Destinazione Inferno di Lee Child è un bel romanzo che esplora una zona d’ombra ad oggi non molto trattata, quella dei cosiddetti gruppi paramilitari. Da leggere.

Destinazione Inferno, la recensione di Fulvio Luna RomeroTitolo: Destinazione Inferno
Autore: Lee Child
Editore: Longanesi
PP: 451
Prezzo: cartaceo 6,90 euro, ebook 3,99 euro

Il titolo del libro poteva essere anche “al posto sbagliato nel momento sbagliato”. Ma facciamo un passo indietro: Destinazione inferno infatti è il secondo episodio della saga di Jack Reacher.

Chi è costui? Difficile spiegarlo, altrettanto difficile capirlo. Apparso per la prima volta in Zona Pericolosa, è un personaggio enigmatico. Tra i 35 e i 40 anni, ex militare con trascorsi nelle zone più calde del pianeta (fino ad allora, tenendo conto che il suo esordio su carta risale al 1997), poi passato alla polizia militare. E da qui congedatosi per dei motivi che non appaiono del tutto chiari.

Figlio di un militare, è cresciuto in giro per il mondo e non è legato ad alcun posto in particolare. Una volta lasciato l’esercito decide di vagabondare per gli USA. Dice di aver visto quasi tutto il mondo, ma di non conoscere il suo paese di origine.

E nel corso di questi vagabondaggi… una sfiga dietro l’altra. In pratica ricorda un po’ la Jessica Fletcher dei tempi migliori, quella che quando arrivava portava con sé il vento della disgrazia. Roba che, se arrivava ad un festino, la gente cominciava a cercare oggetti in metallo. E non per commettere crimini.

Ecco, Jack Reacher è una cosa simile. Al posto sbagliato nel momento sbagliato, dicevo. Perché proprio così comincia il romanzo. Con Jack che vede un’avvenente creatura uscire da una lavanderia. La creatura in oggetto ha in mano dei vestiti puliti, ma si regge ad una stampella. E i vestiti le cadono a terra.

Jack è un uomo vero, e mosso da un istinto cavalleresco (e parrebbe anche dalle forme della ragazza) la avvicina per aiutarla. In quel momento si scatenerà l’inferno: degli uomini militarmente preparati sequestrano la ragazza.

E siccome Jack è con lei, vuoi mica lasciarlo lì? Ecco… il titolo Destinazione Inferno non è chiaro se sia riferito a quello che passerà Jack, o quello che toccherà ai suoi rapitori. Perché portarsi in casa un Jack Reacher incazzato può avere delle controindicazioni.

Il romanzo è corposo, non parliamo di una storiella. Ma corre via veloce, ogni pagina invita a leggere la successiva.

Lee Child si spreca in considerazioni di carattere militare, ma anche tecniche. Dipinge molto bene Reacher: è vero che il nostro eroe manca solo che trapassi i muri con lo sguardo, ma si mette a nudo spesso esponendo le proprie debolezze e i proprio dolori.

Eccellenti le spiegazioni delle armi, degli esplosivi. Puntuali, approfondite, mai noiose. Bello il modo in cui i ragionamenti di Jack prendono corpo su carta, andando ad analizzare situazioni complicate in maniera assolutamente fuori dagli schemi di un ragionamento “normale”:

Jack Reacher ragiona come un ex militare. Osserva, pianifica, cerca soluzioni, inventa e bluffa.
Complessivamente un bel romanzo che esplora anche una zona d’ombra ad oggi non molto trattata: quella dei gruppi paramilitari autoproclamatisi. Un mondo che esiste e che è molto più presente di quanto si pensi, ma ancora poco trattato dalla letteratura.

Insomma, una gran buona lettura, di quelle che lasciano con il fiato corto. Magari, in alcuni passaggi, molto “americana” ma nel gioco delle cose ci sta tutta.

E con una regola finale molto semplice da imparare: non fate incazzare Jack Reacher!

4 barbabietole su 5

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