Il cimitero di Venezia, la recensione di Claudio Mattia Serafin del nuovo romanzo di Matteo Strukul pubblicato da Newton Compton Editori.

Il cimitero di Venezia di Matteo StrukulUn Canaletto detective: ecco chi è il protagonista della nuova saga dello scrittore Matteo Strukul, che rielabora così la figura biografica del pittore veneziano, ovverosia Giovanni Antonio Canal.

Il grande protagonista della storia dell’arte (1697-1768), lo si ricorda qui, è stato un pittore vedutista, che è vissuto e ha operato a Venezia durante il Settecento; elaborò uno stile del tutto personale, concernente le vedute della città, del suo entroterra, incontrando il favore di pubblico e critica, sia pur altalenante durante la sua lunga carriera.

Venezia, in quel periodo storico, è una potenza commerciale, e ciò è ben tratteggiato nella narrazione di Strukul.

L’indagine

Tuttavia, la città è infestata dal freddo, da sciagure criminologiche, da un’epidemia di vaiolo: un paesaggio tetro, che rimanda a immaginari quasi fantastici, distorti, steampunk, come si legge a pag. 99:

(…) Antonio rivedeva il destino di Venezia, consumata dal vizio, decimata dall’epidemia di vaiolo, imprigionata nella morsa di un gelo che pareva senza fine e attraversata da oscure trame che rischiavano di porre in pericolo il suo fragile equilibrio.

In questa sede, Canaletto viene incaricato da Doge di indagare su una morte sospetta, che nella sua verificazione ricorda un’opera rappresentata da Giovanni Antonio; un investigatore quantomeno particolare, osserva ironicamente Strukul. Per una volta, si tratta di un pittore, in luogo del tradizionale inquisitore / rappresentante dell’ordine pubblico, eccetera. Non vi è solo l’ambientazione torbida, ma anche un ricco cast di personaggi, ottimamente caratterizzati, così tipici della narrativa epica.

Tuttavia, l’Autore rispetta attentamente la struttura del mystery, i cui dilemmi vengono sciolti negli ultimi capitoli del volume in esame, con una serie di colpi di scena e di attribuzioni di cattive gesta a personaggi che abbiamo imparato a conoscere durante la lettura.

Conclusioni

Interessante il profilo letterario dell’artista, preso com’è anche da difficoltà logistiche, le spese da sopportare, le commissioni da procacciarsi, la decenza di presentarsi come si deve negli ambienti che contano.
Canaletto non rinuncia a sopportare le difficoltà di vita, purché vi sia un fine ultimo, più alto, come si legge a pag. 295:

(…) ma io credo nella bellezza e nella grazia e nella possibilità di riuscire a sopravvivere con la forza dei sogni e dell’arte. Non per sempre ma magari ancora per un po’. Solo per un po’.

Rivolge queste parole a un personaggio femminile particolarmente affascinante, relativamente al quale si rimanda alla lettura; Strukul è già autore di numerosi romanzi storici, ottimi strumenti di divulgazione culturale e antropologica, tra i quali spiccano i volumi dedicati ai Medici e a Dante Alighieri.