Il fratello buono, la recensione di Corrado Ravaioli del romanzo di Chriss Offutt pubblicato da Minimum Fax.

Il fratello buono, recensione

  • Il fratello buono: Chriss Offutt (titolo originale: The Good Brother)
  • Editore: Minimum fax
  • Traduzione: Roberto Serrai
  • PP:

Virgil Caudil è il fratello buono, morigerato e tranquillo. Boyd era il piantagrane, amava bere forte e giocare d’azzardo. Fino a quando ha incontrato la persona sbagliata, ed è stato ammazzato.

Tutti sanno chi è l’assassino, e si aspettano da Virgil una risposta immediata. Glielo dicono il postino, la sorella e il cognato. Lo spronano anche sconosciuti che hanno sentito parlare del fratello.

Ma Virgil non è abituato a comportarsi in questo modo. È un uomo mite, ha sempre condotto una vita ordinaria e teme di innescare una spirale di violenza.

In Kentucky il senso di appartenenza familiare è qualcosa che trascende la legge, tanto che le forze dell’ordine lasciano ai parenti il compito di gestire situazioni del genere.

Un autore di culto

Parte da questo conflitto interiore Il fratello buono di Chris Offutt, edito da Minimum Fax, che in Italia ha raccolto un nutrito gruppo di appassionati grazie alle pubblicazioni precedenti, tra cui Country dark e  Nelle terre di nessuno.

Ancora una volta, gli amanti dell’autore statunitense ritroveranno l’immaginario tracciato in altri libri. Quell’America povera, arcigna e violenta, immersa in una natura a tratti selvaggia e primordiale, i cui echi si riverberano nella cronaca di tutti i giorni.

Più vedeva il mondo al di là delle colline e meno avrebbe voluto restarci in contatto.

Tra i boschi del Kentucky

Offutt ci porta tra i boschi del Kentucky a pochi giorni dall’omicidio di Boyd. Entriamo in confidenza con il protagonista Virgil, lo osserviamo nella sua routine e seguiamo da vicino gli incontri che lo aiutano a meditare una scelta dolorosa ma inevitabile, in particolare agli occhi degli altri.

Una scelta che mette a dura prova la sua integrità perché la vendetta non fa parte del suo carattere. Al contrario del fratello, non ha mai conosciuto la violenza da vicino.

Avrebbe voluto che suo fratello fosse vivo, e che potesse consigliarlo. Sarebbe stato geloso, perché a Virgil era toccato il divertimento della vendetta. Era un compito più adatto a Boyd.

Decide di spostarsi e cominciare una nuova vita in Montana, terra aspra e rocciosa, profondamente diversa dal Kentucky e le sue conche tra i boschi. Virgil troverà solo un’apparente tranquillità perché il luogo contiene profonde sacche di resistenza al progresso e cova un odio profondo.

Su quelle rocce infatti vive una piccola comunità in aperto contrasto alle istituzioni, tra deliri complottisti e progetti rivoluzionari, antesignani dei suprematisti bianchi e i Proud Boys di cui sentiamo parlare oggi. In questo nuovo contesto il protagonista si trova costretto a cambiare pelle, cercando una forma di assimilazione.

Verrà accolto ma conoscerà da vicino la violenza e l’odio razziale, la propaganda di estrema destra ma anche forme di affetto insospettabili.

Il fratello buono, tra conflitti morali e decisioni impossibili

Il fratello buono è un libro sui conflitti morali e la necessità prendere delle decisioni assumendosi l’onere delle conseguenze. Una storia che riflette sulla violenza congenita nella natura umana.

In questo romanzo scritto nel 1997, a pochi anni di distanza dalla strage di Waco e altri casi simili, Offutt racconta in maniera molto credibile lo stato di abbandono e degrado che caratterizza molte comunità dell’America profonda, dove i giovani crescono con il fucile in mano, vittime di ignoranza e paura.    

Ancora una volta, la natura è assoluta protagonista della storia, al pari di Virgil. Si tratta di un marchio di fabbrica dell’autore, che riesce a disegnare grandi e maestosi spazi con descrizioni molto vivide.

In questo caso forse si dilunga troppo, rispetto alla giusta misura delle opere successive. Al netto di qualche divagazione, Il fratello buono resta un romanzo appassionante, quasi avventuroso, che regala personaggi memorabili, scolpiti nel legno del Kentucky, e battute fulminanti.

Questo paese non è più quello che era, da quando Elvis si è arruolato.

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