Caffè agrodolce, ovvero sette tipologie (dis)umane che probabilmente ritroverete al rientro in ufficio.

Dopo due mesi di quarantena il ritorno nel posto di lavoro potrebbe essere stato agrodolce. Non per la convivenza con il virus. Non per la mascherina, il distanziamento sociale, lo stipendio che se arriva chissà come arriva. Per la gente.

Entrée

Se lavorate in un posto magnifico, con capi d’altri tempi e siete circondati da talent con due lauree, belli, lanciati, impegnati, disinistra, raffinati, quelli coisoldi, l’aspirapolvere Folletto e il Bimby da comunisti col Rolex, iscritti al RotayClub, ogni anno 3 settimane di viaggiovanntura perché sono cittadini del mondo + settimana di relax all’appartamentino dei nonni a Finale Ligure, che hanno già schedulato i week end del resto della propria esistenza a fare cose fichissime tanto sono e saranno liberi dal venerdì alle 16:00 al lunedì alle 09:30 della loro esaltante e sempre in discesa vita lavorativa, che nella quarantena hanno fatto pizze gourmet, chiamato gli amici in videocall senza problemi di connessione, letto di tutto, platinato tutti gli arcade per PS1,2,3,4, sentito tutte le interviste di Montemagno, ascoltato ogni diretta di Scanzi, sono usciti due volte cacate in tutti i 57 giorni di chiusura totale tanto per fare scorta di lievito, polpa Mutti (hanno i soldi quei porci) e culatello di Zibello (i wuster sono da povery), nei week end si consolavano con  giappo/vegan/korean take away, questo pezzo non è per voi.

Per quelli che aspettano il giorno di paga in un posto di lavoro normale, vale la pena ricapitolare i punti di vista più dimmerda subiti alla macchinetta del caffè alla fine del lockdown

Siete lì pieni di pensieri, reduci di due mesi in tuta, di nuovo in jeans e scarpe da grandi, con la mascherina regalata dall’azienda che rimestate il caffettino schifoso pagato 30 cent con la bacchettina di legno, perché quella di plastica impattava sull’ambiente più del plutonio, e dovete deglutire questa roba insieme al liquame che avete nel bicchierino.

Konte Kriminale

Era dalla WW2 che i governi europei non pestavano un merdone del genere. Decenni di faccioni da schiaffi in TV in tempi di bengodi che promettevano di tutto. Sprechi, ammanchi e appropriazioni indebite trasversali ai vari schieramenti in una nazione il cui inno dice stringiamoci a coorteEppure, il male è lui. 

Troppo bello, troppo piacione, troppo sincero, troppo incastrato nel momento più infelice della storia recente. Per di più ha quello che l’uomo della strada odia: il ciuffo, mangia con la bocca chiusa, ha perfino un CV valido. 

Troppo: Konte Kriminale, suka. I soldi li deve cacciare al volo, con Satispay e quando non c’è il cashback. Deve arrivare puntuale su FB. 

In Europa deve battere il pugno, in casa traghettare la nazione oltre l’ostacolo con forza travertina, combattendo il virus con il fuoco sacro della fede. Davanti a una pandemia globale, con gli apparati pubblici incapaci di reagire e la comunità scientifica che lavora a tempo pieno per capire che fare, Konte è un Kriminale. 

Mah.

L’università del virus che cambia. 

Di norma questa roba viene sostenuta dalle femmine. Gente che ha impiegato dal ‘89 al ‘96 a finire un Segretarie d’Azienda di provincia vi spiega che il vaccino a cui stanno lavorando i più grandi gruppi farmaceutici del pianeta aiutati da decine di nazioni, oltre che un komplotto, non sarà efficace perché il virus è una bestiolina astuta, mica un fesso qualunque. La cura c’è ma i poteri forti non la vogliono regalare. 

Secondo lei le risposte sono altre, vi dice socchiudendo gli occhi e facendo le S più sibilline. 

Basta usare un po’ di materia grigia. Lei e i colleghi epidemiologi lo sanno da tanto, la logica dietro lo sviluppo di un farmaco è la stessa che fa calcolare il massimo di pause pipì per andare a ballare il liscio a Brescello il sabato sera ed essere di nuovo a casa a Cinisello Balsamo in tempo per la prima della domenica.

E poi sanno tutti che ‘sto corona è una balla. L’amica che gestisce una palestra nelle due stanze sopra il bar della tangenziale ha girato un video su WA, che va condiviso subito, per fottere l’informazione pilotata: un po’ di candeggina sulle superfici e si dormono sonni tranquilli. 

La scienza non ha mai dato vere risposte, lo sanno tutti quelli che sono stati a Medjugorje.

Sì, ma leggi bene. 

Quasi sempre si tratta di roba da maschi. C’è che ha avuto la fortuna di risvegliarsi principe del foro. Non c’è minuzia che non conoscano, sfumatura legale, comma, ambiguità dei DPCM in relazione con gli ultimi aggiornamenti e addendum del Ministero della Giustizia. Sono anche luminari di diritto amministrativo, con particolare expertise nelle interazioni legali tra enti locali e stato centrale.

Se ci fosse stato il Capitano. 

Piace a maschietti e femminucce. Il tifo più bello, quello che fa capire come il vero volto della sportività sia la capacità critica di riconoscere un errore, celebrare l’impegno degli avversari, rimanere uniti durante le difficoltà. Bastardi comunisti amici dei migranti che non ascoltano le sue proposte.

Nel 2019 d.C. l’epidemia va combattuta in chiesa.

Mio cugino, neurochirurgo vascolare di famiglia

La verità su cosa succede in ospedale gliela raccontano quotidianamente il cugino, l’amico d’infanzia, il fratello del cognato rispettivamente: primario di infettivologia del Santa Mariuccia Immacolata, docente di virologia all’MIT di Colleferro, presidente dell’Unione Italiana Epidemiologi con alopecia.

Lavorate insieme al collega in questione da dieci anni e non ha mai rivelato che aveva come intimi il gotha della sanità italiana. E voi lì, poveri stronzi, con le sorelle e figlie infermiere e dottoresse che vi raccontano le peggio cose quando tornano dal turno tipo l’abbandono delle istituzioni, i DPI ridicoli, lo scaricabarile tra ASL e Regione, dovete stare lì ad ascoltare.

Mentre vi ragguaglia vi viene in mente vostra moglie: un mese prima ha ricoverato d’emergenza il tipo del quinto piano. Quello che a inizio marzo rideva che la mascherina era da finocchio, che Konte ammazzava l’economia, che a lui il virus non fa un cazzo perché è solo un’influenza un pelino più forte. 

Prima di intubarlo piangeva come un vitellino: grandi i sanitari, tutti eroi, bastardi quelli che hanno fatto i tagli alla sanità.

Faccio cosa voglio perché faccio cosa voglio. 

Linea di pensiero stramba e ricorsiva, forse figlia del fatto che vere crisi non ce ne sono da 60 anni e di base e certa gente rimarrà un mistero per il genere umano. Tieni la mascherina su, la tengono giù. Lavati le mani, non le lavano. Non passare di là, ci passano. 

Non è che dietro il suo dissenso ci siano basi concettuali o culturali. Per loro tutti hanno ragione ma anche torto, tanto alla fine faccio cosa voglio.

Big money

Parliamo di maschiacci. Il lockdown era iniziato da mezz’ora e loro volevano il cash. Il governo deve dargli i soldi, il datore di lavoro deve dargli i soldi, il comune deve dargli i soldi, il vicino patronato dell’unione coltivatori del cardo gobbo deve dargli soldi.

Questo teorico fa 45€ spesa ogni 15 gg al discount, porta la fidanzata a cena alla Caritas, considera coglione chiunque usi il denaro per qualunque cosa non sia strettamente legato a mettere pane secco in tavola, sfotte chi compra cose in negozio, è il signore di Aliexpress, ma dice che le aziende italiane che aprono all’estero devono bruciare. 

Non investe, non spende, non produce, viaggia in Mercedes GLE turbo comprato dal papà prima di scappare alle Cayman per aggiotaggio. Un approccio che diffuso annienterebbe ogni economia in due giorni. 

Eppure, lui di economia se ne intende: i miliardi del governo non sono sostenibili perché frutto di un indebitamento segreto che Konte Kriminale ha firmato con la BCE usando come garanzia bot tossici intestati al Gruppo Bilderberg.

Ha una sola certezza nel pieno del caos, devono dargli denaro. Subito.  Così non si può andare avanti.

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