Freaks Out, la recensione di Giacomo Brunoro del filmazzo di Gabriele Mainetti in concorso alla 78a Mostra del Cinema di Venezia.

Freaks Out di Gabriele Mainetti era uno dei film più attesi alla 78a Mostra del Cinema di Venezia. Del resto Lo chiamavano Jeeg Robot è stato un film capace di cambiare il modo di immaginare il cinema in Italia, dimostrando che anche nel nostro Paese è possibile fare qualcosa di nuovo.

Non c’è dubbio alcuno che con Freaks Out Mainetti abbia ulteriormente alzato l’asticella, con buona pace dei tanti critici scoreggioni che si sono divertiti a far vedere quanto sono intelligentissimi stroncando un film le cui dinamiche, molto probabilmente, non sono nemmeno in grado di capire.

Un film impossibile da pensare in Italia (e forse in Europa)

Iniziamo col dire che Freaks Out è un film che nessuno in Italia, e forse in Europa, poteva permettersi di immaginare. Un film ambiziosissimo, non esente da difetti certo, ma che di colpo fa fare al cinema italiano un salto nell’iperspazio.

Mainetti ha girato un film con un’estetica potentissima, che rispetta in maniera perfetta i canoni del genere supereroistico evitando però spiegoni e litanie (cosa molto più facile a dirsi che a farsi). Un film che mostra e non spiega e che ha il coraggio di prendersi tanti rischi.

Grazie a questo film lo spettatore può perdersi tuffandosi in una storia piena di sottotesti, citazioni che surfano tra l’altissimo e il bassissimo (e io non sono certo un amante del citazionismo imperante), piani di lettura, provocazioni e idee.

I primi dieci minuti poi sono qualcosa di semplicemente pazzesco. Il film è appena iniziato e ti rendi conto che nel cinema europeo qualcosa è cambiato. L’estetica del Circo Nazista è un capolavoro, così come la grammatica supereroistica da manuale, che però non scade mai nel cliché.

Un storia potentissima

Mainetti non si sente più intelligente del suo pubblico e, a differenza di tanti registi che sono convinti di essere intelligentissimi, si limita a raccontare una storia cercando di tradurre in immagini una visione personale, chiara e cristallina. Un film esuberante, incontenibile nei suoi pregi e nei suoi difetti, una bomba che quando scoppia non fa prigionieri.

Freaks Out è un filmazzo capace di mettere sul piatto tante di quelle idee da far arrossire di imbarazzo la metà dei registi italiani che da vent’anni campano su mezz’idea rubacchiata al cineforum della parrocchia.

È un film perfetto? No, ci sono dei difetti, come la battaglia finale un po’ troppo lunga e non perfettamente riuscita, le seghe inutili del nano, l’ormai insopportabile parlata romana che appesantisce non poco dialoghi già di loro non eccezionali.

Ma se guardando un film del genere non vi rendete conto che si tratta di difetti marginali, e che questo è un film destinato a segnare un prima e un dopo, beh allora vi meritate di guardare per tutta la vita film nati vecchi e incapaci di comunicare alcunché.

Film che fanno schifo, in cui non succede niente e viene raccontato niente. Film che vi riempiono di tristezza, dolore e infelicità, ma grazie ai quali continuerete a credervi più intelligenti e migliori degli altri. Anche perché vi permetteranno di rendere più sopportabili vite tristi e pallose, trovando una giustificazione intellettuale che vi permetta di disprezzare chi invece vive sereno e felice.