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Vlad II – Neve e Fuoco, la recensione

Vlad II – Neve e Fuoco, la recensione di Linda Talato del secondo capitolo della biografia a fumetti di Vlad Tepes firmata da Matteo Strukul e Andrea Mutti

“I giorni degli eroi sono finiti, e sono iniziati quelli dei demoni.”

Dove eravamo rimasti? Ah sì, in Valacchia.

Vlad II - Neve e Fuoco, la recensione di Linda Talato del secondo capitolo della biografia a fumetti di Vlad Tepes firmata da Matteo Strukul e Andrea Mutti

Era il 26 dicembre del 1461 ed eravamo nei pressi della fortezza di Giurgiu, al confine con l’Impero Ottomano.

Era lì che Matteo Strukul ci aveva lasciati con Vlad, le lame del cuore, la prima puntata della trilogia di fumetti edita da Feltrinelli Comics e ispirata alla figura di Vlad III di Valacchia, meglio noto come Dracula.

Lo scorso giugno ha fatto il suo debutto in libreria la seconda puntata, Vlad, neve e fuoco. 64 pagine, sapientemente illustrate dall’inconfondibile tratto di Andrea Mutti e ornate dall’accattivante lettering di Luca Bertelè.

Proprio in quel 26 dicembre del 1461 Strukul riprende il filo del discorso e ci trascina subito nella storia, esordendo con la spettacolare imboscata in cui il voivoda di Valacchia e Transilvania stermina i nemici, ovvero le truppe ottomane guidate da Hamza Pascià. Il secondo volume si mostra sin da subito come una lettura più impegnativa, ma anche più emotivamente coinvolgente, rispetto al primo step, che fungeva, giustamente, più da introduzione, almeno per come l’ho percepito io.

Il lato emotivo del lettore viene continuamente stimolato non solo dagli avvenimenti in cui il sangue scorre a fiumi, ma anche da una scrittura di grande effetto (“Vlad scende lungo la gola come un demone. I lunghi capelli neri sono una macchia d’inchiostro nell’aria fredda”. “La vittoria è un frutto amaro, avvelenato dal sangue… E spesso reca con sé il fardello della memoria”. E ancora: “Per qualcuno la guerra non è altro che la più nera delle amanti”) e dalle immagini, davvero notevoli dal punto di vista dell’espressività dei personaggi e dell’epicità degli avvenimenti illustrati.

Qui sotto vi lascio una serie di vignette che mi hanno colpita maggiormente, perdonate le foto fatte con lo smartphone da poverac… Ahem, da persona con mezzi limitati, come direbbe la mamma di Rose sul Titanic.

Superato l’impatto visivo, Strukul porta il lettore ad addentrarsi nella dimensione psicologica dei personaggi, mostrando la sensibilità e i punti deboli di un eroe sanguinario come Vlad, nel momento in cui questi ricorderà le violenze patite in gioventù insieme al fratello Radu, mentre erano rinchiusi nelle segrete della fortezza di Egrigoz.

I traumi subiti dai due cambieranno per sempre i loro destini, portando uno a essere nemico giurato del sultano, e l’altro a diventare suo concubino.

Anche questa volta, ma forse ancor più che nel primo volume, Strukul e Mutti ci trascinano nelle terre in cui si svolge la storia, facendo rivivere la magia, l’atmosfera, l’aria fredda e pungente, il gracchiare dei corvi, gli odori, il fuoco e il sangue che impregna la neve dei Carpazi. Leggendo Vlad, mi tornano alla mente le parole evocative scritte sempre da Strukul nella nota autore di in un altro libro, I Guerrieri del Nord, dove descrive proprio la Transilvania:

“Riuscite a immaginare qualcosa di più gotico e oscuro di un territorio spazzato dalla neve e dall’infinito inverno, popolato da cavalieri con armature recanti croci nere patenti e da popolazioni pagane e nomadi pronte a tutto, anche a incidere la vena del proprio cavallo per berne il sangue e così sopravvivere alla fame?”

Ovviamente, in quest’ultima citazione, la storia è un’altra e i protagonisti pure, ma è impossibile non ritrovare anche in Vlad quel “vento mistico-magico”, e quelle “leggende e aromi del passato” in un territorio che è “un autentico scrigno di suggestioni letterarie”.

Unica nota un po’ “meh!”, se proprio vogliamo trovarne una, è dovuta al fatto che, stavolta, forse ci si è soffermati un pochino meno sui personaggi femminili, ma credo ciò sia dovuto alla trama. Se conosco abbastanza Strukul (letterariamente parlando, ovviamente) credo che non lascerà per molto “in un angolo” i suoi personaggi femminili… (Dopo la mamma di Rose del Titanic, ora sento la voce di un compianto Patrick Swayze in Dirty Dancing… Ok, basta richiami a film che non c’entrano nulla, basta.)

Prima di chiudere, colgo l’occasione per ricordare che la terza e ultima puntata della serie, Il Tempo del Sacrificio, è in uscita il 24 ottobre.

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Made with love by Andrea Andreetta

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