World War Z

World War Z racconta la guerra più totale della storia dell’Umanità: il capolavoro del genere apocalittico

World War ZTitolo: World War Z
Autore: Max Brooks
Editore: Cooper
PP: 307
Prezzo: 18 euro

Racconti di sopravvissuti segnati, gelide cronache mediche, storie di soldati e campi di concentramento, terroristi e dittature neo-teocratiche; stati che collassano, si sfaldano e risorgono come arti spezzati, i popoli sangue coagulato nelle ferite. La guerra più totale della storia dell’Umanità: World War Z.

Diretto come i migliori reportage dal fronte, drammatico come un memoriale post-Birkenau e mai superfluo, questo libro è la miglior testimonianza dell’Apocalisse Zombie che esista, almeno fino al momento in cui i morti viventi cammineranno veramente tra noi.

E’ impossibile non rimanere incollati alle pagine scorrendole una dopo l’altra, divorando ogni pezzetto di storia collettiva che si snoda tra i capitoli e le voci delle decine di narratori, ognuno con la loro prospettiva personale, il suo stile, le sue ferite mai rimarginate e la bile da vomitare contro Z, contro gli altri esseri umani.

Questa moltitudine di punti di vista e versioni diverse della stessa storia è forse la forza più grande del libro, il suo essere non tanto un romanzetto horror da quattro soldi con la sua bella, lineare e scontata trama ma piuttosto una serie di interviste a sangue freddo che dipingono un mondo, un oggettivo evento nel passato dei protagonisti.

Lo stile è secco, variegato, sempre arrabbiato e pieno di rammarico, quello che ci si aspetterebbe da un film sull’Olocausto. In una parola, ci fa sentire come forestieri al saloon dove i cowboy parlano dell’epidemia che ha colpito la cittadina: alienati, leggermente colpevoli e incazzati con il mondo.

D’altronde, è proprio questo il senso di World War Z, la guerra finale: renderci tutti sopravvissuti in divenire. Come nel miglior Romero, la polemica contro la nostra società brucia appena sotto le righe di testo, colpendoci con tutta la sua forza visiva.

Come noi, d’altra parte, dobbiamo allenarci a colpire gli Zombie: con forza, dritto al cervello.

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  • Concordo in toto. La scelta di Brooks di creare una docufiction è l’uovo di colombo per il genere zombi. Puntuale fino al midollo, rispettoso del lettore per la precisione delle descrizioni e del linguaggio tecnico. Immagino la mole di lavoro che ha dovuto sobbarcarsi chi si è occupato delle ricerche storiche/scientifiche/socio-economiche/politiche (verosimilmente lo stesso Brooks).

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