Fiore di roccia. Una voce potente e coraggiosa racconta una storia di resistenza femminile con una dialettica poetica e generosa. La recensione di Silvia Vettori.

Fiore di roccia di Ilaria Tuti, la recensione di Silvia Vettori

  • Titolo: Fiore di roccia
  • Autore: Ilaria Tuti
  • Edizione: Longanesi
  • PP: 320

Agata Primus, ruvida contadina friulana, si trova a messa quando il prete, dall’alto del pulpito, annuncia a tutte le donne presenti che l’esercito chiede il loro aiuto.

Sono rimaste infatti solo le donne ad abitare i Paesi, prendendosi cura dei vecchi, dei bambini, delle case e dei campi. Gli uomini sono tutti al fronte, tra i monti, a combattere in battaglioni ormai allo stremo delle forze. Più un grido disperato di aiuto che una vera e propria chiamata a salvare la madre Patria. Le donne di Timau vengono incaricate dal Comando in difficoltà perché portino viveri e munizioni nelle trincee.

“O noi saliamo, o loro scendono”, così, dietro lo stupore di tutti, le donne del confine carnico, scarpetz ai piedi e gerle cariche, si inerpicano sulle rocce del Pal Piccolo sfidando frane, slavine e combattimenti della Grande Guerra.

Donne e Friûl

“Anin, andiamo”. Trenta donne, alcune poco più che bambine, scalano le asprezze delle montagne friulane cantando e pregando, mentre le cinghie delle gerle segano le spalle. Neanche i muli riescono più a salire su questi sentieri: 1200 metri di salita da fare tutta d’un fiato per paura che il nemico le veda. Le chiamano le portatrici e portano la vita.

Agata è l’unica del gruppo che sa leggere e scrivere, ma soprattutto sa parlare. Figlia di un’insegnante, il suo bene più prezioso sono i libri rimasti in casa che, pur raccontando storie di mani delicate e principi, le permettono di farsi valere senza bisogno di urlare. Bastano poche parole (ben assestate) e quell’irriverenza tipica friulana a renderla subito degna di fiducia e rispetto.

Dura, ruvida, ma al contempo decisamente femminile. Una fierezza del tutto primordiale che le deriva dalla sua terra aspra e da un’ambiente selvaggio che poco ha a che vedere con gli uomini e molto di più con gli animali.

Una tenacia delicata, come quella delle stelle alpine, fiori di roccia aggrappati alla montagna. Le donne carniche, piegate sotto il peso delle barelle dei cadaveri che trasportano a valle, si aggrappano alla vita con eroismo.

In anni di trekking in Friuli ne abbiamo conosciute tante di Agata che abitano le montagne della Carnia. Donne che non hanno paura di sporcarsi le mani con la terra che coltivano, che non temono il freddo di case spesso troppo umide. Donne temprate, di poche parole, ma che hanno un’opinione su tutto e sanno come farsi sentire. Sono donne che ti guardano con diffidenza, abituate ad essere su terre di confine e segnate da secoli di assenze, capaci però anche di gesti di estrema dolcezza.

Fiore di roccia e le sue donne carniche

Alle donne carniche basta uno sguardo per capire chi hanno davanti e aprirti la porta della loro casa per un caffè è una sgnappa. Donne, ora come allora, che, pur temprate da generazioni di fatica, non hanno perso la loro dolcezza e la loro innata accoglienza di madri.

Donne abituate ad una durezza scolpita dalla loro stessa terra che però sanno amare in maniera profonda. Ed è così che Agata riesce a conoscere l’amore vero che poco ha a che fare con guerra, ma che da questa non può prescindere. Un amore spaventato, riconosciuto, bisbigliato, ma dolce, come quella tavoletta di cioccolato.

“Ho scelto di essere libera. Libera da questa guerra, che gli altri hanno deciso per noi. Libera dalla gabbia di un confine, che non ho tracciato io. Libera da un odio che non mi appartiene e dalla palude del sospetto. Quando tutto attorno a me era morte, ho scelto la speranza”.

E così, tra le pagine del libro, il cugino di Agata costruisce la cappella militare al fronte. Il prete prega, tra sentimenti contrastanti, affinché i nostri soldati uccidano tutti gli austriaci. Gli animali si confondono agli uomini. I nemici si confondono con gli amici. Ed io ripenso al Bivacco Gemona recuperato dalla vecchia cappella militare dell’ex avamposto militare, posto sopra la Sella di Somdogna. E tutto sembra avere un senso, o forse non ce l’ha mai avuto.

L’autrice, Ilaria Tuti

Dopo il successo di Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, finalista del premio Edgar Awards 2021, Ilaria Tuti sorprende con Fiore di roccia. Una voce potente e coraggiosa che racconta una storia di resistenza femminile con una dialettica poetica e generosa.

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