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Z Nation, la recensione

Z-Nation, la recensione di Massimo Zammataro per Sugarpulp

Da SyFy e The Asylum una scorpacciata di carne morta, pallottole, action e tanta ironia. Z Nation è l’anti The Walking Dead. E spacca.

È ormai noto che l’accoppiata SyFy e Asylum non sia sempre garanzia di qualità, anzi più spesso è vero il contrario. Tuttavia, di recente si sono visti dei prodottini non proprio disprezzabili, esclusi ovviamente i due Sharknado veri outstanders delle più geniali puttanate. Come dice sempre il vostro vecchio Zamma, quando ci sono i soldi, son bravi tutti a fare il cinema: questa volta qualche soldino in più del solito c’è, e si vede.

Nation parte in medias res, cioè tre anni dopo l’outbreak zombi. Il mondo è devastato e i pochi sopravvissuti si arrangiano come possono. Un soldato (che morirà praticamente subito)ha una missione: portare in un laboratorio in California il carcerato Murphy a cui è stato inoculato con successo quello che potrebbe essere il vaccino contro l’epidemia resurrettiva. Le sorti dell’umanità sono nelle mani di un manipolo di ben assortiti sopravvissuti, letali come Chuck Norris nel fiore degli anni, guidati sulla via della California da un militare super-nerd unico superstite di una basa artica dell’NSA, autosufficiente e dotata di ogni tecnologia conosciuta.

Nel tragitto, i nostri eroi incontrano di tutto: dai banditi ai cannibali, dai mercanti di armi alle sette pseudo-religiose, dalle comunità di sole donne agli scienziati pazzi. E zombie, tantissimi zombie: i morti che camminano sono (giustamente) una costante della serie. Non c’è puntata in cui non se ne facciano fuori almeno una dozzina, in maniere feroci e spettacolari (anche falciati dalla Liberty Bell di Philadelfia, per dire…). Gli zombie sono dappertutto, da soli o in gruppo; lenti o veloci (a seconda della “freschezza”) per accontentare i classicisti romeriani dello zombie-lumaca o i videoclippari snayderiani del morto speedy gonzales. Ce ne sono talmente tanti da creare perfino uno z-unami che attraversa la Z Nation, o (colpo di genio) uno z-nado che vomita sulla città cadaveri ambulanti invece di squali (“Cos’è quello?” “Non sono squali”).

Z Nation è un coast-to-coast al sangue e adrenalina. Pochi i tempi morti (ah ah!), non c’è spazio per gli approfondimenti. Le chiacchere stanno a zero. Scordatevi i pipponi mentali ed introspettivi di The Walking Dead: qui non staremo un’intera stagione fermi in una fattoria a cercare una bambina che sappiamo essere morta ed a detergerci le ferite con le nostre lacrime. In Z Nation si spara, si combatte, si staccano teste marce, tra una battuta sagace e l’altra.

Sì, perché Z Nation è scritto pure bene. Non prendendosi troppo sul serio, come fa invece TWD, si permette situazioni al limite (di tutto) e dialoghi da romanzo pulp, con battute ironiche spesso in bocca ai due migliori protagonisti: Doc, un vecchio infermiere tossico sempre alla ricerca di farmaci e droghe, e Murphy, lo scorbutico e folle paziente zero, tra i quali si instaura un rapporto di amore/odio degno delle migliori pellicole buddy-buddy.

Gli effetti speciali sono sopra la media Asylum, il trucco zombie è convincente ed i momenti splatter, in Z Nation, non mancano. Già rinnovato per una seconda stagione (e come non potrebbe esserlo, dopo un finale più cliffhanger di così?), Z Nation è una ventata di aria (putrida) nuova nel panorama zombie ed è pane per i palati stanchi di un moccioso petulante con un logoro cappello da sceriffo in testa e del suo paparino complessato.

Z Nation spacca. Hail The Asylum!

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