FURIOSA: A MAD MAX SAGA, la recensione di Giacomo Brunoro del film di George Miller direttamente dal 77esimo Festival del Cinema di Cannes.

FURIOSA era senza dubbio uno dei film più attesi di questa 77esima edizione del Festival di Cannes. Proiettato fuori concorso, con questo nuovo capitolo della sua folle saga George Miller mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Ancora una volta, peraltro, dato che conservo il ricordo di MAD MAX FURY ROAD come una delle più intense esperienze cinematografiche della mia vita.

Pura epica

FURIOSA è un’opera epica, nel senso classico del termine, una storia in cui l’azione è puro strumento narrativo. Un film in cui le invenzioni si susseguono una dietro l’altra a un ritmo pazzesco. Una storia che racconta sentimenti ancestrali, vita, morte, istinto di sopravivenza, amore, odio, vendetta. Un’Iliade ipercinetica.

Strepitosa poi l’interpretazione di Anya Taylor-Joy, attrice che personalmente non avevo mai amato molto, che qui invece è un chiodo fisso conficcato nella testa dello spettatore. I suoi occhi bucano lo schermo e contribuiscono in maniera determinante a dare profondità al film.

Un po’ sotto tono invece a mio avviso Chris Hemsworth che, forse, è l’anello debole della catena. Il suo Dementus era un personaggio che avrebbe meritato un’interpretazione più cattiva, qualcosa di simile al terrificante Humungus di MAD MAX II: ROAD WARRIOR. Ma stiamo comunque guardando il pelo sull’uovo.

Nel folle delirio visionario di Miller, infatti, tutti i personaggi principali sono ben delineati, tutti sono funzionali alla storia e tutti sono perfettamente calati nel loro contesto narrativo.

Certo, è indispensabile una bella fetta di sospensione dell’incredulità per stare al gioco, ma del resto le regole d’ingaggio sono chiare: nella sconfinata wasteland di Mad Max le cose funzionino in questo modo, inutile perdere tempo con “ma non è credibile che…”, “ma come fanno a fare questo…”.

Da vedere al cinema

Può sembrare una banalità ma non c’è dubbio che FURIOSA sia un film da vedere assolutamente al cinema. La potenza visiva dell’opera di Miller merita lo schermo più grande che riusciate a trovare. Non nascondo che riuscire a vederla al Grand Theatre Lumiere del Palais de Festival di Cannes è stata un’esperienza nell’esperienza.