Letture estive e altri consigli, l’editoriale di Claudio Mattia Serafin per SUGARPULP magazine.

LA MOSSA DELL’ASSASSINO

Con LA MOSSA DELL’ASSASSINO la scrittrice Angela Marsons arriva all’undicesimo episodio della saga dedicata all’agente Kim Stone, per Newton Compton editore.

La trama è interessante: si apre con un flashback estremamente violento, che mette nei panni di un presunto aggressore. E poi prosegue con il rinvenimento del cadavere di una psicoterapeuta in un parco giochi, la donna è legata a un’altalena.

Il romanzo prende l’avvio con numerosi dialoghi, sino a trasformarsi poi nel resoconto di una penosa vendetta, da parte di un peculiare antagonista, che ispira sentimenti di pena, repulsione e indignazione. Vi è qualche rimando al volume precedente, sempre recensito qui per SUGARPULP magazine.

Una lettura action e stimolante, che a me ha ricordato i classici dell’horror realistico, e anche qualche film dimenticato, ma molto valido, come Clown.

ERUPTION

Sul fronte avventuroso, con ERUPTION James Patterson ha completato un progetto inedito di Michael Crichton, dedicato al fenomeno dei vulcani.

È un testo interessante, a lungo preannunciato, che ora vede la luce nelle librerie di tutto il mondo.
La trama vede un uomo di scienza, con esperienza militare, fronteggiare il pericolo di un’eruzione vulcanica, pericolo aggravato dalla presenza di dispositivi contenenti diserbanti, nelle profondità della montagna infuocata.
Tutto il romanzo si svolge con un’impressionante sensazione (solo letteraria, per fortuna) della distruzione che può provocare la natura, specie se quest’ultima interagisce con una specie contraddittoria come la nostra. Lì regnano potere e ordine, mentre le azioni degli uomini sono descritte come caotiche, magari benevolenti, ma disordinate e spesso inefficaci, da parte di Patterson e di Crichton.

Quest’ultimo, in particolare, ha incentrato tutta la sua narrativa sulla fallacia del comportamento umano, specie nei suoi rapporti con la scienza e i suoi strumenti. Ciò dipende dal fatto che Crichton era un medico.

Oggi la sua eredità viene portata avanti dalla moglie Sherri, che cerca di valorizzare il brillante patrimonio letterario del marito, scomparso nell’oramai lontano 2008, e mai dimenticato dai tanti lettori appassionati di fantascienza, medicina, antropologia, tecnologia e Storia. Non solo dunque il testo è collegato alle tematiche di carattere ambientale, ma presenta anche qualcosa di ancestrale, che è il rapporto tra la società umana e i rischi che questa corre nel confrontarsi con l’ambiente circostante.

Il finale, in particolare, presenta un memorabile colpo di scena, che può far molto riflettere sulle apparenti contraddizioni dei violenti cicli naturali, che a volte risolvono loro stessi. E, almeno a me, ha dato una bella lezione di umiltà, circa le spettacolari e mortali meraviglie di cui tutto ciò che è apparato naturalistico, enciclopedico, cosmico, è capace.

Infine, ritornare, anche solo nella descrizione verbale, alle meraviglie delle Hawaii, toccate da molto cinema, è sempre un piacere.

OVUNQUE TU SIA

L’ultimo romanzo di Harlan Coben si distacca dal ciclo narrativo e antologico già adattato per Netflix e propone una trama tra disorientamento umano e spionaggio.

OVUNQUE TU SIA (Longanesi) narra la vicenda di un anonimo protagonista, il classico everyman americano, che viene accusato dell’omicidio del figlio, un povero bambino di pochi anni. Ovviamente, il padre non è colpevole, o comunque sia è convinto di non esserlo, e deve dunque affrontare il doppio calvario della detenzione e del processo da un lato, e della sua perdita dall’altro.

Il punto di vista del protagonista è abbastanza accattivante, perché ricorda appunto quei classici incipit romanzeschi statunitensi, ove tutto sembra essere tranquillo, quantomeno in superficie. Un classico luogo letterario della narrativa gotico-realistica.

Ad un certo punto, le vicende si fanno troppo complesse da seguire, ma l’introduzione dell’agente dell’FBI Max Bernstein riassesta un colpo alla trama, che dunque scivola via verso il finale, in una sensazione di piacevolezza. Vi sono dei colpi di scena, forse intuibili, ma a ciò è abituato l’Autore, che quindi sembra modellare la propria scrittura su quella di Jeffrey Deaver.

Nei panni di uno dei protagonisti, in un eventuale adattamento, si vedrebbe senz’altro bene il bravo e carismatico attore Richard Armitage, già presente in tutte le serie televisive tratte dai testi di Coben.

Buona lettura.