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Intervista a Marisa Maffeo

Marisa Maffeo, intervista

Il nostro Giorgio Cracco ha intervistato Marisa Maffeo, finalista della IX edizione di Masterchef.

MasterChef è certamente tra i più noti e apprezzati cooking show televisivi. Ma è anche, soprattutto, da anni, una scuola, una fucina di talenti.

Una delle ultime belle scoperte dello show è Marisa Maffeo. Marisa è stata infatti una delle novità più interessanti di MasterChef 9. Vi invito a conoscerla, e a leggere cosa pensa e cosa promette con il suo futuro, in questa intervista.

Prima di iniziare però vi ricordo che tutta la stagione di MasterChef, il cooking show di Sky prodotto da Endemol Shine Italy, è disponibile on demand.

L’intervista

Prova a descriverti in poche parole. Chi è Marisa Maffeo? Quali sono i suoi caratteri salienti come persona?

Marisa è una ragazza determinata, combattiva, altruista, riservata. E anche un po’ lunatica e permalosa. Durante la mia esperienza a MasterChef si è visto molto il mio lato serio e professionale. Questo perché, quando mi impegno a fare qualcosa in cui credo, come nel caso della mia esperienza nel cooking show, sono così.

È venuto fuori meno il mio lato solare, ironico e autoironico, che comunque fa parte di me. Diciamo anche che, se vogliamo, all’inizio del percorso nella MasterClass, la mia parte emotiva ha avuto la meglio.

Poi, proseguendo il viaggio, puntata dopo puntata, fino alle battute finali, è entrata in gioco la mia parte più combattiva. È stata un’avventura straordinaria.

Come e quando è nata la tua passione per la cucina? Quando ti è stato chiaro che da “semplice” passione ormai stava diventando molto di più?

La passione nasce da piccola, osservando mia nonna e mia mamma in cucina. Avevo circa dodici anni. Ma ho iniziato a cucinare con una certa regolarità da studentessa, a Parma. Mi piaceva organizzare cene con mio fratello e gli amici.

Ho capito che la cucina era più di una passione quando stare dietro ai fornelli è diventato un pensiero fisso, come fare la spesa o cercare ingredienti nuovi… quando cucinare, per me, ha iniziato a rappresentare un momento di pace.

Ne ho avuto poi la conferma con la partecipazione a MasterChef.

Sei appena stata finalista all’ultima edizione di MasterChef, il principe di tutti i cooking show. Com’è stato vivere un’esperienza così intensa, cosa ti ha lasciato, a livello sia professionale che umano?

Quanto è stato importante il supporto di familiari e amici durante questa bella avventura? Hai ripensamenti, rimpianti? C’è qualcosa che faresti diversamente?

Come ho già accennato prima, MasterChef è stata un’esperienza incredibile. Per me, arrivare in finale è stata una vittoria. Se penso a come sono partita per questa avventura e a quanti eravamo ai casting…

In questo percorso, la vicinanza di familiari e amici è stata fondamentale. Ci sono stati momenti di sconforto e loro mi hanno dato la forza per superare gli ostacoli. Non ho rimpianti. Ripensandoci oggi, forse in finale avrei potuto scegliere un altro menù, uno che mi rappresentasse appieno.

Ma nel momento in cui si vive una prova così importante, non sempre si ha la lucidità di fare le scelte giuste. Sono comunque più che soddisfatta. Essendo arrivata in finale, come dicevo, mi sento come se avessi vinto.

È stato un percorso ricco di emozioni che mi ha dato la possibilità di crescere e di imparare tante cose nuove.

Dopo essere stata così vicina alla vittoria finale, dicci quali sono, secondo te, le qualità più importanti che bisogna avere per conquistarsi un percorso di successo in uno show come MasterChef.

Le qualità più importanti sono la determinazione, e la capacità di non abbattersi di fronte alle prime sconfitte. E, naturalmente, è indispensabile l’amore per la cucina. 

Tu vieni da Castel San Lorenzo, provincia di Salerno, ma vivi a Parma ormai da molti anni. La tua città d’adozione è capitale italiana della cultura 2020.

Come ci si sente ad aver dato il proprio contributo in un ambito, la cucina, la cultura culinaria, che è uno dei vanti dell’Italia nel mondo, in una ricorrenza così speciale per la tua città?

Tutto è capitato per una serie di eventi fortunati, dall’iscrizione a MasterChef – scelta che ho fatto su consiglio degli amici che venivano a cena da me – , all’ingresso nella MasterClass, fino all’esterna che abbiamo fatto a Parma.

È stata una bellissima coincidenza aver fatto un’esterna proprio nella mia città d’adozione, nella splendida cornice del Teatro Regio. In quell’occasione, io ero capitano della brigata Blu e, rispettando la tradizione e utilizzando le materie prime tipiche del luogo, insieme alla brigata Rossa abbiamo dovuto cucinare per cinquanta elementi dell’orchestra cittadina “La Toscanini”. È stata un’emozione unica. Culminata con la vittoria della mia brigata.

Quell’esterna è sicuramente uno dei ricordi più belli che porterò con me. Parma mi ha mostrato tutta la sua stima e per me è stato un onore.

Da dove nasce l’ispirazione per i tuoi piatti, che sono prima di tutto un’elegante, colorata gioia per gli occhi, oltre che naturalmente per il palato?

Quanto conta per te il legame col territorio, con i suoi ritmi e le sue tradizioni, risorse e specificità, nella creazione dei tuoi piatti?

Per me sono molto importanti le mie origini, che sono una costante fonte di ispirazione. Mi ispiro spesso ai sapori mediterranei, quelli del Cilento, con i quali sono cresciuta, ma amo anche spingermi alla ricerca di novità.

Mi piace fare abbinamenti insoliti. Vivendo da tanti anni a Parma, ho ampliato le mie conoscenze e ho fuso le tradizioni. Apprezzo la cucina elaborata e ricercata. In generale, mi interessa sperimentare con qualsiasi ingrediente. Mi piacciono la cura per i dettagli, l’attenzione per l’estetica e la precisione.

Il piatto deve essere BELLO. Ritengo la cucina una forma d’arte. Senza, però, togliere spazio al gusto.

Parlaci del tuo rapporto con la bellezza, come valore e come concetto a 360 gradi. È un elemento che sembra ricorrente nella tua vita. Sei stata infermiera, una professione dura, e non da oggi, che richiede la volontà di mettersi quotidianamente al servizio del prossimo. Ami gli animali e i cani in particolare.

Hai vissuto il mondo della fotografia come modella. Infine, la tua passione per la cucina ti ha portato alla ciliegina sulla torta che è stato il viaggio con MasterChef. Hai sperimentato già molte delle infinite declinazioni della bellezza (le sue colorate sfumature in una professione altruista, nell’attenzione verso creature indifese, nell’arte della fotografia, nella moda, nella cucina) e sempre dandole valore e mai come mero strumento per un fine.

Quanto dice di te tutto questo e cosa ti senti di dire a chi vive e considera la bellezza come un semplice fatto sterile e di superficie? 

La bellezza… La bellezza per me è stata spesso penalizzante. Ho sempre dovuto lavorare il doppio per dimostrare di avere le capacità richieste nei diversi campi in cui mi sono messa alla prova finora. I luoghi comuni, purtroppo, non cambiano.

Sicuramente, lavorare come infermiera mi ha dato sicurezza, perché l’empatia che si creava e la fiducia che i pazienti riponevano in me andavano oltre il mio aspetto esteriore. Questo mi ha sempre fatto sentire appagata, professionalmente e umanamente.

Probabilmente anche a MasterChef, almeno all’inizio, la bellezza non mi è stata d’aiuto. Immagino che alcuni spettatori, quando mi hanno visto nella MasterClass con gli altri 19 concorrenti, abbiano pensato che ero lì perché ero bella.

Fino a quando, poi, non ho dato prova che, oltre all’aspetto, in me c’erano una passione reale, la voglia di crescere e di imparare, e l’ambizione di realizzare un sogno. Tutte cose positive, importanti e vere, nelle quali la bellezza non ha peso. In generale, credo che il valore e la competenza di una persona non debbano mai essere valutate dando importanza all’aspetto come parametro di giudizio.

Penso che i due elementi, bellezza e talento, possano convivere. L’una non necessariamente esclude l’altro. E viceversa.

Progetti futuri? Come ti vedi nella gestione di una tua attività, di un tuo ristorante? Quali sono le tue priorità in questo campo? Cosa vorresti che, al di là della qualità della tua cucina, arrivasse ai tuoi clienti? Che tipo di feeling, di mood? 

Tra i miei progetti futuri c’è la gestione di un ristorante tutto mio, con mio fratello, anche lui amante di questo mondo. Ma non si tratta di un piano a breve termine, non mi piace fare salti nel vuoto, stiamo parlando di un’occasione che ho intenzione di sfruttare al meglio.

Ad oggi penso di aver ancora tanto da imparare. Voglio studiare, per essere pronta. Gestire un ristorante non è un gioco, ci vogliono le giuste competenze. Vorrei creare un feeling particolare con i clienti, un rapporto di fiducia e, attraverso i miei piatti, raccontare chi sono.

È un momento difficilissimo, per l’Italia e per il mondo. La pandemia ci obbliga a tirare fuori il meglio di noi stessi, come cittadini e, soprattutto, come persone.

In questa edizione di MasterChef hai brillato per carattere, passione, competenza e positività. La speranza di una nuova vita di luci e soddisfazioni è proprio ciò di cui tutti abbiamo più bisogno.

Con gli ingredienti che noi italiani abbiamo sul piatto ora, quale può essere la ricetta per riscoprirci, dopo tutto questo, migliori come esseri umani, e per cercare di non ripetere almeno alcuni degli errori commessi finora?

Stiamo vivendo un momento molto difficile, ma sono sicura che, anche se ci vorrà tempo, si riuscirà a ripartire con la giusta grinta e con qualche consapevolezza in più.

Questa pandemia ci ha fatto capire che la Natura non fa differenze, che siamo tutti sullo stesso piano. E forse ha riscritto anche la lista delle priorità. Ci ha messo di fronte a una dura realtà, ma con ogni probabilità ci renderà più forti e più determinati di prima. Anche se ci costringerà ad un cambio di mentalità.

L’ottimismo e la positività sono come sempre gli ingredienti che meglio ci permettono di vedere le cose in una diversa prospettiva e ci aiutano ad affrontare anche gli ostacoli più duri.

Marisa Maffeo sembra aver deciso, con lucidità ed entusiasmo, cosa vuol fare “da grande”. La ringraziamo per averci raccontato un po’ di sé e dei suoi sogni e progetti.

Speriamo ci si possa sedere presto ad un tavolo di quel suo ristorante. Le premesse per un’esperienza di alto livello e di assoluta soddisfazione ci sono tutte. 

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