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Venerdì nero, la recensione

Venerdì nero è un buon esordio, un giallo da leggere sotto l’oombrellone ambientato nel mondo dell’alta finanza che, nonostante qualche difetto, convince.

venerdì nero la recensioneTitolo: Venerdì Nero
Autore: Micheal Sears
Editore: Fanucci (collana Time Crime)
PP: 409
Prezzo: 12 euro

Venerdì nero è un esordio. Ed è un buon esordio. Un romanzo strano su un tema ad oggi quasi inedito nel mondo della letteratura gialla: gli scandali finanziari.

Il protagonista è un ex trader di Wall Street, finito in carcere per due anni dopo una truffa piuttosto articolata ed originale che aveva mandato sul lastrico parecchie persone.

Una volta tornato in libertà si trova in una situazione particolare: quasi senza soldi, evitato da buona parte di amici e colleghi, ma soprattutto con la moglie che è fuggita con mezzo patrimonio e con il loro figlio colpito da autismo.

In questo difficile contesto, Jason Stafford viene ingaggiato da una banca privata in cui stanno accadendo cose particolari. Serve un esperto che possa andare a fondo nelle situazioni. E chi meglio di un ex truffatore, può svelare un truffa?

Ma sarà proprio questo l’obiettivo? Oppure Jason potrebbe essere l’ideale capro espiatorio?

Tutto questo sullo sfondo di una New York ben descritta e della storia di Jason e Piccolo, il suo bambino, in fuga in Louisiana con la madre.

Parlavo, in apertura, di un romanzo strano. Ed è strano anche trovare il modo di recensirlo. Alterna straordinari punti di forza a cali e mancanze disarmanti.

Cosa funziona: l’idea è molto originale. Il personaggio è un uomo normale, non un supereroe. Le vicende finanziarie, così complicate, vengono spiegate con una grande facilità. E tutta la storia è molto, molto scorrevole. 400 pagine che filano via.

Cosa non funziona: ad un certo punto mi sono perso. In primo luogo ci sono un po’ troppi personaggi, o memorizzi i nomi, o ti freghi i colpi di scena.

E poi, nel suo essere una storia molto profonda nel rapporto tra papà e bambino autistico, alle volte sfugge l’obiettivo dell’autore: voleva scrivere un thriller? O una storia d’amore travagliata? Oppure intendeva scrivere un libro commovente? O, ancora, seguendo le tracce dell’amico Fulvio Ervas, raccontare tramite un bel romanzo le difficoltà di un bimbo autistico ad inserirsi nella società?

In ultimo: partono molti fili ma alcuni non si uniscono. In pratica ci sono tutta una serie di idee che paiono messe lì solo per riempire pagine.

Nel complesso, comunque, un buon libro da leggere sotto l’ombrellone, anche per capire qualcosa di più su temi che ad oggi appaiono a noi molto lontani.

VOTO: 3 Barbabietole su 5

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