L’Alligatore porta l’hard boiled in RAI, intervista a Massimo Carlotto per conoscere segreti e retroscena della serie italiana più attesa dell’anno.

L’Alligatore, al secolo Marco Buratti, è uno dei personaggi più amati dei lettori italiani. A partire dalla seconda metà degli anni ’90 Massimo Carlotto con i suoi romanzi ha rivoluzionato il genere in Italia e ora, finalmente, il suo celebre detective senza licenza approda sullo schermo.

La serie dei romanzi dell’Alligatore, pubblicata in Italia da Edizioni e/o, è diventata ormai un classico: storie spietate, scritte da Dio, che raccontano tutto il marcio di un Paese che non vuole guardare in faccia il suo lato oscuro.

Per tutti questi motivi L’Alligatore è una serie che noi di Sugarpulp aspettiamo con ansia, anche perché Massimo Carlotto è senza ombra di dubbio uno dei nostri numi tutelari (ve la ricordate la prima edizione dello Sugarpulp Festival?).

Diretta da Daniele Vicari e Emanuele Scaringi, L’Alligatore è una serie che promette non poche sorprese, come ci ha raccontato Massimo Carlotto.

 

Intervista a Massimo Carlotto a cura di Giacomo Brunoro

Ciao Massimo, grazie mille per aver accettato di fare due chiacchiere. Da tempo aspettavo una serie tratta dai tuoi romanzi, ma quando ne parlavamo con amici e appassionati si finiva sempre con la stessa frase: “Eh, ma figurati se in Italia hanno il coraggio di fare una serie del genere…”. E invece eccoci qui, a poche settimane dall’esordio in prima serata su RAI2. Come sono andate le cose?

Devo dire che L’Alligatore è arrivato al momento giusto. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile vedere una prodotto come L’Alligatore in prima serata su RAI2. Oggi, per fortuna, tutto è cambiato. RAI Fiction ha svoltato da questo punto di vista. Durante la lavorazione della serie non abbiamo mai avuto la minima pressione, non ci sono state censure né autocensure di alcun tipo. Abbiamo raccontato la storia che volevamo raccontare.

Che differenze troveremo noi lettori rispetto ai romanzi quando accenderemo la tv?

Insieme agli sceneggiatori abbiamo deciso di distinguere tra romanzi e serie televisiva. Abbiamo mantenuto lo stesso ambiente, lo stesso spirito dei personaggi e dei romanzi, ma abbiamo voluto che gli attori, il regista e gli sceneggiatori stessi (con cui ho collaborato) ci mettessero del loro. L’atmosfera è la stessa, la storia è la stessa ma ci sono tanti elementi nuovi o comunque diversi rispetto ai romanzi. Pellegrini, il protagonista di Arrivederci amore, ciao!, è sulla scena fin dalla prima puntata (nella serie è interpretato da Andrea Gherpelli, ndR). Così come Greta, la storica ex fidanzata dell’Alligatore (interpreta da Valeria Solarino, ndR.) che nei romanzi è poco più che accennata, qui invece è un personaggio importante.

Come sarà strutturata la serie tv?

Sono 8 puntate da 50 minuti divise in 4 serate, ogni serata prende in esame un romanzo. Si parte con La verità dell’Alligatore e poi via via con gli altri. La quarta serata poi tira le fila della storia orizzontale che si dipana per tutta la serie. Sentivo il bisogno di raccontare una storia orizzontale che riassumesse in maniera attento lo spirito dei romanzi, era fondamentale. Alla fine questa sarà la prima serie hard boiled in prima serata RAI. Qui si parla di pistole e puttane. E corruzione, ovviamente. Sarebbe stato impossibile raccontare una storia così senza la massima libertà.

Immagino che ci sia stato un profondo lavoro di scrittura per arrivare a ripensare i tuoi romanzi sullo schermo.

Abbiamo riscritto, reimmaginato… è stato un lavoro lungo. Temevo che seguire il filo dei romanzi sarebbe stato un errore. Da questo punto di vista c’è stato davvero un bel lavoro. Gli attori poi sono stati straordinari. Non ho partecipato in alcun modo alla scelta del cast, ma devo dire che hanno fatto tutti uno sforzo enorme. Io ho conosciuto il vero Rossini ti assicuro che in certi momenti Thomas Trabacchi me l’ha ricordato. Lo stesso Martari ha lavorato molto sul personaggio, tirando fuori un Marco Buratti che rispecchia in pieno quello dei miei romanzi. È senza dubbio un grande Alligatore. Certo, un po’ ringiovanito rispetto al personaggio letterario per esigenze sceniche, ma ci sta. È come se tutto il cast avesse lavorato in maniera autonoma per approfondire il materiale di partenza in direzione della messa in scena televisiva. Il risultato per me è stato straordinario.

Hai detto che l’Alligatore che vedremo in Tv sarà un po’ più giovane del tuo personaggio letterario. È cambiata anche l’ambientazione temporale? Perché i romanzi della serie di Marco Buratti sono sempre stati molto contemporanei (La verità dell’Alligatore, il primo romanzo della serie, è del 1995)

È stata attualizzata anche l’ambientazione, ma in modo strano, inconsueto direi. Guardando la serie si ha l’impressione di assistere a una storia un po’ sospesa. A volte perdi il senso del tempo e stai tutto il tempo dentro alla storia. È una bella sensazione.

Alla regia troviamo Daniele Vicari: com’è stato il suo apporto a tutto il progetto?

Fondamentale, assolutamente fondamentale. È arrivato fin da subito dimostrando di conoscere benissimo il personaggio e i miei romanzi. Aveva un’idea molto precisa di quello che voleva fare, e infatti la serie non sembra neanche un prodotto televisivo. È cinema. Vicari ha avuto il coraggio e la bravura di realizzare qualcosa di completamente diverso rispetto a tutte le altre fiction che sono state fatte in RAI. Ha contribuito anche allo sviluppo delle sceneggiature. Non ti dico le riunioni che abbiamo fatto… tutto il lavoro di preparazione minuzioso per arrivare poi finalmente a girare è stato lunghissimo. In questo è stato eccezionale anche Emanuele Scaringi che ha lavorato al progetto fin dai primissimi tempi.

Non posso non chiederti una battuta sui luoghi della serie: dove avete girato?

I luoghi sono quelli dei romanzi: Padova, Punta Sabbioni, la laguna, i Monti Berici… Ti confesso che ero molto preoccupato da che tipo di immagine del territorio sarebbe emersa da questa serie. Il Veneto è una terra poco raccontata e, quando succede, spesso avviene per stereotipi. L’Alligatore mostrerà invece un Veneto non da cartolina, un’immagine approfondita e diversa di una Regione che ha ancora tanto bisogno di essere mostrata, raccontata. Vicari in questo ha fatto un lavoro pazzesco, con sopralluoghi accurati e molto lunghi che lo hanno portato a operare scelte particolari e di grande impatto.

Il blues è una delle grandi passioni di Marco Buratti: quanto blues ascolteremo in questa serie?

Questo era un particolare a cui tenevo moltissimo, anche se potrebbe sembrare un dettaglio (ma i miei lettori sanno che non lo è affatto!). E anche questa volta non posso che essere soddisfatto per l’ottimo lavoro della produzione. Al di là della colonna sonora, scritta da un gigante come The Teardo, per ogni puntata sono stati chiamati a suonare nel locale dell’Alligatore dei gruppi diversi. Band vere che hanno proposto il loro repertorio. E poi c’è Maurizio Camardi che ha composto un brano originale per la serie. Maurizio è stato protagonista di tanti cameo nei miei romanzi, non poteva certo mancare nella serie!

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