Lovecraft Country è il fiasco dell’anno: una delle serie più attese delude clamorosamente le aspettative nonostante una produzione di lusso.

Accolta con grande (eccessivo?) calore negli Stati Uniti Lovecraft Country è la serie HBO più attesa dell’anno (in arrivo in Italia a Dicembre su Sky Atlantic) , secondo molti in grado di ripetere il successo ottenuto lo scorso  anno da Watchmen.

E gli ingredienti per replicare l’exploit ci sarebbero davvero tutti: mega produzione, grandi nomi in ogni reparto, un ottimo cast ed un soggetto di base- l’omonimo libro firmato da Matt Ruff- davvero interessante. 

Peccato però che a volte (nel mondo delle serialità sempre più spesso) la montagna non partorisca che un misero topolino,  deludendo le aspettative di chi come me dopo mesi di battage pubblicitario, teaser e trailer affascinanti, pensasse di potersi godere una bella storia di terrore, mostri e misteri. 

Una narrazione confusa e pesante

Macché! Non che in Lovecraft Country questi elementi siano assenti, tutt’altro. Ma in questa nostra epoca qualsiasi prodotto televisivo degno di nota – anche di genere – deve per forza essere infarcito di denuncia sociale, messaggi politici ed analisi antropologica.

Il problema non è ovviamente che un film o una serie presentino uno o più sottostesti che vadano oltre il mero intrattenimento – sono presenti anche nel libro ed più grandi capolavori nascono spesso  proprio dal connubio tra genere, autorialità ed impegno – ma che essi vengano continuamente ricordati allo spettatore, laddove più che stimolare una riflessione terminano con l’appesantire una narrazione in questo caso già di per sé molto confusa e traballante. 

Insomma, nei primi due episodi che ho avuto modo di visionare in anteprima, Lovecraft Country non fa altro che urlare in faccia al pubblico “Hey, guarda, questa è una serie di genere ma qui si parla d’altro, sia ben chiaro! Ok?! Qua facciamo “denunzia” sociale! Demitizziamo il sogno e la società americani, mica cazzi!” cosa che, come capirete, può diventare piuttosto fastidiosa e patetica specie se, come dicevo sopra, la scrittura non è delle migliori e più che unire generi diversi si smarrisce tra gli stessi.

Lovecraft Country, un viaggio nell’America profonda

Lovecraft Country racconta le avventure dell’ex soldato di colore Atticus “Tic” Freeman (Jonathan Majors), appassionato di letteratura sci-fy ed horror, che di ritorno dalla guerra di Corea si mette sulle tracce del padre inspiegabilmente scomparso, accompagnato dallo zio George (Courtney B.Vance), redattore di guide turistiche, e dall’impulsiva amica Letitia “Leti” Lewis (Jurnee Smollet).

I tre intraprendono un viaggio alla ricerca della misteriosa città di Arkham, dove lo scrittore H.P. Lovecraft ha ambientato molti dei sui racconti e dove, parrebbe, il padre di Atticus si sia rifugiato. A fare da sfondo l’America bigotta degli anni ’50, dominata dalle logiche razziste che avrebbero imperversato fino al 1965.

Lo show si presenta dunque come un progetto molto particolare nel quale la tematica dei diritti degli afroamericani e delle vessazioni da essi subite in passato (con palese richiamo al presente, dal Black Lives Matter alla cancel culture) si dovrebbero fondere con un racconto fanta-horror, che però, purtroppo, nei primi due episodi non decolla mai e anzi, fa scappare più volte la pazienza per il suo voler metter insieme a forza, e di conseguenza in modo disarmonico, troppi elementi e contaminazioni.

Un guazzabuglio confuso

La showrunner Misha Green (Underground) sforna uno strano guazzabuglio che si muove tra horror, dark fantasy, supernatural, drama, racconto storico e viaggio on the road con tanto di suprematisti bianchi, case infestate, mostri tentacolati (l’unica cosa veramente lovecraftiana sinora) utilizzando un approccio da B-movie caratterizzato da sequenze splatter con un’estetica barocca e un taglio ultrapop.

Un miscela che sulla carta poteva essere esplosiva ma che delude per l’incapacità di amalgamare tutto ciò con la tematica razziale sbattuta ripetutamente e in maniera piuttosto grossolana sul muso dello spettatore.

Non bastano certo un’introduzione molto originale (direi ad ora la cosa più riuscita) e un comparto tecnico di grande spessore a tenere a galla una barca che sembra (sempre che gli episodi successivi non raddrizzino e di brutto il tiro) destinata ad affondare. 

È davvero strano che HBO abbia preso una cantonata del genere, visto il livello sempre alto del network televisivo statunitense. Se poi pensiamo che tra i produttori di Lovecraft Country ci sono anche due pesi massimi di Hollywood come J.J. Abrams (che direi non necessita di presentazioni)  e la nuova stella dell’horror a stelle e strisce Jordan Peele (Scappa-Get out, Noi-Us) il rammarico non può che aumentare.

L’ennesima dimostrazione che il coinvolgimento di grandi nomi, specie nella giungla della serialità, non sempre è garanzia di un buon risultato.

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