I misteri di Borgoladro, recensione

I misteri di Borgoladro

I misteri di Borgoladro, la recensione di Linda Talato del thriller d’esordio di Filippo Semplici pubblicato da Newton Compton Editori.

I misteri di Borgoladro, recensione

Borgoladro era il male, nulla di più evidente. Puro e vivo. Lui l’avrebbe estirpato. Cosa ci poteva essere di sbagliato in questo? 

Non vi nasconderò nulla – o quasi – de I Misteri di Borgoladro, edito da Newton Compton, che segna l’esordio di Filippo Semplici nella grande editoria.

Non vi nasconderò nulla perché, nonostante sia un romanzo che mi è piaciuto molto, va detto che non è per tutti, o meglio, diciamo che è per “stomaci forti”.

Con una via di mezzo tra thriller, horror e romanzo psicologico, la storia tocca ambiti che io, personalmente, prima di leggerla non conoscevo, ovvero il deep web, gli snuff movies, le Red Rooms e tutta quella parte sommersa del web dove si commerciano illegalmente armi e droga, dove si reclutano terroristi e, come vedremo nella storia, molto altro ancora.

Una vacanza romantica in Toscana… oppure no?

I protagonisti, una coppia di giovani fidanzati, sono tutto fuorchè frequentatori dei sordidi ambienti di cui parlavo sopra, anzi: belli, innocenti, per bene, e pure religiosi, Orlando ed Elise non immaginano neppure lontanamente cosa li attenderà nella loro romantica vacanza in Toscana.

Già perché l’ambiente che fa da sfondo alla storia non è una qualche metropoli americana, il “peggiore bar di Caracas” o una periferia malfamata, ma un posto italianissimo e dove la maggior parte di noi ha passato almeno un weekend.

Sì perché, se siete amanti della Toscana e la conoscete bene come me, vi assicuro che questa storia vi destabilizzerà un attimo, e magari ci ripenserete la prossima volta che andrete a fare due passi a San Giminiano o a Volterra.

L’autore conosce bene gli ambienti di cui parla, tanto da riuscire a ricreare una location totalmente inventata, Borgoladro appunto, che apparentemente non è nulla più ne nulla meno del classico paesino toscano, dove il tempo sembra essersi fermato, catapultando il visitatore in paesaggi bucolici e campagne che si stendono a perdita d’occhio.

Come dice il titolo, però, Borgoladro nasconde un segreto. 

Il paese è abitato da una comunità di insospettabili nonnetti, anziani che ispirano sentimenti di fiducia, con nomi e professioni che richiamano alla tradizione: Gino Malcuori, il fabbro, e la moglie Gertrude, l’anziana vedova Assunta, il macellaio Oreste e sua moglie Dina, Faina, che va a caccia accompagnato dal fedele cane Snoopy, Romolo il calzolaio e sua moglie Primetta, Raimondo il barista e la moglie Bruna, Cecco Bucalossi che fa l’olio più buono di tutta la Valdensa, e sua moglie Beatrice, e per finire, Amedeo Beccamorti, una sorta di “capovillaggio”, visto che a Borgoladro sembra non ci sia un sindaco.

Ognuno di loro potrebbe essere un amico o un’amica dei nostri nonni, un vicino di casa, la persona che ci stringe la mano in chiesa…

Il mondo al di fuori non era di loro interesse, forse perchè non sarebbero mai riusciti a capirlo fino in fondo, o anche solo a raggiungerlo. Mentre l’universo era in espansione, Google progettava le sue driverless car, il Cern di Ginevra proseguiva la ricerca della particella di Dio e “Nature” annunciava la scoperta di un nuovo antibiotico, Borgoladro se ne restava fermo, immobile, sospeso nel tempo, e non voleva essere disturbato. Riposava rassicurato dalle sue poche ma solide certezze nell’angolo di mondo che si era ritagliato; si nutriva di sé stesso senza scomodare la società o la più moderna civiltà, senza rimpiangere la mancanza di progresso.

A Borgoladro si entra, ma non si esce

Borgoladro, dove l’ignaro turista al massimo si aspetta di fare due passi e acquistare una bottiglietta d’acqua in un bar per poi ripartire alla volta della prossima meta, è in realtà “l’ultima fermata”, game over. Perché a Borgoladro si entra, ma non si esce.

Non farò alcuno spoiler, sarebbe davvero un peccato, ma devo anticiparvi che non mancheranno gli omicidi, e anche piuttosto macabri, accompagnati da un’atmosfera che a tratti fa quasi pensare al mondo del paranormale.

«Chi c’è oltre a te? Dove si nascondono? Quanti sono?».

Beccamorti divenne paonazzo. «Quanti sono, dici?». Ecco comparire il vecchio ghigno omicida. «Centinaia», scandì lentamente.

È impazzito?

Orlando gli rifilò un altro calcio nelle costole. «Mi prendi per il culo! E dove sarebbero?»

«Dappert… dappertutto», rispose il gigante sibilando e girando il capo.

Spettri, questo ciccione si riferisce agli spettri! Ai fantasmi delle loro vittime!

In realtà, Orlando si renderà conto di come il pericolo a Borgoladro sia molto più reale di quanto crede e proprio lui, il protagonista, compirà il classico percorso che in narrativa viene chiamato “il viaggio dell’eroe”, però stavolta in negativo.

In negativo perché il giovane si troverà a fronteggiare le sue peggiori paure, che faranno emergere demoni interiori di cui lui stesso neppure sospettava l’esistenza, e al termine di questa storia il nostro eroe si ritroverà profondamente cambiato, come se il “vecchio” Orlando non esistesse più e fosse morto, per lasciare il posto a una persona completamente diversa.

Il perché abbia voluto narrarci una storia che tocca queste tematiche, l’autore ce lo dice nella nota finale, dove spiega:

«Niente più riesce a terrorizzarmi»: questo mi sono ripetuto fino a sette anni fa, quando ho conosciuto la paura, quella vera.

Il giorno in cui è nato mio figlio.

E no, non ci sono state complicazioni di alcun tipo, semplicemente ero diventato padre. Per la prima volta mi rendevo conto del mondo in cui avrei dovuto crescere un bambino, del mondo dal quale avrei dovuto proteggerlo e nel quale, un giorno, avrei dovuto lasciarlo camminare da solo.

Che ci crediate o no, questo libro nasce dalla paura.

Per noi, per i nostri figli, per le insidie che troppo spesso proliferano dove non dovrebbero.

Io non sono genitore, ma ho colto in pieno il messaggio che Filippo voleva lanciare con I misteri di Borgoladro.

Non posso esimermi dal dire che si tratta senza dubbio di un bravo scrittore e – glielo auguro – di una promessa nel panorama degli emergenti.

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