Con Il demone Alan D. Altieri conclude in maniera sorprendente la sua trilogia di Magdeburg

ildemone Titolo: Magdeburg – Il demon
Autore: Alan D. Altieri
Editore: Corbaccio/Tea
Prezzo: 10,00 euro

La conclusione della trilogia di Magdeburg sorprende. Il che, considerato quanto accaduto nei primi due volumi, è già di per sé un mezzo miracolo. Ma Altieri non è uno che si accontenta. Perciò ad inizio de “Il demone” vi ritroverete con buona parte degli equilibri di potere creati ne “La furia” in completo disfacimento.

A partire dalla figura di Reinhardt Heinrich von Dekken: prosciugata, svuotata quasi da ogni goccia di potere. Il signore di Kragberg finisce sconfitto dal Trattato di Lipsia: non solo il vaneggiato grande discorso di fronte agli altri Pari di Germania è divenuto una chimera ma la stessa alleanza col Wallenstein è caduta.

Pagina dopo pagina ne “Il demone” Dekken risulta sempre più tacitamente esautorato di un’autorità che sembra venire di fatto gestita dall’ultimo dei personaggi che vi sareste aspettati di trovare al suo fianco: Wulfgar. Dekken è addirittura infrollito nel fisico e brancola fra deliri alcoolici e digressioni da postribolo.

Ma gli eventi incalzano. Sia il signore di Kragberg, per dodici anni neutrale mentre la Guerra infestava la Germania, sia Wulfgar, Madre Erika, Mikla, Caleb Stark – ora comandante della Legione Nera, già Falange di Arnhem – Gottfried von Pappenheim, il Feldmaresciallo von Tilly, tutti hanno un motivo per cavalcare su Magdeburg. Perché Magdeburg deve essere presa e messa a sacco. Perché è la capitale traditrice della fede cattolica, nuovo centro di fede protestante e dunque covo di eretici da trucidare.

Altieri conduce la narrazione in una progressione sorprendente, il crescendo dei fatti e delle vicende, il collegarsi delle storie che legano i personaggi, la marcia su Magdeburg, tutto questo disegna un climax che trova la sua deflagrazione nell’assedio e nella successiva devastazione della città.

Ecco perché, ancor più che nei precedenti volumi, Altieri stupisce per la grande capacità di ricreare straordinarie scene di massa, spostando la penna come una telecamera, e poi illustrando con precisione appassionata, fino al dettaglio, le tecniche e le strategie di guerra adottate nel periodo del Rinascimento. Dai calibri delle pistole alle formazioni dei corpi dell’esercito: fanteria, cavalleria leggera e pesante, artiglieria; dalla descrizione minuziosa delle forze in campo, alle diverse fogge delle spade, tutto è ricreato, rigenerato con uno sguardo attento, ineccepibile.

Ed ancora. Va sottolineato lo stile narrativo di Altieri. Una prosa, la sua, continuamente spezzata, abrasiva, piena di angoli aguzzi, tagliente. Frasi brevissime che inchiodano sequenze. Ritmo elevatissimo, sincopato, costruito su flash continui e su un uso ribadito della metafora che regala ai brani grande potenza icastica.

Ancora una volta le proporzioni sono impegnative: seicentossessanta pagine. Eppure, non v’è un momento di stanca, non una pausa, una digressione inutile. Anzi, tutto è funzionale alla storia, la fluidità di scrittura non è barocca riproposizione di temi, anzi, e quella che potrebbe definirsi violenza parossistica, esagerata, gratuita, giammai lo è. Perché, come ha detto bene Tim Willocks: “la violenza non è mai moderata è sempre estrema altrimenti non sarebbe violenza”.

Ecco, lungi dal proporre un’estetica della violenza, Altieri getta in faccia al lettore la Guerra. Non fa sconti, non taglia sul prezzo, semplicemente racconta gli atti bestiali, gli stupri, i tradimenti, le macellazioni da campo di battaglia per quello che sono.
Con il che ben può definirsi l’intera trilogia come un grande romanzo storico, senza che questo tolga nulla a quanto abbiamo detto fino ad ora.

Perché in effetti Magdeburg è anche un grande romanzo storico e non solo per via della ricostruzione, per lo studio dei costumi, delle architetture, delle scenografie, del linguaggio, dell’arte militare. Ma perché è la Storia che Altieri ripercorre in intere parti alternando all’invenzione narrativa vere e proprie pagine-diario relative a fatti realmente accaduti, a figure chiave del periodo, a battaglie e trattati.

Per tutte queste ragioni Magdeburg è una saga moderna e classica ad un tempo, perché Altieri costruisce, su un impianto che ha lo stesso respiro di un poema epico del nord, una scrittura e un meticciato letterario che rinnovano completamente le strutture, i meccanismi, i ritmi.
Con tutto ciò Alan D. Altieri dimostra di essere lo scrittore italiano più innovativo, coraggioso e di talento, insieme a Valerio Evangelisti, degli ultimi trent’anni.

Prendere o lasciare.

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