L’Alienista – The Angel of Darkness si conferma una delle migliori serie in costume degli ultimi anni. Uno spettacolo imperdibile nonostante alcune sottotrame approssimative.

Dopo due anni di attesa è finalmente arrivata la seconda stagione de L’Alienista, serie TNT distribuita da Netflix, che avevamo segnalato tra le migliori produzioni del 2018.

Anche questa volta la storia è basata sulla saga di gialli storici firmati da Caleb Carr ed al romanzo The Angel of Darkness,  e riporta in scena i magnifici personaggi del dottor Laszlo Kreizler (Daniel Brühl) , dell’illustratore John Moore (Luke Evans) e dell’intraprendente Sara Howard (Dakota Fanning).

L’Alienista, la seconda stagione

Se nella prima parte l’attenzione era in gran parte concentrata sulla figura del dott. Kraizler, la protagonista principale di questa nuova indagine è invece Sara, che dopo aver lasciato il suo incarico da segretaria di Theodore Roosevelt ha aperto una propria agenzia di investigazione.

Contatta dalla famiglia del console spagnolo per indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia, la Howard si ritroverà sulle tracce di un pericoloso rapitore e killer di neonati, per incastrare il quale avrà bisogno dell’aiuto di Kraizler e di Moore, che nel frattempo ha iniziato una carriera da reporter. A complicare il loro compito le forze di polizia che vedono di cattivo occhio lei ed i suoi collaboratori.

The Angel of Darkness, una ricostruzione storica maestosa

L’Alienista –The Angel of Darkness  deve molto della sua riuscita a una ricostruzione dell’epoca e delle ambientazioni che raramente si sono viste in un prodotto seriale: la New York di fine ‘800 rivive letteralmente attraverso scenografie e costumi impeccabili, una vera gioia per gli occhi. 

A livello di giallo e di thriller psicologico ancora una volta la trama  funziona e nonostante l’identità del colpevole venga svelata molto presto, la serie continua a crescere di episodio in episodio lasciandoci con il fiato sospeso sino alla risoluzione finale. Purtroppo, però, la scrittura non è riuscita a convincermi sotto tutti i punti di vista e vi vorrei invitare ad entrare in ZONA SPOILER per sottoporvi le mie perplessità.

ZONA SPOILER

Anzitutto lo sviluppo della storia d’amore impossibile (non si capisce mai bene perché) tra Sarah Howard e John Moore. I due sono anime gemelle, si amano vicendevolmente eppure lei insiste nel rifiutarlo senza mai dare una risposta esaustiva a motivare la sua reticenza. D’accordo, Sara è un personaggio di rottura, donna emancipata, avanti sui tempi di almeno cinquant’anni e rappresenta l’anima femminista e progressista della serie. È però credibile che rinunci alla felicità e alla persona che ama solo per rifuggire le convenzioni sociali?

C’è inoltre da considerare che Moore è un uomo di ampie vedute, senza pregiudizi, che non sembra avere nulla contro la sua attività di investigatrice e le sue aspirazioni di indipendenza. La sua unica preoccupazione riguarda l’incolumità dell’amata, cosa che mi pare comprensibile. La sottotrama di questa tormentata relazione oltre a rallentare inesorabilmente il ritmo finisce con l’incartarsi su se stessa, senza mai darci modo di capire a fondo le ragioni della donna che possiamo soltanto vagamente intuire. 

In secondo luogo mi ha lasciato molti dubbi un altro rapporto sentimentale, questa volta morboso: quello tra la rapitrice ed assassina Libby Hatch (Rosy McEwan, la cui interpretazione è qualcosa di imperdibile) ed il suo uomo, il gangster Goo Goo Knox (Frederick Schmidt). Ok, il loro è un amore malato, e su questo non ci piove.

Ma è credibile che un bandito senza scrupoli sia così innamorato da continuare a proteggere una pazza assassina che non trova meglio da fare che rapire figli di aristocratici e portargli la polizia alle calcagna? Sì sa, l’amore è cieco, ma anche in questo caso ho trovato piuttosto approssimativa la descrizione della loro legame.

Infine, c’è una scena che proprio non mi è andata giù. È mai possibile che un poliziotto addestrato che tiene sotto tiro una pericolosa assassina le dia improvvisamente le spalle, permettendole di sgozzarlo come un maiale in tutta tranquillità? Mah…

Una seconda stagione memorabile

Quelle che ho segnalato poc’anzi come lacune (se così vogliamo chiamarle) non hanno comunque compromesso la godibilità de L’Alienista -The Angel of Darkness una serie che considero ottima e che consiglio vivamente, ma che con una cura maggiore di alcuni dettagli avrebbe potuto essere davvero strepitosa.

A differenza della prima stagione non ho avuto la possibilità di leggere il romanzo da cui è tratta la storia e non posso dire se queste dinamiche personali, ossia il rapporto tra la Howard e Moore e quello tra la Hatch e Knox siano approfondite meglio, ma direi che poco importa.

Sedetevi comodi e godetevi questa seconda stagione de L’Alienista –The Angel of Darkness, una delle migliori tv show in costume realizzati negli ultimi anni, e lasciatevi trasportare in una New York tanto affascinante quanto pericolosa. Non ve ne pentirete!

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