Il secchio tornò su pieno e Blue mise da parte ogni prudenza versandosi tutta l’acqua in testa.
Bene.
Poi calò ancora il secchio e lo issò ancora ricolmo. Adesso che era bagnata stava iniziando a tremare, così andò in casa a vestirsi e dopo cercò tutte le bottiglie che potè trovare e le portò fuori.
Le riempì meticolosamente, le tappò una per una e le rimise in cantina. Erano cinquantuno, un buon numero, e nel pozzo c’era ancora acqua. Avrebbe potuto farsi un bagno volendo, e questo era un gran bel pensiero. Ora si sentiva stanca morta, si sedette sui gradini della porta-finestra e si rese conto che era notte fonda.
“Chissà che ore sono” si chiese, rendendosi conto solo in quel momento che il suo orologio da polso era rotto.
Una notte chiara e piena di stelle, si stentava a credere al disastro appena successo. Era stata una giornata incredibile. Si domandò ancora se dovesse restare lì o incamminarsi in cerca di qualcuno, ma poi pensò che l’acqua non poteva portarsela tutta, che il cadavere di Dolfo era ancora lì e che comunque, se fosse passato un elicottero di salvataggio avrebbe certamente notato l’unica casa in piedi e sarebbe sceso a dare un’occhiata.
Il problema era: c’erano ancora gli elicotteri? E se c’erano, quelli che li guidavano erano vivi o morti?
Bene.
Si incazzò con se stessa perché era un pensiero inutile, non poteva esserci stato un terremoto così grande da far fuori tutti. I pompieri, la protezione civile, i vigili, la croce rossa, qualcuno insomma sarebbe arrivato a salvarla con un elicottero, e che cazzo.
Poteva essere un giorno, o un mese, ma sarebbe arrivato. E fino a quel momento doveva sopravvivere. L’acqua non era più un problema per un bel po’ grazie al pozzo di Dolfo.
Bene.
Stabilì la regola che avrebbe attinto dal pozzo finchè non si fosse esaurito, e avrebbe lasciato le riserve in cantina.
Ottimo.

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