Elbrus, la recensione di Giulia Mastrantoni del romanzo di Giuseppe di Clemente e Marco Capocasa pubblicato da Curcio Editore.

Elbrus, la recensione

Un uomo sul cornicione di un edificio in un giorno di pioggia. La folla che lo osserva. A Tallinn, nel distretto di Nõmme, Andrus avanza con i piedi nel vuoto e scompare. Così inizia Elbrus, romanzo a quattro mani di Giuseppe di Clemente e Marco Capocasa.

Ambientato nell’AD 2155, Elbrus è soprattutto la storia di una quotidianità sbagliata, frutto di un susseguirsi di decisioni che ha portato la terra al collasso. Non si tratta solo di un’emergenza climatica in cui solo chi può spostarsi sopravvive, ma anche di un’emergenza che riguarda la natura dell’uomo. Infatti, gli equilibri politici sono più incerti dei piedi di Andrus e l’insicurezza che deriva da questa precarietà fa sì che l’egoismo regni sovrano.

Andrus sopravvive alla caduta grazie a un campo magnetico che ne attutisce l’impatto con la terra. Lubomìr osserva le immagini registrate meravigliandosi di quanto quel repertorio sia impressionante.

Nel frattempo, un giornalista spiega che Andrus era delirante durante il suo tentato suicidio e che attualmente è ricoverato nel reparto neuropsichiatrico del Polo Ospedaliero Unico di Tallinn. Andrus continua a farneticare di persone disposte in cerchi concentrici in foreste lontane, centinaia di sosia che affollano la mente e una mistica dama che sussurra cose di un viaggiatore.

Lubomìr ascolta quelle parole perplesso, chiedendosi come sia possibile che i suoi sogni assomiglino così tante alle immagini descritte da Andrus. Impiegato alla Drama, Lubomìr si occupa di lavori che hanno a che vedere con androidi e intelligenza artificiale. Ha un’intelligenza fuori dal comune e viene invidiato dai suoi colleghi, che ne intravedono il brillante futuro professionale.

Lubomìr è ossessionato dalle somiglianze dei suoi sogni con le visioni di Andrus e decide di recarsi al reparto di neuropsichiatria per parlargli. Andrus non è cosciente, ma è sveglio. Continua a parlare di una dama che gli ha rivelato di essere perduto, di sedute in cui si scopre l’Energia dell’Universo e di amore.

Lubomìr decide di consultare uno specialista nella speranza di comprendere cosa sta succedendo, sia nella sua mente che in quella di Andrus. Il verdetto è dei peggiori: schizofrenia dovuta ad alterazioni dello sviluppo neurologico.

Le cose, però, non sono mai come sembrano e Lubomìr scoprirà che Andrus non è affatto schizofrenico, anzi…

Elbrus è un romanzo scritto con lo scopo di aiutarci a capire cosa potrebbe succedere se non iniziamo adesso, con tutti i mezzi che abbiamo, a prenderci cura del pianeta su cui viviamo. Il rapporto tra il pianeta e la natura umana è più profondo di quello che si potrebbe immaginare.

Capocasa e di Clemente ce lo spiegano in modo efficace e chiaro attraverso le immagini che propongono in Elbrus. È una lettura che piacerà a chi ama la fantascienza.

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