I cani là fuori

I cani là fuori di Gianni Tetti è un’ottima raccolta di Racconti con la “R”, mica seghe mentali!

I cani là fuori

Titolo: I cani là fuori
Autore: Gianni Tetti
Editore: Neo Edizioni
PP: 193
Prezzo: 17.00

Undici. Tanti sono i racconti che compongono l’opera di Gianni Tetti dall’originalissimo titolo I cani là fuorie proprio il concetto di cane è il filo rosso che collega queste undici perle di narrativa.

L’autore infatti apre la sua opera riportando dal vocabolario il significato alla voce “cane” ed il lettore incontra i vari significati ritornare nelle storie che si susseguono.

In questi racconti si modula una narrazione che spazia dall’allucinato al pulp più sfrenato, senza tralasciare la tensione tipica della migliore crime fiction, una narrazione che si mantiene sempre fluida e che non smette di stupire piacevolmente il lettore.

Il prevalere della narrazione in prima persona, oltre ed alcuni accorgimenti narrativi di certa sfiziosità, non fanno che rendere ancora più gradevole la lettura di questa raccolta.

Prendiamo per esempio due racconti molto diversi, per tematiche ed ambientazioni, tra loro: “Aureliano” e “E per il resto niente”. Il primo racconto apre la raccolta e narra una storia di vendetta tanto lucida quanto efferata e grottesca.

Come definireste un sicario che fa sbranare la vittima designa (che un tempo fu carnefice a sua volta) da topi giganti… che ovviamente azzannano la vittima a partire dai piedi? Il Tutto ambientato in atmosfere troppo Sugarpulp: bar malfamati e (pettegoli) paesini di periferia.

Nel racconto “E per il resto niente”, penultimo degli undici, l’atmosfera cambia completamente. La narrazione si sposta in un ambientazione che ha il sapore ed i ritmi del Sud Italia, un sud assolato dove il tempo non sembra aver mutato le dinamiche sociali del primo dopoguerra, nonostante ci siano i programmi di Maria De Filippi, l’MP3 e i coltelli dello chef Tony. Questo racconto parla delle disavventure di una famiglia composta da un vedovo con undici figli maschi e una femmina.

Un vedovo che si risposa con la donna delle pulizie ucraina. Un patriarca che dipinge magistralmente l’atmosfera narrativa con queste parole “…di giusto a questo mondo non c’è proprio un cazzo, figlio mio caro, e tutti cercano di fottere il prossimo e tutti prima o poi rimangono fregati”. La figlia femmina sarà oggetto di soprusi da parte della famiglia in cui verrà mandata a vivere, fino a che non gli ammazzerà tutti. Avete presente i coltelli dello chef Tony di cui sopra? Ecco li ficcherà tutti nella pancia di compare Bacciccia, dopo avergli mozzato uccello ed arti.

Come avrete capito la protagonista non è propriamente l’archetipo della sanità mentale, quindi l’escalation di eventi con cui procede il racconto non può certo annoiare.

Comprate questo libro perché è ottimo per il Vostro Settembre, ma soprattutto perché è un’ottima raccolta di Racconti con la “R”, mica seghe mentali!

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