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Wolverine l’immortale

Wolverine l’immortale è un’occasione persa. Nonostante gli sforzi gli artigli di Jackman non graffiano più e James Mangold riesce a seppellire un gran bel personaggio. Alla faccia del titolo.

C’era grande attesa (almeno per il sottoscritto) per l’uscita del nuovo spin-off sul supereroe artigliato degli X-Men. Le premesse erano ottime: il buon James Mangold (Quando l’amore brucia l’anima) alla regia, l’ambientazione nipponica ed un Hugh Jackman carico a mille per il progetto. L’attore australiano non aveva perso occasione negli ultimi anni per strombazzare a destra e a manca la sua volontà di interpretare ancora Logan dopo il mezzo flop del bistrattato X-Men, le origini: Wolverine.

Wolverine l'immortale

L’obbiettivo era quello di creare una storia in grado di conferire spessore e profondità al personaggio, andandone ad esplorare i lati più oscuri. Il nobile proposito viene puntualmente sconfessato e quel che rimane al termine della visione è solo il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere ed invece, ahimè ancora una volta, non è stato.

Lo script fa parecchia acqua e l’immagine del Giappone che ne scaturisce è molto peggio di una cartolina sfuocata. La location, che avrebbe potuto essere la vera forza del film se solo sfruttata con un minimo di lucidità, altro non produce che un’accozzaglia di robe viste e riviste: yakuza, samurai, ninja e pagode.

Wolverine l'immortale

Se i primi 15/20 minuti fanno ben sperare la successiva mezz’ora è in grado di annichilire anche i fan più accaniti. Hugh Jackman fa gli straordinari: recita, combatte e rende credibili battute che sembrano scritte da Topo Gigio in persona. Tutto questo ovviamente non basta. Il protagonista le tenta tutte per riempire con la sua fisicità e la sua adesione al personaggio la mancanza di una regia ferma e decisa ma, nonostante l’ottima prova attoriale, la pellicola si appiattisce sempre di più, tra buchi di sceneggiatura, inutili capriole (almeno un centinaio) e dialoghi al limite della caricatura.

James Mangold butta nel calderone mille suggestioni senza mai svilupparne nessuna e riesce nella difficile impresa di far rimpiangere il precedente spin-off dedicato a Wolverine, confermando l’assioma secondo il quale prequel e sequel possono rivelarsi trappole mortali.

Wolverine l'immortale

Insomma, il personaggio cui Brian Singer era riuscito a conferire carisma e mistero nei primi capitoli degli X-Men non trova un regista in grado di indagare il suo animo, le sue contraddizioni e quelle zone d’ombra che lo hanno reso così accattivante. Considerate la potenzialità di Logan è davvero un peccato.

Basterà il ritorno di Singer nel prossimo X-Men. Giorni di un futuro passato, in uscita nel 2014, per risollevare le sorti di una saga e di un eroe ormai in discesa libera? Il mio augurio è che gli artigli del Wolverine impersonato dal volenteroso Jackman possano tornare a graffiare almeno un’ultima volta prima della meritata pensione.

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