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Il mondo secondo Jeff Goldblum

Il mondo secondo Jeff Goldblum, la recensione di Matteo Marchisio

Il mondo secondo Jeff Goldblum, la recensione di Matteo Marchisio della nuova docuserie targata Disney+.

 What a time to be alive…

A un centennio dell’epidemia di spagnola, nell’era del progetto Starlink voluto dal grande-e-potente Musk, tra eserciti di esperti in gestione crisi, legioni di infettivologi, crociate contro quarantene sacrosante, gli umani abbonati a Disney+ di quest’era geologica hanno la fortuna di potersi godere The World According to Jeff Goldblum, Il Mondo Secondo Jeff Goldblum.

Otto episodi sfornati attualmente, a fronte di un totale di 12 previsti per la prima stagione, di una questa nuova docuserie per famiglie in cui Jeff Goldblum scava in quei microcosmi che animano convention, fiere, sagre, in cui enormi collettività si riuniscono per confrontarsi su passioni comuni.

Jeff Goldblum dimostra a colpi di venti minuti per volta la complessità di indotti industriali basati sul miglioramento continuo di cult come: il gelato, il denim, la bicicletta, la scarpa da ginnastica, il barbecue, i videogame

Beni di consumo così ricchi di storia e passione che sarebbe impossibile immaginare un mondo senza di essi. 

Pezzi di vita quotidiana che il sentire comune vedrebbe al massimo idolatrabili da nicchie nerd, che puntualmente vengono coinvolte dal grande Jeff dimostrando, ancora una volta, come dietro i consumi di massa abitino curiosità, sensibilità e intelligenza.

Perché in fondo se genuinamente, e soprattutto spontaneamente, gruppi di umani si raccolgono intorno a un oggetto, riconoscendone la complessità, allora si sta generando qualcosa di popolare, forte, resistente. In una parola: pop.

Il buon Émile Durkheim di certo alzerebbe un hig five! a Jeff, che risponderebbe al volo con le sue manone: quel tripudio di imprenditorialità, il flusso che scaturisce da indotti economici sani, vite umane che trovano in manufatti di altri umani elementi iconografici che ne aiutano a definire l’identità e momenti sociali è cultura allo stato primordiale.

Le puntate sono frizzanti e veloci, simpatiche e per nulla infantili: perché siamo in casa Disney, signora del visual colorato, e perché il secondo partner dell’impresa è il gruppo National Geographic, core della semplicità divulgativa di Il Mondo Secondo Jeff Goldblum.

La narrazione è un pacchetto collaudato per grandi e piccoli: a inizio puntata Jeff ci rivela la nostalgia per un oggetto del suo passato o una sua passione per qualcosa, poi la riflessione trascende e parte il viaggio della docuserie: un po’ di storia, lo stato attuale dell’arte, le sottoculture, il futuro…

Un prodotto Nation Geographic spinto non da un divulgatore scientifico, ma da una star famosa nei panni di sé stessa, genuina, che coinvolge lo spettatore con la sua vicinanza emotiva con cosa sta presentando, mischiando realtà storiche e dati scientifici con aneddoti personali: il Jeff che Goldblum mette in scena è sempre simpatico e appassionato. 

Il Mondo Secondo Jeff Goldblum ha tutte le carte in regola per poter inglobare i miliardi di oggetti che ci circondano, perfettamente invisibili ma senza dei quali nessuno potrebbe vivere.

Lunga vita a Il Mondo Secondo Jeff Goldblum!

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