Intervista a Giada Marchisio, colorist per Marvel e Bonelli, a cura di Giorgio Cracco per Sugarpulp MAGAZINE.

L’arte è bellezza, ricchezza per i sensi e per l’anima e ideale veicolo per la nascita, la crescita e la diffusione dei sogni, sia collettivi che individuali.

Della potenza salvifica e del valore irrinunciabile dell’arte beneficiano inevitabilmente sia l’individuo, come artista o come semplice spettatore o fruitore, che la comunità umana tutta, felice erede delle mille meravigliose forme con le quali si estrinseca la cultura dei popoli del mondo.

L’arte, con le sue promesse, può anche, in un certo modo, tradire, in maniera inaspettata e crudele, alleandosi con un destino in apparenza ineluttabile e indifferente. Ci si può scoprire, come artisti, improvvisamente esclusi dal proprio stesso sogno, così a lungo e così gelosamente custodito nel proprio cuore.

Il vero artista, però, non può accettare di essere confinato in una vita in bianco e nero, obbligato ad un’esistenza ordinaria, senza guizzi o sogni. No, ne pretende, ne brama, una a colori. Il vero artista è in grado di rialzarsi, alleandosi di nuovo col destino e i suoi capricci e con i vezzi di un’arte a volte ingrata. Riprendendosi ciò che gli spetta, nella carriera e nella vita. Come è accaduto a Giada Marchisio, talentuosa illustratrice e colorist per il fumetto italiano e internazionale. 

L’intervista

Come avviene per i grandi personaggi dei fumetti, cominciamo con una bella origin story. Chi è Giada Marchisio, come persona, come artista? Quali sono i capitoli salienti della tua vita, quelli che ti hanno portato ad essere chi sei adesso?

Salve a tutti! Giada Marchisio è un’ex ballerina classica professionista. La mia carriera inizia molto lontano dal fumetto: il mio primo lavoro è stato alla Scala di Milano. Purtroppo, a causa di un problema di salute, sono stata costretta a lasciare la danza che per me era tutto. Il fumetto è arrivato dopo, e quasi per caso. Stavo leggendo Rat-Man e dietro la copertina c’era la pubblicità della Scuola Internazionale di Comics. Al tempo non avevo una chiara idea di quello che avrei voluto fare della mia vita. Non avevo ancora superato il dolore di non poter più essere ciò che amavo, una ballerina.

Ho deciso di iscrivermi alla Scuola Internazionale di Comics per puro istinto. Dopo ho frequentato l’iMasterArt e, terminato questo percorso di studi, ho iniziato a fare da assistente ad un paio di professionisti. Questa per me è stata una palestra importantissima, senza non avrei potuto lavorare poi per grandi case editrici come Bonelli, Marvel ed Image.

Sei quindi colorist per Marvel ed Image Comics. Raccontaci il tuo lavoro. Com’è la tua giornata tipo? Cosa significa in concreto rendere i contenuti e i significati di una storia, o le diverse sfumature dei personaggi, attraverso l’uso del colore? Come si bilanciano tecnica e spinta autoriale in quello che fai?

La mia giornata lavorativa è scandita dalle deadline. Mi organizzo in base a queste e posso lavorare dalle otto alle dodici ore giornaliere, compresi i sabati e le domeniche, per poi magari avere dei giorni liberi fino a quando non mi arrivano le nuove pagine da colorare. Per quanto riguarda il mio approccio alla colorazione di una storia, tutto dipende dall’atmosfera che si vuole dare, quindi mi confronto il più delle volte con il disegnatore, ma anche con lo sceneggiatore e l’editor, e insieme decidiamo che tipo di sensazioni vogliamo trasmettere al lettore. Questo è il mio punto di partenza per la scelta della paletta cromatica.

Per me la tecnica è fondamentale, è quella che ti salva sempre. Puoi avere il colpo di genio o essere particolarmente ispirato una volta all’anno, ma tutti gli altri giorni è la tecnica che ti fa avere su ogni pagina un buon risultato. 

Sei anche illustratrice freelance. Parlaci di questo tuo altro lato artistico. 

L’approccio che ho con le illustrazioni è diverso da quello che ho come colorista. Qui non devo lavorare su disegni altrui e quindi confrontarmi con lo stile di un’altra persona, non devo rapportarmi con altri colleghi. Sono solo io e il foglio e quindi la mia libertà di espressione artistica è decisamente maggiore.

Come detto, lavori per la Marvel, da decenni uno dei maggiori brand mondiali nel campo dell’intrattenimento, a fumetti e non solo. Sono molti gli artisti italiani arruolati dagli editori del fumetto a stelle e strisce. Pensi che siano stati gli americani, in questo caso, a trovare l’America in Italia? Quale delle due parti, le grandi case editrici del fumetto e i talenti italiani, secondo te, ci guadagna di più dalla collaborazione? Ritieni che nel fumetto, come nel cinema, la grande industria USA dell’entertainment non possa che ricavare vantaggi a farsi “contaminare” dagli autori europei ed internazionali? E comunque, com’è per te rapportarti con una grandissima realtà come Marvel?

Io penso che non ci sia una parte che ci guadagni maggiormente. Penso che Marvel sia formata da tanti professionisti talentuosi nel loro campo, di diverse nazionalità. È vero, gli italiani non sono pochi, abbiamo una grande tradizione in questo settore, ma anche altri Paesi si stanno prendendo il loro spazio. Per me non è una questione di nazionalità, ma di essere in grado di lavorare bene per loro.

Certamente, le contaminazioni portano sempre alla nascita di nuovi stili creativi. Come dici tu, Marvel è una grande realtà, uno degli ostacoli maggiori è riuscire ad entrarci. Ricevono giornalmente maree di portfolio, quindi bisogna essere molto insistenti e determinati. Ricordo che quando ho ricevuto il mio primo lavoro ero emozionatissima, non ho dormito per una settimana. Ero troppo agitata, per la paura di non fare un buon lavoro. Paura che ho sempre, con la differenza che ora però riesco a dormire!

Mi piace molto il rapporto che si è creato con gli editor con cui mi interfaccio più spesso. Non li conosco di persona, ma il modo che abbiamo di comunicare è allo stesso tempo molto professionale e amichevole. Posso dire che sono fortunata ad aver collaborato con loro, sia dal punto di vista lavorativo che umano. Durante la quarantena mi sono sentita con alcuni editor. È stato speciale e in alcuni momenti perfino commovente parlare di quello che provavamo, dalle nostre paure al voler essere il più positivi possibile incoraggiandoci a vicenda.

Hai collaborato con Bonelli. Parlaci della tua esperienza con un colosso per definizione del fumetto in Italia. 

Per loro ho colorato solo due albi, ma posso affermare che per me è la miglior casa editrice italiana. In Bonelli sei in famiglia, rispetto al mercato americano ti trovi in un ambiente più protetto, con deadline meno massacranti. E quindi puoi vivere il tuo lavoro con meno stress. Amo il mercato americano, ma tornerei a lavorare volentieri per alcune loro testate per rivivere un po’ l’atmosfera di casa.

Lucca Comics ti vede ormai come presenza fissa. Come vivi, anno dopo anno, un evento così intenso e coinvolgente? Com’è il rapporto con i colleghi in quei giorni? Qualche aneddoto che vuoi condividere con noi?

Doveroso ringraziare Wacom, che gentilmente mi ospita ogni anno, anche se io vado a Lucca principalmente per incontrarmi e parlare con amici che altrimenti sentirei solo attraverso i social o su Skype, per telefono ecc…

Vivo in un piccolo paese, non ho colleghi che abitano vicino a me. Lucca è un modo per parlarci di persona, stare con loro, cenare insieme. Ho dei cari amici tra i miei colleghi e Lucca per me è una fiera speciale perché lì posso vederli tutti e conoscere sempre qualche nuovo artista. Sulla mia esperienza a Lucca Comics gli aneddoti sono davvero tanti, non saprei quale scegliere!

Tra i tanti personaggi, conosciuti e amatissimi, su cui hai lavorato ci sono the Punisher, gli X-Men, Spider-Man, l’universo di Star Wars, Hit-Girl. In quale di questi mondi ritieni di aver lasciato maggiormente il segno? E, viceversa, quale dei vari reami fantastici di cui ti sei occupata ha colorato maggiormente il tuo cuore finora?

Non ho la presunzione di pensare di aver lasciato un segno nell’immaginario di personaggi così forti e iconici. Quello che posso tranquillamente affermare è che ciascuno di loro, quando ci ho lavorato, ha segnato e arricchito me.

Sei teacher alla iMasterArt Academy di Torino. Quanto è importante insegnare agli artisti di domani ad essere disciplinati, a far crescere con pazienza, ad addestrare, il proprio talento? 

Insegnare mi piace molto. Cerco sempre di far capire che il lavoro dell’artista non è diverso dagli altri lavori. Molti pensano che in questo campo tu ti debba svegliare la mattina ispirato e che solo così potrai metterti all’opera. Invece no, come per qualunque altro mestiere, ogni giorno devi produrre, e quindi la disciplina, la tecnica, la costanza sono fondamentali.

Per capirci, non è affatto detto che il più talentuoso alla fine non venga superato da chi, all’inizio del corso, era meno dotato, ma dentro di sé aveva il cuore, la testa e la determinazione per diventare un professionista. 

Dopo l’origin story, è d’obbligo uno sguardo al futuro. Cosa pensi possano riservare a Giada Marchisio i prossimi numeri della storia della sua vita? Facci un piccolo trailer. Da writer, cosa ti piacerebbe metterci?

Onestamente? Non lo so, sono sincera. Nella mia vita ho avuto parecchi colpi di scena, davvero inaspettati. Ho sempre considerato il fumetto il mio paracadute. Mi ha salvato, mentre mi sentivo cadere nel vuoto dopo aver perso la possibilità di vivere il mio sogno di essere una ballerina. Il fumetto mi ha aiutato a rinascere, ad iniziare una nuova vita.

La mia speranza è di continuare a lavorare in ambito artistico, su progetti inerenti a ciò che ho studiato ed imparato a realizzare in questi anni, senza però fissarmi o pormi limiti. Il resto lo lascio alla vita, che sa sempre sorprendermi, e spero continui a farlo positivamente. Ti ringrazio per questa intervista e ringrazio tutti coloro che avranno piacere di leggerla. Grazie di cuore. Un caro saluto.

Grazie a te, Giada. Per regalare coloratissime avventure ai nostri personaggi preferiti, dando un contributo determinante nel renderne al meglio le complessità e la ricchezza dei caratteri.

E grazie, soprattutto, per aver preteso e ottenuto una vita a colori, in un mondo che troppo spesso vorrebbe invece grigie, standard, “normalizzate” le esistenze di molti, se non di tutti. In bocca al lupo per le prossime puntate della tua bella storia.

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