Tracklist consigliata:

  • Mark Lanegan – I’ll take care of you
  • Mercury Rev – The dark is rising
  • Earth and Fire – Seasons
  • Bjork – Army of me

Un fischio sottile e qualche foglia si staccò e dondolò a terra.
La luce della pila era troppo fioca ma gli occhi di Francesco ci vedevano comunque meglio dei miei.
Seguì il ghiro correre da un ramo all’altro di un nocciolo come l’occhio di bue segue un attore che si muove sul palco.
L’aria fischiò di nuovo.
Una distanza notevole, per un fucile ad aria compressa.
Un paio di acuti, una zampa roteò per un secondo, sembrava salutare qualcuno, poi basta, cadde.
Lo scarpone di Francesco girò la creatura, uno squittio verso la luna d’agosto e la pancia chiara di pelo fino luccicò nella notte.
Ne avevamo preso un altro.
Cioè lo aveva preso Francesco, ma io gli avevo tenuto la pila, almeno fino a quando non me la strappò dalle mani per sistemarla lungo la canna del fucile e non respirare nell’attesa.
Insomma, lo aveva preso lui.
Quindici dentro il sacco, un vero tesoro.

Il giorno dopo li avremmo scuoiati e con le loro pelli avremmo fatto fare un berretto.
Ovvio, avrebbe fatto tutto Francesco, io avrei osservato preparando un caffé e lui avrebbe aperto, tirato, spezzato, tagliato e infine appeso le pelli al vento come tante tutine ad asciugare.
Adesso si poteva tornare a casa.
Sotto di noi, a chilometri di distanza, ogni tanto il lamento di qualche auto sui tornanti disturbava il nostro assoluto distacco dalla civiltà, dai negozi, dalle case con più di un piano.

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