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La vita lontana, la recensione

La vita lontana di Paolo Pecere

La vita lontana, la recensione di Marco Piva del primo romanzo di Paolo Pecere pubblicato da LiberAria edizioni.

Titolo: La vita lontana
Autore: Paolo Pecere
Editore: LiberAria
PP: 206

Paolo Pecere, ricercatore universitario di storia della filosofia all’università di Cassino, ha alle spalle una serie di pubblicazioni accademiche ma questo è il suo primo romanzo.

La protagonista e narratrice è Dora, una donna romana madre di due gemelli, l’atletico e amabile Marzio – il cui stesso nome suggerisce, appunto, marzialità,e scusate il calembour – e Livio, un bambino, ragazzo e poi uomo malaticcio, intelligentissimo, studioso, ma poco amato dai coetanei.

Il racconto di Dora, tutto in prima persona, inizia dalla nascita dei bambini, ma i primi anni sono raccontati velocemente fino a raggiungere il momento che cambia la vita della donna e di conseguenza della sua famiglia: l’adorato marito Elio, un uomo vulcanico, divertente, originale, con cui Dora ha una complicità perfetta, decide di lasciarla per unirsi a un non meglio precisato gruppo di mistici basato in India, dove presto si trasferisce. Dora resta da sola a contendere con l’esuberanza di Marzio e il cervellotico Livio, e allo stesso tempo è costretta a venire a patti con la sua nuova solitudine e con la propria, nuova situazione.

Da questa premessa, il romanzo si sviluppa in maniera piuttosto sorprendente, con un buon numero di colpi di scena assolutamente plausibili ma altrettanto imprevedibili.

La scrittura dell’autore è adatta alla condizione personale della protagonista, con momenti confusi e altri di lucida disperazione, con interrogativi personali che si rispecchiano nella sua prosa e certezze che lentamente cadono a pezzi.

Si tratta di una storia sofferta e sofferente, di un libro non di facile lettura – non nel senso che non sia scorrevole (anzi, lo stile dell’autore è perfettamente leggibile e piacevole), ma perché gli eventi che si susseguono non lasciano nemmeno al lettore, pur conscio di trovarsi di fronte a un’opera di finzione, spazio per respirare, spingendolo continuamente di fronte a dubbi e interrogativi sempre più angoscianti.

Il romanzo non si svolge tutto a Roma, anche se per evitare di rovinare la scoperta al lettore non nominerò gli altri luoghi toccati dalla trama; ognuno di questi posti, anche quelli visitati per qualche pagina magari in un aneddoto riferito a Dora da altri personaggi, sono dipinti con precisione e gusto, resi vivi e vissuti dall’abilità con le parole di Pecere.

In un post su Facebook del 3 marzo (2018, per chi leggesse questa recensione in un imprecisato giorno futuro), l’autore afferma di aver visitato di persona le ambientazioni del romanzo: si vede. In ogni descrizione ci sono alcune piccole pennellate che suggeriscono particolari notati di persona, esperienze vissute magari con la coda dell’occhio.

La vita lontana è insomma un romanzo che taglia nel profondo, sicuramente non consigliato a chi cerca soltanto una lettura d’evasione ma ottimo per riflettere – o provare empatia con la protagonista. Tutto è costruito bene, nulla avviene per caso, nemmeno quello per cui non sembra esserci spiegazione.

Potrebbe tranquillamente essere una storia vera, e di certo, con varianti del caso, lo è, o quanto meno si avvicina pericolosamente a esperienze vissute da molti.

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