Il colore dell’odio, la recensione di Corrado Ravaioli per Sugarpulp MAGAZINE del romanzo di Alex Zetner pubblicato da 66thand2nd.

Il colore dell'odio, recensione

  • Titolo: Il colore dell’odio
  • Autore: Alex Zetner
  • Editore: 66thand2nd
  • PP: 400

Suprematismo bianco e razzismo. Senso di colpa e redenzione. Sono alcuni dei temi affrontati ne Il colore dell’odio, notevole thriller di Alex Zetner edito da 66thand2nd. Un libro che al di là dell’etichetta di genere contiene un’approfondita analisi antropologica.

Aiuta a capire da vicino le ragioni (forse di ragione c’è poco) dei suprematisti e osservare con un occhio più consapevole le pagine di cronaca che arrivano dagli Stati Uniti, come il recente assalto a Capitol Hill.

Una piccola comunità nello Stato di New York

Ci troviamo in un piccolo centro dello Stato di New York. Jessup, brillante studente e atleta di spicco della squadra di football del liceo, sogna un futuro lontano da quella comunità. Vuole allontanarsi da una condizione di vita precaria, ma soprattutto dall’influenza negativa del patrigno che lo ha allevato nel culto della Santa chiesa dell’America bianca.

Il suo ritorno a casa dopo quatto anni di carcere accende tensioni che giacevano sopite. Jessup deve decidere se accogliere colui che ha salvato la madre dall’alcolismo e gli ha dato una sorellina che ama alla follia, oppure chiudere i legami con i familiari e allontanarsi dai giudizi di una comunità soffocante. È una scelta difficile perché David John, questo il nome del patrigno, incarna due immagini, quella del padre affettuoso e gran lavoratore e quella del suprematista, fedele alla causa.

Prima ancora di poter scegliere, il giovane si troverà coinvolto in un violento diverbio con un avversario, un running back di colore, che lo accusa di averlo aggredito sul campo perché nero. Nello spazio di una notte, la vita di Jessup prenderà un corso non previsto.

Attraverso una prosa vivida e appassionante, Zentner apre una porta nascosta sul lato privato dei suprematisti. Chi sono nella vita di tutti i giorni, cosa fanno. Ciò che appare è una quotidianità molto comune. I cultori della razza praticano sport, vanno alle feste, si innamorano e mettono su famiglia. Sono dediti al lavoro e vanno a caccia nel week end.

È tutto apparentemente normale, salvo il fatto che ogni domenica si recano in chiesa per pregare e sostenere la supremazia dei bianchi rivendicando una serie di diritti inesistenti. Per farlo si dicono disposti a utilizzare ogni mezzo necessario, anche con l’uso delle armi.

Un romanzo di grande attualità

E in questo caso le notizie dell’ultimo anno provenienti dagli Stati Uniti confermano l’incredibile attualità del romanzo. L’autore canadese tratteggia il profilo di alcuni membri di questa comunità, che è fittizia ma prende chiaramente spunto dalla realtà: alcuni sono esaltati, altri sono soggiogati dalla forza del gruppo, altri ancora nascondono interessi personali dietro la maschera della causa suprematista.

La storia di Jessup mostra le enormi difficoltà incontrate da chi si trova a crescere in un contesto vocato all’odio razziale, e i pregiudizi e il sospetto di chi vede questa realtà dall’esterno.

Durante la lettura, scopriamo il rapporto del giovane con gli amici, i familiari, le conoscenze esterne alla comunità suprematista. Nonostante un’inclinazione personale contraria ai valori dell’odio razziale Jessup non riesce a smarcarsi completamente dalla propria comunità di origine.

Dalle radici, dai legami di sangue. In seguito all’arresto del padre si era allontanato dalla chiesa, senza aver mai tagliato del tutto i legami. “È complicato”, ripete spesso nel corso del romanzo, ogni volta che gli viene chiesto se appoggia o meno le istanze della chiesa suprematista. A conferma delle difficoltà incontrate nel prendere distanze da un gruppo che ha la forza, a livello di coercizione psicologica e non solo, di una setta.

Il colore dell’odio mostra quelle zone oscure in cui l’uomo, in barba alla legge, alla scienza e all’evoluzione culturale, continua a fomentare l’odio e la sopraffazione come forma di sopravvivenza primitiva.