Zombie Ass e Dead Sushi, tra horror, fetish, trash e ironia giapponese

Perle e Porci, di Massimo Zammataro

Zombie Ass e Dead Sushi, tra horror, fetish, trash e ironia giapponese, due film che vanno ben al di là dei confini della realtà.

Zombie Ass è l’inferno di uno stitico, il contrappasso a cui sarebbe destinato se Dante avesse previsto il girone della stipsi. Dead Sushi, invece, è brutto e doloroso come un blocco intestinale che nemmeno un clistere di prugne può sconfiggere In Silos, Elio e le Storie Teste cantavano che dire che la cacca fa schifo non è un dato oggettivo, posto che il nostro giudizio è condizionato sia da sovrastrutture sociali preconcette sia dalla nostra scarsa nozione del corpo e delle funzioni a cui esso è preposto. Prima di loro, nel 1972, in Pink Flamingos di John Waters, il famoso, quanto grasso, travestito Divine si pappava una succulenta cacca di cane – vera – sdoganando in tal modo la secrezione che più ci disgusta del nostro corpo umano

Recentemente, in American Pie 3, vediamo grosso modo ripetuta la stessa scena, quando Stiffler si mangia gli stronzetti del cane come cioccolatini. La merda, materiale duttile e malleabile, anche concettualmente si presta ad essere plasmata a vari fini: come oggetto cinematografico, per il disgusto che provoca nello spettatore, viene a volte utilizzata come strumento al servizio della trasgressività dei contenuti ovvero, più spesso, della comicità della situazione rappresentata. In ambito psichiatrico, invece, l’attrazione morbosa per le feci dà luogo a peculiari patologie mentali.

A tale proposito, a mio modestissimo avviso, i campioni mondiali di devianze sono i nipponici, i quali – frustrati dalla loro notoria ferrea disciplina – nel privato non esitano a dare sfogo alle più perverse fantasie. Reductio ad unum di questo (poco) dotto preambolo escatologico è Zombie Ass-Toilette of the Dead (2012), pellicola partorita dallo stesso delirante regista di Machinegun Girl e Robogheisha.

Zombie Ass: un filme per palati fini

Un gruppo di giovani in gita nel bosco si imbatte in piccola comunità trasformata in zombi da un verme. Inutile dire che, trattandosi di Giappone, il suddetto verme ha sembianze vagamente fallomorfe… Il parassita (che penetra nelle vittime indovinate da dove) le rende dei morti viventi che deambulano cagandosi addosso e ricoperti delle loro stesse feci, e che attaccano le loro prede tramite il vermone che si allunga a dismisura fuoriuscendo dalle tormentate chiappe, ovvero a colpi di tonanti peti tossici. Roba da far sbiadire le scoregge di alvarovitaliana memoria.

C’è anche l’immancabile dottore pazzo e la di lui misteriosa figlia. Zombie Ass, a dispetto della sinossi, è un film divertente che entra di diritto nel pantheon del trash, genere a cui esplicitamente si apparenta sin dal titolo. Chiaramente, è una pellicola dedicata solo a palati fini, perché qui la cacca ed il cattivo gusto la fanno da padroni. Le situazioni comiche si susseguono, sostenute da una recitazione farsesca tra le comiche ed i cartoon (non so, ma a me i giapponesi che recitano sembrano sempre degli Anime).  Spassosi i lunghi combattimenti in cui la protagonista karateka prende letteralmente a calci nel culo gli zombi che, proni, con esso organo combattono. Non mancano sprazzi di erotismo soft e momenti fetish dedicati ai nippo-maniaci delle mutandine che ad ogni calcio volante vengono opportunamente immortalate.

Com’è ormai canone di questo genere di pellicole del Sol Levante, scontro finale con il mostruoso super-boss i cui innumerevoli tentacoli tentano di penetrare ogni orifizio della nostra eroina, la quale – se non ricordo male – si esibisce pure in un volo a propulsione naturale: provate a dire qual è il propellente

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Dead Sushi: al peggio non c’è mai fine

Restando in ambito trash nipponico, vi segnalo anche il più recente e pessimo Dead Sushi, vera e propria cazzatona. Ormai sembra che basti usare la parola “dead” per far rivivere qualsiasi cosa che una volta fosse stata viva. Questa volta tocca al sushi… Se Zombie Ass è un vero effluvio diarroico, Dead Sushi incarna esattamente l’opposto effetto astringente proprio del riso: brutto e doloroso come un blocco intestinale che nemmeno un clistere di prugne può sconfiggere.

Uno scienziato pazzo intende vendicarsi verso la multinazionale farmaceutica che lo ha messo alla porta. La vendetta si perpetra tramite un siero vivificante (Re-animator ha fatto scuola) che il pazzo inietta in un calamaro morto il quale, volando, infetterà il sushi servito in un hotel al presidente della società ed al suo entourage. Cameriera addestrata dal padre a fare il sushi con marziale disciplina, dovrà affrontare oltre alle “ritornanti” polpette di riso e pesce crudo, anche gli ospiti dell’albergo trasformati a loro volta in zombi che vomitano riso bollito invece di sangue.

Non vi basta? Allora vi elenco cos’altro potrete vedere in Dead Sushi: sushi zannuto, sushi con lame affilatissime, sushi lanciafiamme, sushi che vola in formazione di stormo, sushi canterino, sushi parlante, sushi che copula con sushi producendo sushini, due tette nude e due tette in reggipetto, due teste decapitate, sushi, nunchaku fatti di sushi, cuoco guerriero che combatte il sushi, molto poco gore, sushi, scontro da fine livello con il boss Uomo-tonno. L’unica vera scena disgustosa è quella in cui due amanti si limonano in maniera trasgressiva passandosi di bocca in bocca il rosso di un uovo crudo. Tanto per tornare al tema delle perversioni nipponiche…

La prossima volta che andate al giapponese, avvicinate l’orecchio all’involtino: se ringhia, forse non è freschissimo.

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