Notizie dal mondo, la recensione di Matteo Marchisio del romanzo di Paulette Jiles da cui è stato tratto l’omonimo film con Tom Hanks.

Notizie dal mondo di Paulette Jiles, la recensione di Matteo Marchisio

Chiunque abbia voglia di un’avventura delicata e ben scritta Notizie dal mondo, il romanzo che ha ispirato il film con Tom Hanks, è una garanzia di buone ore di sana lettura.

Rileggibilissimo nel tempo e perfetto per la libreria della casa al mare, Amazon lo scambia per non meno di 18€ circa, le duecento pagine firmate da Paulette Jiles ci accompagnano nel Texas polveroso, fatto di radure immense, cittadine di assi di legno inchiodate e voglia di sopravvivere a tempi duri.

Il racconto segue il viaggio del capitano Kidd di città in città nel Texas del 1870: per guadagnarsi da vivere legge, scegliendole in base al pubblico per evitare di scatenare risse, le notizie dai quotidiani nazionali o locali per dieci centesimi a spettatore.

Durante il viaggio gli viene affidata una ragazzina: la legge vuole che dopo la liberazione dalla famiglia di indiani Kiowa che a sua volta l’aveva sottratta al nucleo originario di emigranti tedeschi, debba tonare ai congiunti ancora in vita, una zia a Castroville.

Kidd, settantunenne, ancora più acciaccato, goffo e nelle nuvole di come l’ha incarnato Tom Hanks, assume più e forme di un nonno per Johanna che di un padre, tollerando le tante stranezze di un’adolescente che si è formata nella natura selvaggia interiorizzando riti e visoni del mondo inconciliabili con il vecchio capitano, ubriaco dei crucci per tutto quello che avrebbe potuto essere la sua vita se non avesse dovuto soffrire una serie di disgrazie.

La guerra del 1812 prima, quella di Secessione poi. La distanza della figlia che vive in Georgia. La terra su cui può vantare diritti di proprietà in quanto della moglie defunta, figlia di un proprietario terriero spagnolo, ma ancora tutti da impugnare.

Una trama che affascina

Notizie dal Mondo possiede il grande pregio di una trama che affascina, snocciolando tanti dettagli storici di una nazione che un secolo fa ha gestito a modo proprio l’integrazione di tutti quei bambini che sono passati di mano tra coloni di frontiera e tribù indiane, mentre lo stato nazionale usciva dalle cenere della guerra di Secessione. Non per nulla il capitano Kidd adatta lo stile delle letture e l’argomento in base all’uditorio, per non eccitare alle fazioni vicine a Davies o Hamilton.

Ma è nello stile che questo romanzo dimostra la sua qualità. Il tono raffinato, che strizza appena l’occhio al quotidiano e i tanti picchi del vocabolario pieno di storicismi creano una gradevolissima aura di leggerezza. La prosa asciutta di un’autrice che nasce come poetessa definisce le cose con tanti aggettivi e frasi brevi, soffermandosi spesso su più angolazioni di una situazione prima di tratteggiare il momento successivo.

Johanna, o Cio-hanna come cerca di chiamarsi, sembra una creatura elfica della letteratura fantasy per ragazzi: buffa, candida, inconsapevole della natura distruttiva della civiltà occidentale. Johanna vive quello che la circonda come una potenziale fonte di cibo o una manifestazione naturale a cui rendere omaggio o una minaccia.

Il suo modo di aderire alle richieste di Kidd come si fossero scelte umorali ne è la cifra: abituata a mangiare con le mani, usa cucchiaio e forchetta perché Kidd glielo chiede, scegliendo di accondiscendere a un vezzo incomprensibile del suo vecchio, inaspettato custode.

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