Vinyl, la recensione

Vinyl, la serie recensione di Daniele Cutali

Vinyl racconta l’ascesa, la caduta e la resurrezione del rock nel 1973. Una serie capolavoro assolutamente da non perdere.

Vinyl, la serie recensione di Daniele Cutali
Vinyl racconta l’ascesa, la caduta e la resurrezione del rock nel 1973.  È necessaria una profonda conoscenza per ricostruire alla perfezione un periodo storico particolare, senza alcuna alterazione di dettagli. L’inizio del decennio dei Settanta dello scorso secolo, oltre all’onda lunga della contestazione studentesca del ’68, è sinonimo di amore libero, droghe e soprattutto evoluzione della musica rock in ogni momento di ogni fottuto giorno. Ad alcuni talentuosi personaggi la conoscenza non manca certo, anche per il solo fatto di aver vissuto quel decennio e soprattutto per averlo in qualche modo manipolato, malleato, forgiato, indicando la strada alla Storia.

Giusto per fare due nomi: Martin Scorsese e Mick Jagger. Il regista di Toro Scatenato e de L’Ultima Tentazione di Cristo ha unito le proprie forze creative con il cantante dei Rolling Stones e, per loro, produrre Vinyl è stato quasi un gioco da ragazzi. Questa serie TV per ora soltanto di dieci episodi, è assolutamente una perla imperdibile di valore inestimabile per gli appassionati di rock.

Ascoltatori, musicisti, tutti proprio tutti coloro che intorno agli anni ’70, ma non solo, hanno costruito la propria filosofia e colonna sonora di vita.

La serie

Richie Finestra, interpretato da un grandissimo Bobby Cannavale, è a capo dell’etichetta discografica American Century, sull’orlo del fallimento a causa di alcuni investimenti sbagliati, gruppi e artisti che non vendono più, e della forte dipendenza da cocaina dei suoi dirigenti. Nella New York del 1973 si succedono le disavventure imprenditoriali di Finestra e i suoi soci, su tutti Zak Yankovic, ovvero il Ray Romano della spassosa sit-com Tutti amano Raymond, insieme al quale i disastri sono assicurati, sia imprenditoriali che di vita. A contornare le loro tragicomiche, ma anche drammatiche e pericolose avventure, ci sono incontri con personaggi dello stardom, più o meno famosi. Infatti, per evitare il tracollo dell’etichetta, la American Century tenta di procacciarsi invano le rockstar più famose del periodo e metterle sotto contratto. Infatti, le comparsate di attori che interpretano musicisti famosi, famosissimi, sono all’ordine del giorno in ogni puntata.

A mettersi in mezzo a complicare le cose, come se non bastasse, è anche la vita privata di Finestra, un matrimonio allo sbando con un’ex-modella di Andy Warhol, la sua pesante ricaduta nella cocaina, migliaia di dollari da utilizzare per il risanamento dell’azienda buttati nel gioco d’azzardo. Insomma, un disastro. Quando tutto sembra perduto ecco che una segretaria dell’etichetta, Jamie Vine interpretata da una superba Juno Temple, scova una band scalcagnata e iconoclasta guidata da Kip Stevens (James Jagger, figlio di Mick e calato perfettamente nella parte), inglese geniale ed eroinomane in cerca di fortuna negli States. I Nasty Bits, questo il nome della band, verranno presi sotto le ali di Finestra e scritturati dalla sua nuova etichetta, l’Alibi Records. Faranno da opener per i New York Dolls, il massimo del glam rock americano quando nel Regno Unito impazzavano Bowie, Gary Glitter, gli Slade e gli emergenti Queen (“Freddie Mercury? Ma che cazzo di nome è?” frase bellissima di uno dei soci di Finestra).

Il gruppo, con il suo graffiante nuovo sound, veloce e ruvido, e il cantato dissonante di Stevens, segnerà la nascita inconsapevole dell’ondata punk che getterà un colpo di spugna fondamentale nel mondo del rock.

Invece, nei club frequentati soltanto da persone di colore, si fa strada un altro nuovo tipo di sound, spinto da un socio di Finestra degradato al ruolo di impacchettatore di vinili e a rischio licenziamento. Comincia a prendere piede la dance, quella che diventerà a tutti gli effetti la disco-music che fagociterà tutto. Insomma, il resto è storia.

Una serie perfetta

Da incorniciare l’interpretazione di Bobby Cannavale, calato nella parte fino al midollo. Tossico, alcolizzato e fuori di testa ma con un fiuto incredibile per gli artisti, nonostante i grandi problemi personali e la sfiga più nera che lo insegue in ogni dove. La ricostruzione storica buca lo schermo, gli anni ’70 negli USA non sono mai stati così vivi, grazie ai colori e alla fotografia da urlo. Le citazioni e le apparizioni di musicisti famosi sono una ciliegina sulla torta che faranno saltare sulla sedia più di una volta gli appassionati e i conoscitori della musica di quel periodo.

Saranno soddisfatti anche i palati del noir, perché le connessioni mafiose, i relativi omicidi, il razzismo nei confronti dei neri, le lotte intestine tra i dirigenti dell’American Century, la droga e ancora la droga, il sesso a vele spiegate, riempiranno quelle parti.

Vinyl è una serie capolavoro, la mano di Scorsese e l’esperienza diretta di Mick Jagger si sentono e ci sono tutte. Da non perdere.

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  • Fabio Chiesa

    Serie dell’anno.

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