Il potere del cane di Don Winslow, la recensione

Il potere del cane

Il potere del cane di Don Winslow è un capolavoro da non perdere. La recensione di Matteo Marchisio.

Il potere del cane di Don Winslow, la recensione di Matteo Marchisio
  • Titolo: Il potere del cane
  • Autore: Don Winslow
  • Editore: Einaudi
  • PP: 714
  • Prezzo: 22,00 euro

Ci sono quegli scrittori di cui chi ne capisce, ne parla benissimo. Si sa che è gente capace di grandi storie, prima ancora di far atterrare un loro romanzo sul comodino. Gente che ha praticamente definito un genere.

Don Winslow è uno di questi e Il potere del cane il romanzo che dà il via a una trilogia potente e complessa, in grado di mettere in chiaro quanto un grande narratore debba essere capace di costruire belle trame a partire da una conoscenza assoluta del mondo in cui fa muovere i propri personaggi.

Il potere del cane, insieme a Il cartello e Il confine scava nel mondo dei narcos e il loro rapporto con gli Stati Uniti, tra il 1975 e gli anni 2000.

La miglior feature di Winslow è che non è troppo mainstream.  È un grande scrittore di crime, un professionista forte di anni di documentazione e armato un’affilatissima abilità di narratore, che vive della sua abilità di pubblicare storie che lo incastonano nella nicchia dei maestri di genere.

Art Keller, metà messicano metà americano, è un protagonista convinto delle proprie azioni, solitario e invisibile servitore dello Stato che ha votato la propria vita alla distruzione del cartello di Sinaloa dopo un’esperienza in Vietnam come operativo della CIA.

 Keller, in quanto agente della DEA, fin dagli anni ’70 bazzica le missioni di contrasto all’importazione di stupefacenti attraverso il confine tra Messico e California, arrivando a partecipare in prima persona alla distruzione fisica dei campi di papavero in mimetica e fucile d’assalto.

 Il potere del cane ci porta nel cuore delle giungle colombiane, facendo sperimentare tutta la tensione e la complessità di operazioni clandestine, gestite da agenzie americane che, in nome della giustizia e la lotta al narcotraffico, armano e addestrano commando presi in prestito dalla mafia o del governo in carica, dando vita a organizzazioni paramilitari in grado di decidere il destino di una nazione.

Complottismo allo stato puro, ma di qualità dal momento che molte delle operazioni citate e descritte furono davvero messe in atto in un’epoca in cui gli Usa usavano tutto il favore degli stati fantoccio fascisti imposti per contrastare il potere sovietico in crescita nelle campagne colombiane o venezuelane.

I personaggi secondari hanno la stessa presenza scenica di Art Keller e consentono di osservare gli stessi eventi da punti di vista diversi, ma non meno complessi, dando la possibilità di scoprire il mondo dei narcos dagli occhi di una escort di lusso e da un sicarios pentito.

Per quanto alcune situazioni siano immaginabili e il personaggio femminile di Nora Hayden abbia un che di già visto, lo stile sempre graffiante, violento e diretto fanno vivere i pochissimi momenti vagamente telefonati con lo stesso patema che avremmo se non avessimo mai sfiorato scene di sesso o sparatorie.

Don Winslow non risparmia tecnicismi in spagnolo, nomignoli con cui nel gergo della strada i narcos definiscono rituali, uomini di fiducia, compagni di omicidio e tutta la galassia di ruoli che fioriscono nella sottocultura del contrabbando.

Il potere del cane evapora perfino tra le zampe dei lettori meno voraci per la capacità di Winslow di creare qualcosa che rapisce, colpisce, gronda sangue senza scusarsi di nulla, forte del fatto che da qualche parte del mondo qualcuno sta vivendo qualcosa di maledettamente simile a ciò che si sta leggendo infossati tra i cuscini del divano.

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