Benedetta, la recensione di Giacomo Brunoro del film di Paul Verhoeven con Virginie Efira presentato al Festival di Cannes.

Raramente mi è capitato di vedere un film tanto sbagliato come Benedetta di Paul Verhoeven. Basti dire che durante la proiezione al Grande Theatre del Palais du Cinema di Cannes fioccavano le risate, anche se stiamo parlando di un film che dovrebbe essere drammatico (almeno nelle intenzioni dell’autore).

A parte l’interpretazione del cast, davvero ottima, il resto del film fa acqua da tutte la parti.

Cominciamo con la messa in scena storica che è semplicemente ridicola: siamo nel XVII secolo ma la gente pensa con schemi mentali di oggi, per non parlare delle castronerie storiche vere e proprie che non si contano. Andiamo dalle buffonate hollywoodiane in tema di inquisizione, rappresentata con i soliti luoghi comuni ormai ridicoli, a suore rinascimentali perfettamente depilate e curate come se vivessero nel XXI secolo.

Le banalità in fase di scrittura sono davvero tante e così ci si ritrova con una storia dalle enormi potenzialità ridotta a bignamino degli stereotipi (magistrale in questo senso la scena del colloquio a Firenze tra il nunzio apostolico e l’ex madre superiora).

Si è già detto della comicità involontaria del film che ha suscitato a più riprese l’ilarità del pubblico in sala, ma certe situazioni sono inevitabili quando si vuole piegare la storia alla propria storia.

Leggere sullo schermo poi che il film è ispirato a una storia vera è ancora più avvilente, perché passa l’idea nel grande pubblico che questa sia la vera storia.

Verhoeven sembra essersi ormai perso del tutto e finisce col distruggere un film che poteva raccontare in maniera esemplare il fanatismo religioso della società antica, risultando per tanto attualissimo.

E invece assistiamo alle solite scenette hard, vorrei ma non posso, anni ‘80 che oggi non scandalizzano neppure i ragazzini delle medie, per non parlare delle visioni mistiche di Benedetta che fanno davvero pietà (magari l’effetto alla Asylum in questo caso è voluto, ma non credo).

Alla fine non ho capito se Benedetta è una commedia pesante, un dramma ridicolo, una storia falsa o il goffo tentativo di volersi allineare agli standard etici di “bene superiore” imperanti… boh, davvero non l’ho capito.

In definitiva si naviga a vista per un paio d’ore tra noia, imbarazzo, falsi storici, pruderie da vecchio barbagianni e comicità involontaria. Mah…