Lettere a una fanciulla che non risponde, la recensione di Maila Cavaliere del romanzo di Davide Orecchio pubblicato da Bompiani.

Lettere a una fanciulla che non risponde, la recensione di Maila Cavaliere del romanzo di Davide Orecchio pubblicato da Bompiani.

  • Titolo: Lettere a una fanciulla che non risponde
  • Autore: Davide Orecchio
  • Editore: Bompiani
  • PP: 216

Mi chiedo se Davide Orecchio abbia pensato anche a Il Cielo sopra Berlino e a quell’angelo che desiderava un amore umano quando ha messo sulla pagina la storia di un robot che manda lettere a una donna dalla quale, a un certo punto, è stato dismesso.

Ma se il Damiel di Wenders vuole smettere di essere un angelo per acquisire l’intero spettro delle emozioni degli uomini, LB, il protagonista di Lettere a una fanciulla che non risponde (Bompiani, 2024), manifesta nelle missive che scrive già un’ attitudine pienamente umana.

LB è un personaggio molto novecentesco eppure straordinariamente contemporaneo. Non ha nome ma solo una sigla. Sono iniziali? Un acronimo? Di certo viene facile riecheggiare nel suo appellativo il dottor S. di Svevo,  il signor K. di Kafka e la questione dell’identità legata alla perdita del nome.

Cyborg

Ma anziché delineare una sorta di disidentità, per dirla con Giampaolo Lai, il protagonista del romanzo di Orecchio possiede una sorta di plus valore e di nominazione catalogativa propria della sua categoria. Egli supera l’ibridazione tra struttura umana e tecnologia, così ben espressa nel saggio di Caronia Il Cyborg. È un robot, tutto metallo e sensori ma ha una delicatezza di pensiero tale da mettere in scena un nuovo conflitto.

Se per Caronia il corpo del cyborg era uno spazio in cui si andavano svolgendo nuove feroci lotte, per Orecchio il robot LB perfeziona il percorso di umanizzazione delle macchine, è insieme contenitore e veicolo esplosivo di nuove e impensabili dinamiche relazionali.

Il robot, dopo il cyborg, sembra immaginare l’autore, è il nuovo soggetto sociale e impatta sull’umanità non solo costringendola a rinegoziare i propri confini ma acquisendo via via caratteristiche adattive impensabili. Il corpo di LB è stato curabot, mezzo artificiale del sostegno a Livia, la donna che se ne serviva come aiutante e come oggetto sessuale e che poi lo ha abbandonato.

E se tutto quello che pertiene all’Intelligenza Artificiale ha parlato indirettamente al mondo di limiti e morte, di progresso e mondi nuovi, Il personaggio di Davide Orecchio ci parla, in modo antico e poco tecnologico, d’amore. LB infatti nella sua lingua imprecisa, nel suo lessico difettoso, scrive lettere d’amore fatte di carta e inchiostro e nello stridore tra antico e moderno, nella differenza tra le premesse e ciò che accade, la storia seduce anche il lettore più esigente.

Chi siamo noi?

“Noi. Chi siamo noi? Noi siamo poco”. La domanda contenuta in Storia aperta, il suo originale romanzo precedente, sembra trovare una poderosa appendice in questa nuova opera, capace di indagare con uno sguardo laterale il sentimento più classico e letterario di tutti.

Nella scrittura di Orecchio e nel tratteggio del carattere del protagonista di Lettere a una fanciulla che non risponde convergono tratti di ricerca storico-romanzesca che già appartengono alla cifra dell’autore e si declinano i complessi meccanismi di un futuro prossimo, tirati per la giacchetta da un presente immanente in cui il sentimento atemporale, ontologico e universale dell’amore governa tutto, perfino l’intelligenza artificiale.

Il portato più umano di LB però è il desiderio di inventare storie, il suo inglobare in sé l’innata spinta umana alla narrazione per lasciare tracce e continuare a esserci (“ed è per tenerti vicina che apprendo e ti scrivo le storie degli altri”, pag.62) ma soprattutto per curare Livia, affetta da una strana e tenace malattia. Alle lettere senza risposta di LB, da cui emerge uno spaccato attualissimo di un’umanità e di una cyberumanità tragicamente debole e sola, fanno da controcanto fuori tempo e altrettanto contemporaneo le antiche fissazioni amorose di Livia, così presa dal proprio dolore da essere del tutto ignara di partecipare alla sofferenza di un altro.

Se il protagonista di Storia aperta era l’uomo – tipo del ‘900, il robot di Lettere a una fanciulla che non risponde è il portato poco immaginario e tremendamente letterario dell’uomo di questi anni incerti.