Wonder Woman è un film fighissimo, fine della storia

Wonder Woman è un film fighissimo, fine della storia

Wonder Woman è un film fighissimo. Fine della storia. La recensione di Matteo Strukul del nuovo cinecomic dell’Universo DC firmato da Patty Jenkins.

Wonder Woman è un film fighissimo. Fine della storia. Perché? Tanti motivi, in primis il fatto che per una volta la regista Patty Jenkins personalizza un giocattolone da centocinquanta milioni di dollari di budget con il proprio stile, parlo di una che con Monster ha fatto vincere a Charlize Theron l’Oscar, il Bafta e una marea di altri premi grazie ovviamente a un’interpretazione pazzesca dell’attrice sudafricana che per l’occasione aveva preso venti chili per interpretare una serial killer.

Insomma la Jenkins con attrici e personaggi femminili ci sa fare. Dal 2003 – anno d’uscita di Monster – fino a oggi, la regista americana ha diretto qualche film tv e un paio di puntate di The Killing, serie tv culto, prodotta da Fox.

Ma nel frattempo, Patty ha fatto i compiti a casa. Certo, da Monster sono trascorsi quattordici anni ma la classe non è acqua e soprattutto le idee sono rimaste chiare. Succede così che Wonder Woman abbia finalmente una storia dritta come un fuso che non si perde in inutili fronzoli e che giochi buona parte delle sue carte su dialoghi ben scritti, puliti, con battute brillanti e efficaci grazie a un’innocenza di fondo deliziosa che poi è quella di Wonder Woman/Diana Prince.

Ho ritrovato insomma quegli afflati da commedia anni ’80 che caratterizzavano i film di Indiana Jones con Harrison Ford. Magari aiuta l’atmosfera, con i tedeschi a fare i cattivi, e non poteva essere altrimenti, e un Chris Pine aviatore che potrebbe benissimo essere un giovane professor Jones – con buona pace di Shia Lebouf – fatto sta che sì troverete nel film grandi sequenze d’azione, stop motion a go go, piani per la conquista del mondo ma troverete anche e soprattutto l’anima di quel fumetto concepito negli anni ’40 da William Moulton Marston con tutta la sua semplice, ma non banale, carica rivoluzionaria.

Ecco, il fumetto, quella cosa che cinecomic dopo cinecomic ci siamo completamente dimenticati perché Nolan da una parte con le sue super-paranoie e la Marvel dall’altra con il bisogno disperato di strizzare l’occhio alle famiglie, seguendo il mantra di compiacere il pubblico dei kidz, si sono persi per strada: la gioia dei colori, lo stupore sincero, le ingenuità, la leggerezza.

L’importanza dei personaggi

Ma forse per mettere a fuoco tutto questo serviva una regista. Mi sono tornati in mente personaggi come Flash Gordon, The Shadow, Tarzan, quando li leggevo da ragazzo. Qualcuno ha detto che la mitologia non viene rispettata in questo film e ha ragione certo, ma suvvia siamo seri… ci aspettiamo veramente un trattato di mitologia in un film tratto da un fumetto americano che ha per protagonista un’amazzone? Siamo seri. Sono critiche che mi hanno ricordato la follia di quanti rimproveravano a 300 di Zack Snyder (tratto dalla graphic novel di sua maestà Frank Miller) di non essere attendibile storicamente… dico, ma ci rendiamo conto?

Sono fumetti, cazzo! E non sto dicendo che per questo sono sciocchezze, nient’affatto! Dico piuttosto che varrebbe la pena leggerli, amarli, apprezzarli per quello che sono, senza doverli caricare per forza di retro-pensieri che fanno a pugni con un linguaggio che è tanto più efficace quanto più è semplice e godibile e capace di lavorare sull’invenzione fantastica.

Gal Gadot, la Wonder Woman perfetta

Ma restiamo su Wonder Woman. Dunque, Gal Gadot è l’attrice che meglio di tutte poteva incarnare il personaggio di Diana Prince non solo per la sua indiscutibile, statuaria bellezza, per la decisione che anima il suo sguardo, per la voce roca che potrete gustarvi solo e soltanto se andrete a guardarvi il film nella sua versione originale (evitando il solito criminale doppiaggio che rovina la pellicola) ma anche e soprattutto perché riesce a rendere meravigliosamente l’ingenuità del personaggio, la purezza di una protagonista che per la prima volta si confronta con l’odio e la violenza degli uomini, l’orrore della guerra, i vili compromessi della politica.

E in questo suo candore sta la carta vincente del film, perché Wonder Woman spazza via lontano mille miglia i demoni interiori dell’eredità Nolan, che francamente mi avevano sfinito perché da istanze sincere del primo film erano divenuti posa, maniera, caricatura, e regala invece allo spettatore un mix vincente di avventura, commedia, film in costume.

Sulla storia c’è poco da dire, è un super-classico e non vi racconterò nulla, andate a vedere il film, perché se lo merita e riflettete, se vi va, su un fatto: dopo decine di cinecomic con protagonisti maschili, questo è finalmente il primo vero blockbuster USA (Cat Woman e Elektra non contano perché non avevano budget paragonabili alle attuali mega-produzioni Disney Marvel e Warner DC) con protagonista un personaggio femminile e, tanto per cambiare, alla critica italiana è piaciuto poco: vorrà dire qualcosa?

Con questo non intendo dire per forza che il motivo è il maschilismo della critica cinematografica italiana – anche se l’Italia è un Paese maschilista – ma di certo tanti critici, o sedicenti tali, assecondano troppo il proprio sguardo maschile e dimenticano che dovrebbero provare a giudicare questa pellicola apprezzando cose che nulla c’entrano con l’attendibilità della ricostruzione mitologica, i buchi di sceneggiatura, il montaggio analogico (citazione) e altre cazzate tecniche che non sono in alcun modo il cuore del film.

Il cuore del film

Il cuore del film, quello sta da tutt’altra parte e ha a che fare con i grandi temi dell’innocenza perduta, della bellezza femminile intesa come capacità di bastare a se stesse senza per questo diventare meno donne, anzi.

Concludo con una citazione di Victor Gischler, grande romanziere americano e altrettanto grande sceneggiatore di fumetti: “C’è sempre stato qualcosa di meravigliosamente intrigante nelle donne guerriere. E lo è sempre stato in modo quasi ancestrale. Date a una donna una spada, rovesciatele il mondo addosso, e fate un passo indietro. Tutti dovremmo avere con noi, nelle nostre vite, delle donne bellissime e in grado di farci paura, almeno un po’, donne piene di grazia ma anche di coraggio e grinta, dolci ma sincere”.

Ecco: questo è il senso di Wonder Woman, questo è il motivo per cui secondo me DOVETE andare a vedere un simile, bellissimo film.

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