione, orribili a volte per le conseguenze dei risultati.

Samantha non può vedersi, può solo ascoltare il vuoto intorno a sé. Perde la cognizione del tempo e la sua angoscia è tangibile.

Samantha viene liberata e un famoso profiler, il dottor Green, si occupa di lei, cercando di farle recuperare la memoria per poter catturare il suo sequestratore. Non sarà facile. Samantha non si fida, ha paura. Alterna momenti di coscienza a stati vegetativi preoccupanti. La sua mente è stata “infettata” dai soprusi del suo rapitore, è intrappolata in un passato atroce e non è in grado di affrontare il presente.

Al contrario c’è un uomo intrappolato nel presente ma senza futuro, interessato a risolvere il suo caso. Si chiama Bruno Genko, ed è un singolare investigatore privato. Genko riaprirà un piccolo fascicolo per trovare il colpevole di questo sequestro.

Con quali conseguenze? Dove lo porterà questo percorso?

L’uomo del labirinto scaraventa il lettore nel disagio mentale, nell’infanzia violata, nel malessere silenzioso. Spalanca le porte del Limbo, dove migliaia di visi innocenti sperano di essere salvati. Socchiude le finestre del deep web, schifoso sotterraneo tecnologico. Ma non solo. Grazie a questo romanzo il lettore ripercorre i ricordi dei protagonisti e soffre del loro abbandono.

Chi è l’uomo del labirinto? Cosa vuole esattamente dalle sue vittime?

Un gioco terrificante, dove vince il più forte. Un timore che ha radici profonde e oscure. L’angoscia di non avere scampo. L’ossessione di sentirsi perduti per sempre, contrapposta ad una compassione quasi necessaria. La paura di chi viene rapito alimenta i desideri e le perversioni di chi li cattura. Il dolore come una sorta di ricarica mentale. Un vero e proprio incubo che lascia sospeso il lettore fino alla fine.

Ottima l’impostazione della trama, disturbante e complessa. Personaggi ben costruiti, forti ma fragili. Indizi precisi, sparsi nel grigio della storia. Finale a sorpresa.

Assolutamente consigliato. Buona lettura.

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