L’anno che a Roma fu due volte Natale, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo di Roberto Venturini pubblicato da SEM.

L'anno che a Roma fu due volte Natale, la recensione di Corrado Ravaioli

  1. Titolo: L’anno che a Roma fu due volte Natale
  2. Autore: Roberto Venturini
  3. Editore: SEM
  4. PP: 192

C’è il gusto per il revival e la citazione, il vernacolo e le situazioni grottesche nel nuovo romanzo di Roberto Venturini, L’anno che a Roma fu due volte Natale edito da SEMm, inserito tra i candidati al Premio Strega 2021.

Alfreda è un’accumulatrice seriale, come quelle si vedono in certi realtiy show. Obesa e diabetica, affoga le sue giornate nel rimpianto dei tempi andati, davanti alla tv. “Alfreda se l’era mangiata, quella bella donna che era stata”.

Suo figlio Marco è stato il piccolo protagonista della famosa pubblicità del dado Knorr, ma la notorietà è sparita in fretta lasciando in lui un carico di insicurezze aumentate nel corso degli anni. Il padre è scomparso in mare durante una battuta di pesca tra amici e la sua assenza pesa tra le mura domestiche.

Alfreda e Marco vivono da sempre in un appartamento di Torvaianica, vicino al Villaggio Tognazzi, quello che tra gli anni sessanta e gli ottanta visse un momento d’oro grazie al torneo di tennis a cui partecipavano l’inimitabile Ugo e gli amici del mondo dello spettacolo, tra cui Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, di cui parleremo tra poco. 

Tra nostalgia e ricordi

I fasti dell’epoca però hanno lasciato un amaro ricordo. I locali sono abbandonati, come i saloon di certi film western e i residenti, passata l’euforia e le opportunità dell’epoca, vivono una quotidianità ai margini. Siamo in pieno inverno e sul litorale scende una neve fitta che copre anche la spiaggia.

Marco e Alfreda sono alle prese con un avviso di sgombero. L’appartamento versa in condizioni pietose, blatte e scarafaggi banchettano sulle vivande sporche e si muovono fitti tra mucchi di libri e medicinali sparsi per casa. “Erano soltanto cose, ma era tutto quello che le rimaneva della vita prima dell’abbandono”.

Gli amici di sempre, il pescatore Carlo insieme a Er donna, la transessuale più richiesta della Pontina, cercano di aiutarli a mettere ordine in casa ma Alfreda non ne vuole sapere. Fino a quando succede qualcosa di imprevedibile: la donna riceve in sogno la visita di Sandra Mondaini che le chiede di poter finalmente riposare accanto alla salma del marito.

I due infatti sono stati sepolti in cimiteri diversi. Alfreda, che ha perso il marito in mare e non ha mai potuto dargli una degna sepoltura, rimane tanto colpita da questa richiesta da chiedere agli amici di esaudire il suo desiderio. In cambio, promette di dare il via libera alle operazioni di pulizia in casa. Riuscirà nell’impresa questa Armata Brancaleone di Torvaianica?

Lascio la scoperta al lettore. Posso solo dire che la richiesta di Alfreda sarà l’innesco per una serie di disavventure tragicomiche.

Un luogo onirico e drammaticamente reale

Roberto Venturini ci porta in un luogo onirico e allo stesso tempo drammaticamente reale. Un posto che ora è solo una copia sbiadita e deformata della località turistica frequentata dai vip.

Torvaianica appare come una landa desolata, in mano alla mafia, popolata da esseri umani che vivono ai margini della società. Esseri come Carlo, che passa le serate al bar in compagnia di prostitute, alle quali confida “i problemi con la squadra di pescatori che dirigeva, o dei piccoli acciacchi di un vecchiarello che ancora se la cavava”. Sembra di vedere i Brutti, sporchi e cattivi di Scola o certi personaggi di Caligari, ma si tratta di riferimenti, non semplici copie di caratteri già visti. 

L’anno che a Roma fu due volte Natale è un racconto amaro, puntellato di momenti surreali e battute fulminanti, nella più sincera tradizione della commedia all’italiana. E Venturini dimostra di saper giocare su questo campo difficile, usando una lingua avvolgente, che gioca con l’alto e il basso, regalando emozioni sorprendenti. 

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