Origini segrete, il nuovo film supereroistico ibero-argentino, è l’ennesimo pretenzioso flop che si perde tra thriller, commedia e fumetti.

Ormai credo che sia chiaro a tutti: Netflix ha capito che i supereroi ed i cinecomics possono essere una miniera d’oro e sta tentando in tutti i modi (soprattutto negli ultimi mesi) di lanciare un film che possa diventare un nuovo cult o di inventarsi una saga propria in grado di fare il botto.

Peccato questa palese ed insistita intenzione non abbia portato finora gli esiti sperati, considerate le recenti delusioni di Project  Power e di The Old Guard.

Origini segrete, dal libro al film

Non fa di certo eccezione questo Origini segrete, produzione ibero-spagnola che doveva uscire nei cinema a maggio ma è stata invece acquistata e lanciata su Netflix lo scorso 28 agosto. Un ennesimo tentativo che manca ancora una volta, clamorosamente, il bersaglio.

Scritto e diretto da David Galan Galindo, autore dell’omonimo romanzo, la pellicola è ambientata nella Madrid dei nostri giorni ed è incentrata intorno a una serie di terribili omicidi ispirati ad emulare la nascita e le origini dei più famosi supereroi. A indagare sui misteriosi delitti il detective Cosme (Antonio Resines), ormai vicino alla pensione ed il giovane ed impetuoso ispettore David (Javier Rey), suo sostituto designato.

Per risolvere il caso i due avranno però bisogno dell’indispensabile aiuto di Jorge (Brays Efe), figlio di Cosme, nerd proprietario di un negozio di fumetti e di Norma (Veronica Echegui), capo della polizia con la passione dei manga e del cosplay.

A non convincere non è tanto la storia, sufficientemente originale, quando l’ambizione da parte dell’autore di mettere insieme troppi generi e contaminazioni diverse, intuizione che se aveva funzionato bene nel libro nella trasposizione su grande schermo non fa altro che disorientare lo spettatore che dopo mezzora inizia a chiedersi dove si voglia andare a parare.

Un film ucciso dal citazionismo

Origini segrete tenta infatti di fare convivere il thriller poliziesco alla Seven, la commedia con tracce di buddy movie, il film supereroistico alternativo alla Shyamalan ed il primo Alex de la Iglesia, il tutto infarcito con decine di citazioni e rimandi a fumetti e cinema.

Un’operazione che fallisce miseramente e trasforma la pellicola in un’insalata tragicomica che annoia e mette in evidenza la poca esperienza del regista. Inoltre il finale buonista con la creazione di un nuovo supereroe che vigila sulla città è quanto di più scontato ci si potesse aspettare.

Ciò che salta immediatamente all’occhio è che il lungometraggio non funziona né come thriller, per la quasi assoluta mancanza di tensione, né, soprattutto, come commedia. I protagonisti sembrano non avere nessunissima idea di che cosa siano i tempi comici (a parte Ernesto Alterio che impersona il villain), la recitazione è spesso forzata, manca qualsiasi alchimia e Galindo pare in seria difficoltà nel dirigere il suo cast. Il massimo che ci si possa aspettare è dunque (forse) qualche sorriso stiracchiato. 

Dal punto di vista tecnico-produttivo non si può dire che non ci sia stato uno sforzo notevole ma con una regia così piatta diventa complicato sperare di tirare fuori qualcosa di decente. L’impatto visivo, nonostante qualche scena truculenta, è davvero povero e purtroppo una location interessante come Madrid viene sfruttata al minimo sindacale e si vede soltanto di sfuggita quando invece avrebbe potuto diventare una protagonista aggiunta della storia. 

Per concludere vi svelo che la scena post-credits che chiude Origini segrete lascia (ancora una volta) aperta la porta alla spaventosa minaccia di un sequel. Possibilità che speriamo sarà scongiurata dalla risposta del pubblico.