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Incontri ravvicinati di tipi fuori

È successo che eravamo sulla jesolana perché dovevamo andare a prendere la bamba. Eravamo io, il Gippo, la Ale e la Betta, che si era calata di non so che roba prima di partire e ora collassava sui sedili di dietro.

Circa a qualche chilometro dal distributore, Gippo dice che c’è qualcosa che non va perché, in genere, la jesolana di sabato pomeriggio è piena di camper di tedeschi e olandesi che vanno al mare a raffreddarsi il culo e invece oggi non c’è un cazzo di nessuno.

Io gli dico che magari stanno tutti mangiando e non mi preoccupo, anche perché prima mi ero tirato una riga ed ero su come un campione.

A metà strada, o così mi pare, succede che vediamo una testa che sbuca dall’asfalto. Voglio dire, la vediamo tutti e quattro, anzi tutti e tre perché la Betta era presa peggio che una pozzanghera.

Siccome non avevamo preso acido o roba così, che tanto è dai ’90 che non va più di moda, comincio a preoccuparmi anch’io e Gippo dice che l’aveva detto che c’era qualcosa di strano. Fermo la Clio a un metro circa dalla testa e scendiamo a vedere che merda è quella roba.

È proprio una testa e sembra anche viva, cioè: lo è proprio perché ci parla.

Sapete in quei film dove si vedono gli arabi che seppelliscono dei tizi nella sabbia per ucciderli col caldo? Sembrava una roba da arabi così. Il tizio era stato sotterrato nell’asfalto.

Gippo dice che forse il caldo ha squagliato la strada e il tizio con la testa fuori ci si è immerso per sbaglio, poi è venuto freddo e l’asfalto gli si è solidificato attorno prima che ci affondasse del tutto.

“No”, dice la testa, cioè il tizio, “guardate, ce ne sono altri.”

Il poveraccio non dice puttanate: ci sono circa una dozzina di teste più in avanti, teste che si muovono e si lamentano, che sbucano dall’asfalto della jesolana.

“Sono anche nell’altra corsia” dice Gippo, “che figata!”

M’inginocchio vicino alla prima testa e chiedo che cazzo succede. Il tizio, che penso sia sconvolto, dice che era in macchina quando ha visto tanta luce e si è trovato così.

Gli dico che la droga fa male e Gippo ride.

Ale dice che chiama la polizia e ha già l’iPhone in mano, ma io le dico che se lo fa è una puttana perché con tutta la roba che abbiamo in macchina se arrivano gli sbirri finiamo anche in galera e io in mezzo ai mau-mau non ci torno più.

Gippo propone di trovare una cabina e fare una chiamata anonima come nei film.

A me sta bene ma la testa ci dice di non lasciarli soli perché stanno male, lì sotto. Io dico di non preoccuparsi che fra un poco arrivano le ruspe e li tirano tutti su e poi magari li portano al mare.

La testa si lamenta ma la non cago più. Entriamo in macchina, facciamo inversione e andiamo in cerca di una cabina.

La Betta, che si è svegliata, chiede cosa c’è e io le dico che non c’è niente e quella torna a collassare di bruttissimo.

Arrivati al distributore di nuovo vediamo una grande luce anche noi, come quando ti fai un popper, e sentiamo una sensazione come di risucchio. Io penso che forse la bamba potevamo anche andarla a prendere un altro giorno e poi mi ritrovo in una sala grande, tutta bianca e rotonda, con lucette blu e rosse che si accendono sui muri.

Assieme a me ci sono gli altri e la Betta collassa ancora buttata per terra come uno straccio. Gippo dice che siamo in un ufo come in X-files e che adesso ci devono mettere qualcosa nel culo.

Io dico che l’unica cosa che potrà mai entrare nel culo sono gli ovetti kinder di coca prima di salire in aereo. La Ale la vedo prendersi una chicca per calmarsi ma non penso sia una buona idea perché qui è un down continuo.
Si apre una porticina davanti a noi e vengono fuori degli ometti come gli X-files: piccoletti, grigi, con gli occhi grandi.

L’unica cosa è che mentre, mi pare, nei film, gli alienini sono sempre nudi, questi qui hanno una tutina rossa e nera. Gippo dice che sono milanisti e a me viene quasi da ridere.

Insomma, questi mostrini vengono verso di noi con la mano alzata. Io alzo la mano e faccio il segno di Spock, quello con la mano che si apre. Poi vedo che loro hanno tre dita e non lo possono fare.

Uno degli alieni, che sono tre, ha una specie di coroncina di tubetti in testa e penso sia il capo. Si avvicina e mi dà tre specie di cuffiette come per il walkman. Fa segno come di mettersele sulle orecchie, anche se lui non ha le orecchie: solo due buchini. Mi metto la mia e do le altre ai ragazzi, tranne a Betta che è per terra e ronfa ma tanto l’alieno ce ne ha dati solo tre di affari.

L’alieno capo parla e io capisco.

“Veniamo in pace” dice.
“Che la pace sia con voi” dice la Ale, che non penso abbia capito tanto bene la situazione. Ma forse è solo fuori.
“Chi siete?” chiede il Gippo.
“Siamo gente di un pianeta che ruota attorno alla stella che chiamate Toliman.”

Gippo tira una bestemmia che fa rima con Toliman e l’alieno fa una strana espressione come, non so come dire, come se la sua faccia fosse una spugna e qualcuno la strizzasse. Poi torna normale.

“Abbiamo dovuto portarvi qui perché correte un gran pericolo” continua l’alieno.
“Gli sbirri!” dice la Ale. Io le faccio un gesto come dire di stare zitta.
“No” l’alieno capo sembra stupito. Io penso che siamo troppo fuori, tutti forse tranne il Gippo che si sta tirando su una canna in automatico. L’ho visto spesso così: tira su il cannello, lo fuma e poi non sa di averlo fatto e se ne tira su un altro.
“C’è un nostro fratello che purtroppo è diventato corrotto e usa la nostra scienza per farvi del male” continua il capo.
“Cioè, cerca della sostanza tipo droga nel nostro corpo?” chiedo io, ricordandomi quel film con quel tipo che mi pare fosse quello che ha fatto Ivan Drago. L’alieno non capisce.
“Combina degli… scherzi ai terrestri. Come quelli che avete visto.”
“Ah: i tizi nella strada” fa Gippo.
“Sì” dice l’alieno e china la testa.

Siccome non mi piace di vedere la gente in down, che poi lo attacca a tutti, gli dico: “Stai su fratello, che tanto se non si risolve oggi si risolve domani”.

Il mostrino pare che sorride e a me viene da tirargli una pacca per amicizia ma poi penso che con la forza della bamba magari gli tiro via il braccino. La Ale, intanto, si è avvicinata a uno dei due altri alieni e gli parla.

“Come ti chiami, bambino?” dice, e da lì capisco che è partita.
“Mona” risponde l’alieno. A Gippo parte una risata ma si trattiene, mettendosi una mano davanti alla bocca. Ale non ce la fa e si mette a spanciarsi in faccia all’alieno, che la guarda con la faccia come ha fatto il capo prima, come una spugna strizzata.
“Mona dalle nostre parti vuol dire tipo fica” spiego io al capo.
“Cos’è tipofica?” mi chiede quello e io rispondo: “Vuol dire tipo l’organo sessuale delle donne. Quello per fare i bambini, no?”

Faccio il gesto a stantuffo con la mano per farmi capire meglio. Il capo sembra capire e anche l’alieno che si chiama Mona. La situazione si rilassa un poco, ma Ale piange da quanto sta ridendo. Le dico di smetterla e Gippo le dice che è bruciata perché se gli alieni si incazzano ci ficcano robe nel culo.

“Adesso stiamo inseguendo il nostro fratello corrotto. Stava per catturarvi e farvi del male, ma noi siamo arrivati prima.”
“Grazie mille maestro” fa Gippo. “Ma com’è che non abbiamo visto niente? Voglio dire, non è che guardavamo nel cielo ma qualcosa la dobbiamo aver vista.”
“È strano,” dice il capo “dovreste aver visto due di quelli che chiamate dischi volanti.”
“Ma magari non ci abbiamo fatto caso” dico.

La Ale intanto si avvicina a Mona e gli dice se vuole prendersi qualcosa così la scusa perché si è comportata male. Io dico alla Ale di non dargli a Mona la droga che magari gli alieni che cazzo sai come sono fatti e per una chicca sclerano e ci restano.

“Cos’è?” chiede Mona. Il capo e l’altro alieno lo guardano. Ale gli sta offrendo una di quelle paste blu che non so di cosa sono fatte ma ti tengono su per un giorno.
“È una roba che se magari devi ballare ti aiuta” dice la Ale. Sempre automaticamente, il Gippo si fuma un altro cannone. Gli occhi gli sono diventati rossi e pare un po’ stonato. Vorrei aspirare un po’ di robetta ma penso che se non sto lucido è una paranoia.

Mona prende la pasta e se la mangia.

“Buona” dice, e ride.
“Ora vi prego di rimanere un po’ qui finché non avremo preso il nostro fratello corrotto.” dice il capo. “Sarete nostri ospiti.”

Gippo si siede in un angolo e continua a spipettare. Io dico: “Va bene, no problem”.

“Possiamo fare qualcosa per la vostra amica malata?” chiede l’alieno che non ha mai parlato. Magari è un dottore.
“No, guarda, sta un po’ così in collasso poi mangia qualcosa e torna come prima” mi avvicino alla Betta e le accarezzo i capelli, tanto per mostrare agli alieni che siamo buoni fra noi che magari pensano che siamo tutti come quelli che si fanno saltare in aria e tagliano la fica alle donne.
“È la tua compagna?” chiede il capo.
“No, no!” rido. “Magari me la sono fatta due o tre volte, cioè, di certo anche di più ma non siamo insieme.”
“Cos’è fatta?” Chiede quello che per me è il dottore come McCoy di Star Trek.

Faccio di nuovo il tipico gesto con la mano che vuol dire trombare ma non capiscono. Allora dico: “Quando si mettono gli organi genitoriali uno dentro l’altro, come per fare i bambini”.

“Allora avete bambini?” chiede il Doc.
“Neanche morti. Sei fuori?”
“No, sono dentro” mi dice il Doc, stupito. Capisco che dire essere fuori loro non lo capiscono come tante altre cose. “Ma vuoi dire che vi accoppiate anche per non procreare?” continua.
“Sai che paranoia rischiare che ti butti fuori un tizio ogni volta?” dice il Gippo dal suo angolo. Ha la voce come arrugginita. Nella stanza si sta diffondendo l’odore della ganja, spero che non infastidisca i tre mostrini.
“Ma quindi voi avete più partner sessuali?” chiede il capo.
“Modestamente” faccio io strizzando l’occhio.
“Se hai la droga hai più donne” conferma il Gippo.
“Ha ragione” dico io. “Un anno fa eravamo degli sfigati, poi abbiamo cominciato un piccolo giro e adesso viaggiamo con sempre più fighe.”
“Buona, sai” dice Mona alla Ale, che sta guardando le lucette della stanza.

La situazione non mi suona più tanto giusta.

“Cos’è droga? chiede Doc, come lo chiamo io.
“È una cosa che ti aiuta a stare bene. Tipo integratore, ma più forte. Ci sono tanti tipi.”
“Se ho capito bene, quindi, voi vendete degli integratori e avete la possibilità di avere più partner sessuali però non procreate?”

Sto per rispondere quando succede una roba strana. Mona s’inginocchia e lancia un urlo, poi torna nella posizione di prima. Doc e il capo lo guardano con la faccia più spugnastrizzata che mai. Ale e Gippo, a vedere il tiro dell’alieno si mettono a sganasciarsi. A me, invece, sale una para come quando senti che ti fermano gli sbirri.

“Tutto bene?” chiede Doc a Mona. Mona fa un gesto che penso sia quello che usano loro per dire di sì e la situazione si tranquillizza di nuovo. Io però sento puzza di roba nel culo e non sono tranquillo.
“Ci rimettete giù?” chiedo.
“Fra poco. In questo momento stiamo per intercettare il nostro fratello corr…”

E pum, qua succede. Mona tira un pugno alla testa del capo e lo stende. Me lo vedo crollare davanti come una pannocchia secca. Doc fa un passo indietro ed è tutto che trema come se gli è preso male.

“Cosa ti succede?” chiede Doc.

Mona comincia a muoversi scomposto, facendo rumori tipo musica. Ale gli batte anche le mani da quanto è fuori. Chiamo il Gippo ma è partito in collasso anche lui.

Mi mando a fanculo per non essere stato a casa a scoparmi la Betta in collasso.

Mona, d’un tratto, si vomita tutto addosso e anch’io sento salirmi la pizza della sera prima assieme al pranzo della cresima.

Doc punta il dito medio (quello centrale, insomma) contro di me e dice: “Lo avete avvelenato, maledetti terrestri senza Dio!”

Anche Ale alza il medio e dice: “Mettitelo nel culo, merdone.”

A questo punto non ho altro da fare che sballarmi e spacco un cilindretto di coca e me ne sparo su un bel po’.
Poi non mi ricordo più niente.

Ci svegliamo che siamo vicino alla Clio, su una piazzola di sosta sulla jesolana. Anche la Betta è sveglia e dice che ha fame e chiede perché ci siamo fermati. Io e il Gippo, come se ci siamo messi d’accordo, la mandiamo a cagare.
Usciamo dalla macchina per fumarci una cicca. Mi sento come dopo uno sballo di giorni: mi fa male tutto e ho voglia solo di dormire.

Gippo dice che crede sia una roba che succede agli amici che prendono roba da tanto, che gli prende di vedere le stesse cose assieme. Dice anche che siccome la Betta non ha visto niente è perché è stata meno con noi.

Io rispodno che può anche essere, ma quello che dice o sa Betta va sempre preso coi mollettoni perché la tizia è fuori venticinque su ventiquattro.

Betta si lamenta e dice che siamo tossici allucinati, nessuno si sente di contraddirla ma la Ale le dice che è lei la tossica bruciata e poi giù a raccontarle tutte le robe che ci sono successe.

Il Gippo dice che si sente strano e dice che deve cagare. Io dico che vada pure in barena che tanto non gli guardiamo mica il culo.

Betta scende dalla macchina e mi chiede la bamba. Io cerco il mio cilindretto e lo trovo strappato. Mi viene su una paranoia come mai prima e le do una metà del cilindretto da sniffo. La Ale urla dalla macchina che lei non è una drogata e che quello che è successo è tutto vero.

Betta d’un tratto gli prende di limonare ma a me non va perché anch’io mi sento strano e mi scappa una roba tipo diarrea.

Il Gippo, intanto, torna dalla cagata e ha in mano qualcosa sporco di merda che luccica. Una roba di metallo grande come un uovo. Mi arriva vicino e me la mostra e dice: “Vedi che ce l’hanno messo nel culo? Te l’avevo detto. Tanto l’ho cagato via ed è meglio che vai anche tu”.

Poi mi chiede se è rimasta ganja o almeno un po’ di cioccolato. Dico di no, anche se ne ho un bel po’ di tutti e due.

Mentre vado a cagare mi rendo conto che essere dei drogati è una merda ma con quello che ci propone la vita è sempre meglio di niente.

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