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Il Ladro di Nebbia, la recensione

Il Ladro di Nebbia di Lavinia Petti, la recensione di Daniele Cutali per Sugarpulp MAGAZINE.

il-ladro-di-nebbia-lavinia-petti-longanesi-recensioneTitolo: Il Ladro di Nebbia
Autore: Lavinia Petti
Editore: Longanesi
Pagine: 428
Prezzo: 14,90

Giovani leve letterarie avanzano. Lavinia Petti, napoletana classe 1988, fa parte di queste a pieno titolo insieme a, giusto per fare qualche nome, il fenomeno Leonardo Patrignani (1980), Giulia Gubellini (1989) o Iacopo Barison (1988).

Redattrice di Fuori Posto, spazio d’approfondimento on line riguardante letteratura, musica, fumetti, sport e tutto ciò che riguarda le passioni che fanno sentire “fuori posto” certa gioventù eterna Peter Pan in mezzo al mainstream artistico, o cosiddetto tale, che rappresenta l’attualità, Lavinia ha condotto anche molte interessanti videointerviste ad autori di fumetti e musicisti indie, non occorre dirlo, molto giovani nel panorama odierno ma anche a qualcuno molto famoso.

Approdata a Longanesi quasi per caso, dopo vari tentativi da parte della casa editrice di contattarla in seguito alle poche pagine inviate in valutazione, Il Ladro di Nebbia diventa quindi il suo romanzo d’esordio, in una lussuosa edizione hardcover.

Come lo si potrebbe definire, inquadrare? No, questo romanzo non rientra in alcun paletto. Situazioni reali al limite della misantropia, fantasia galoppante, c’è un po’ di weird e fiaba, delicatezza narrativa e voli pindarici in luoghi cupi e tenebrosi.

Un romanzo che rientra nel fantastico con un profondo velo di metafora che lo tiene legato allo scorrere incessante della quotidianità, ovvero la memoria corta dell’umanità.

Il protagonista è Antonio M. Fonte, uno scrittore dall’immaginazione ipertrofica, strabordante.

Durante l’infanzia ha vissuto alcune situazioni che lo hanno segnato in profondità (Freud docet?) e gli hanno fatto sviluppare un’asocialità spiccata, che rasenta la sociopatia.

A farne le spese è il suo agente letterario e chi cerca di avvicinarlo. L’ambientazione è Napoli ma non il solito capoluogo partenopeo ricco dei luoghi comuni folkloristici conosciuti in tutto il mondo.

È una Napoli a tinte fosche, misteriose, o perlomeno i colori ci sono ma è probabile che il protagonista non li veda. Dopo la scoperta di una lettera particolare, che risale a una ventina d’anni prima, lo scrittore s’imbarca nel classico viaggio dell’eroe alla ricerca della propria memoria.

Sì, perché la lettera che ha ritrovato è indirizzata a una donna che forse non ha mai conosciuto ed è stata spedita da… lui stesso. Ma non ricorda proprio nulla di nulla, manco avesse condotto una vita parallela.

La premessa è molto buona e le pagine scorrono in fretta per tentare di capire cosa è accaduto in passato ad Antonio Fonte.

Soltanto che, a un certo punto, si viene catapultati in un mondo di pura fantasia, tessuto la cui trama esiste soltanto nelle mente dello scrittore. E qui la lettura rallenta un pochino e trova qualche ostacolo. Non perché la trama s’imbruttisca, tutt’altro.

Antonio Fonte vive un bella avventura, da eroe appunto, e riscopre parecchie cose di se stesso e delle sue radici attraverso un percorso di accrescimento interiore.

È l’enorme distacco dalla realtà iniziale di Napoli che appare un po’ forzato, come fosse una giustificazione per partire alla ricerca delle memorie perdute del protagonista.

Poi, forse, un peccato veniale di tutti i romanzi d’esordio è quello di voler comprimere troppi avvenimenti, troppe situazioni, c’è troppa urgenza comunicativa. Questo può essere un difetto o meno, a seconda di chi legge, ma Il ladro di nebbia rimane un bel romanzo molto ben scritto.

Quel che conta è il significato recondito della storia che ci narra Lavinia Petti, ovvero la paura di dimenticare ed essere dimenticati. Il focus sta tutto qui.

Tutto è migliorabile e di sicuro ne Il ladro di nebbia ci sono alcune cose da migliorare, ma è un libro da leggere, intrigante, ricco di fiaba e luoghi occulti da esplorare in una specie di Napoli-di-sotto, per citare qualche tratto in comune con i colori e i profumi di Neil Gaiman.

Chi ama volare sulle folli ali della fantasia lo amerà. Ricordiamo che Lavina è stata anche ospite d’onore nel secondo volume dell’antologia di racconti Multiversum Stories curata da Leonardo Patrignani, creatore della trilogia del Multiversum (Mondadori).

 

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