Annunci

Yellowstone, la serie

Yellowstone è una delle migliori serie attualmente in circolazione con un Kevin Costner autore di una prova magistrale. Riusciremo a vederla anche in Italia?

Nel diluvio di serie tv, in questa bolla impazzita e fuori controllo in cui si producono troppe serie, molte di più di quanto sia umanamente possibile vederne solo perché ormai va di moda (ci avete fatto caso? Ormai chiunque segue qualche serie, anche chi normalmente non l’avrebbe mai fatto), tutto a scapito della qualità e sempre senza contare che di serie moderne davvero degne, che hanno spostato l’asticella del proprio media di riferimento, ne esisteranno una decina e che è ancora oggi difficilissimo scalzare dalla classifica i colossi HBO, da Oz a The Wire a I Soprano.

Ma soprattutto succede sempre più spesso che prodotti validissimi e degni passano sotto silenzio o arrivino dopo anni di ritardo in Italia, surclassati da prodotti dozzinali incensati da tutti solo perché ce li si ritrova dentro casa comodi comodi a costi tutto sommato irrisori (ad esempio La casa di carta.

Probabilmente tutta la Spagna ci ride dietro e si dà di gomito per l’eco che ha avuto da noi, penseranno “guarda che scemi gli italiani, ci sono cascati in pieno!”, che è poi lo stesso pensiero che devono avere in Germania quelli che rifilano alla rai la centoundicesima stagione di Squadra Speciale Cobra 11 e affini).

È il caso di Yellowstone, pregevole produzione Paramount Network, con nomi altisonanti e una confezione di tutto rispetto, arrivata alla seconda stagione e già rinnovata per una terza e da noi, manco a dirlo, ancora inedita.

Creatore, showrunner, sceneggiatore, attore in un paio di episodi e spesso anche regista (nove episodi finora), Taylor Sheridan.

LA MANO DI TAYLOR SHERIDAN

Noto inizialmente come attore televisivo, ambito in cui il ruolo più importante ricoperto è stato quello del vice sceriffo David Hale in ventuno episodi di Sons of Anarchy, Sheridan è diventato negli ultimi anni una delle voci più importanti del nuovo cinema americano.

Si deve a lui l’ottimo dittico Sicario – Soldado, diretto rispettivamente da Villeneuve e Sollima, ma anche Hell or High Water diretto da David Mackenzie e I segreti di Wind River, che lo ha visto tornare dietro la macchina da presa a sei anni dal trascurabile debutto col dozzinale horror Vile.

Se c’è un tratto distintivo che accomuna tutti i suoi lavori d’autore è quello di aver realizzato dei western contemporanei, raccontando l’America per come è oggi, le sue ferite, le sue contraddizioni, la sua realtà rurale e i suoi scheletri nell’armadio, la pancia di un paese che troppo spesso viene identificato solamente con le sue grandi città, ma che in realtà pulsa e vive altrove.

Fedele all’idea che non si può parlare di futuro se non si conoscono le proprie radici e non si analizza a fondo il proprio presente, la scrittura di Sheridan affonda la lama nel cuore degli Stati Uniti, sempre attento alla questione dei nativi per esempio e del loro essere relegati nelle riserve e del peso che hanno oggi, tanto quello economico quanto quello sociale e civile.

YELLOWSTONE, LA SERIE

Yellowstone finora (la prima stagione consta di nove episodi, la seconda dovrebbe averne in tutto dieci stando a quanto annunciato dalla Paramount) è la summa della sua poetica e al tempo stesso un passo in avanti, verso nuovi orizzonti.

Partendo da una struttura classica nella serialità, con sullo sfondo le vicende di una famiglia disfunzionale come quella dei Dutton (e quante serie più o meno cult giocano con questo tema, dalla stessa Sons a Kingdom, altra serie clamorosamente e colpevolmente ignorata dalla nostra distribuzione, nonostante l’ambientazione nel mondo delle MMA e un cast di tutto rispetto che per tre stagioni ha dato performance da brividi), parla, in estrema sintesi, delle faide che si vengono a creare tra dei costruttori di terreni, una riserva indiana, il primo parco nazionale Usa e l’attiguo ranch, il più grande degli Stati Uniti, con nessuna delle parti intenzionata a mollare di un millimetro, specialmente John Dutton, patriarca di un vero e proprio impero con le sue leggi e i suoi codici, morali e non.

Se è vero, come è vero, che nessuno in fondo si inventa mai niente, in Yellowstone convive un’idea di vecchio serial classico alla Dallas con le dinamiche e la confezione moderna delle serie a cui siamo abituati ora, con tutti gli annessi e connessi delle lotte intestine e fratricide.

Sheridan di suo ci mette quello che sa fare meglio, ovvero raccontare un certo tipo di uomo (ma anche di donna, attenzione, le sue figure femminili non sono mai mero e banale contorno, anzi) calato in un contesto ben preciso, tra la natura e gli animali. E sono pochi quelli che sanno dar voce agli spazi e alla fauna come sa fare lui (basterebbe vedere l’inizio della serie o l’episodio in cui c’è di mezzo un orso per capire).

UN KEVIN COSTNER SUPERBO

Il valore aggiunto, ma non è l’unico, è che John Dutton lo interpreta Kevin Costner.

Magnificamente. Sì, proprio lui, quello che tutti prendevate per il culo per gli spot del tonno, proprio come per anni avete fatto con Banderas e la gallina. E chi ha vinto come attore allo scorso Cannes? Ah, già, Banderas. Mai dare troppo presto per finiti i professionisti veri.

E Costner sono già un po’ di anni che ha trovato una quadratura alla sua carriera, ridandole la giusta rotta, lui che ha saputo essere un signor regista (e per scordarsi di Balla coi Lupi e Open Range ce ne vuole, così come L’uomo del giorno dopo resta un film quanto meno incompreso).

Più o meno dal 2010 si è rimesso in carreggiata dopo una serie di prove opache, ricordando a tutti, sé stesso in primis che è uno degli ultimi veri divi e un signor attore, inanellando ruoli più o meno piccoli da The Company Men a Draft Days, dalla miniserie Hatfields & McCoys ai soldi facili e la visibilità de L’Uomo d’acciaio e Jack Ryan l’iniziazione, passando per 3 Days to Kill, fino a Il Diritto di contare, Criminal, Molly’s Game e Highwaymen.

Costner dà vita a un personaggio complesso, solo all’apparenza granitico e inamovibile, forte e risoluto, vero cowboy moderno, padre non esattamente irreprensibile, che tenta di riscattarsi come nonno, uomo d’affari ma anche ranchero, padre padrone a cui però ogni figlio sfugge per motivi diversi anche se quasi tutti riconducibile al trauma primigenio della morte della moglie.

Ma se c’è un membro del cast che merita menzioni e premi, pur essendo tutti di un livello buono quando non ottimo, è senza dubbio Kelly Reilly e non solo per la sua bellezza così particolare, ma perché la sua Beth è uno dei personaggi più interessanti, perfidi e sfaccettati visti in tv di recente e l’attrice inglese ne fa un ritratto memorabile.

Grandi chicche poi vengono anche dalla colonna sonora, quasi interamente composta da brani di country moderno e struggenti ballate, sempre a sottolineare in maniera particolari momenti, paesaggi, stati d’animo.

E tutta la filosofia e la poetica della crew di mandriani al soldo dei Dutton, capitanati da Cole Hauser (che non sembra nemmeno lui, in una caratterizzazione lontana anni luce da quelle in cui gli spettatori lo hanno sempre visto, anche nel fisico, più massiccio e nel volto, contornato da una barba scura) è uno dei motori dello show, una delle finestre su un’America che spesso si tende a rimuovere o a dimenticare, ammesso che la si sia mai conosciuta.

È lo stesso realismo e rispetto che Sheridan riserva anche ai nativi, tanto che ha ottenuto il permesso di girare all’interno della riserva, grazie alla promessa di una fattiva collaborazione volta a dare un ritratto il più possibile veritiero, e quindi anche scomodo all’occorrenza, della vita nella riserva e della cultura degli ultimi indiani.

La confezione è assolutamente cinematografica e, anche se lo dicono un po’ tutti oggigiorno, Sheridan ha veramente concepito le singoli stagioni come film di una decina d’ore, non tanto nella scansione degli eventi quanto nella cura del formato, delle lenti utilizzate, della fotografia.

I magnifici paesaggi del Montana fanno il resto e fanno tutto tranne che da sfondo, sono praticamente dei personaggi, così traboccanti di bellezza e poesia ma anche violenza e asprezza.

Se la prima stagione è solo in parte introduttiva ma poi inizia sin da subito a dipanare tutte le lotte e gli affari più o meno loschi alle spalle della guerra tra le varie fazioni in campo, nonché ad approfondire le psicologie dei vari personaggi, questa seconda, almeno finora, ribalta alcuni assunti e poi va dritta come un treno, introducendo anche un nuovo temibile quanto infido concorrente, Malcolm Beck, cui presta il ghigno Neal McDonough, caratterista di razza che va a rimpolpare ulteriormente le fila di un già nutrito cast che comprende oltre ai citati nomi quali Wes Bentley, Luke Grimes, Danny Huston, Ryan Bingham.

A QUANDO IN ITALIA?

Per quale motivo il pubblico italiano non possa ancora godere di una delle migliori serie attualmente in onda, se non ricorrendo a metodi illegali e sempre più contorti che in epoca di piattaforme streaming suonano perfino anacronistici ormai, non è dato sapere.

Gli appassionati incrociano tutte le dita, quelle dei piedi comprese, in attesa che qualcuno si faccia avanti e offra anche in Italia Yellowstone, in uno di quei casi in cui è proprio vero che è meglio tardi che mai.

Annunci
Tags:

Visual, theme customization and a lot of love for this website are by Andrea Andreetta

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: