Con Perry Mason HBO riporta in vita lo storico avvocato inventato da Erle Stanley Gardner in una sorprendente serie che ne racconta le origini.

Ricordate il Perry Mason interpretato nella storica omonima serie  ed in alcuni film per la televisione dal barbuto Raymond Burr? Su, dai, l’avvocato integerrimo, scaltrissimo e acuto, capace di risolvere in tribunale qualsiasi caso, personaggio presente sugli schermi per decenni tanto quanto la Jessica B. Fletcher (Angela Lansbury) de La signora in giallo.

Ok, lui portava un po’ meno sfiga, ma è stato a lungo (e lo è ancora) uno dei volti più noti della serialità quando ancora le serie erano semplici telefilm senza troppe pretese e soprattutto senza grossi budget.

Dimenticate il vecchio Perry Mason

Ora che lo avete ricordato, però, dovete subito dimenticarlo perché il nuovo Perry Mason lanciato da HBO (distribuito in Italia da NowTV e Sky Atlantic) non ha nulla a che vedere con quelle che sono le vecchie trasposizioni televisive e cinematografiche del personaggio creato da Erle Stanley Gardner negli anni ’30.

Questo reboot infatti più che un rifacimento può essere considerato un vero e proprio prequel che racconta gli inizi della carriera del legale più famoso di sempre trasportandoci nella Los Angeles corrotta, depravata ed immorale della grande depressione e del proibizionismo.

In questo scenario il giovane Mason (interpretato superbamente da Matthews Rhys) non è altro che un detective privato sull’orlo della bancarotta che sbarca il lunario scattando fotografie compromettenti di divi del cinema e starlette, per poi ricattarli.

Alcolizzato, depresso e inaffidabile il giovane investigatore è quanto più lontano ci si possa aspettare dal personaggio interpretato da Burr e la prima parte della stagione è un racconto noir-hardboiled in piena regola, una storia che potrebbe essere uscita fuori dalla penna  di Raymond Chandler, Dashiell Hammett o James Ellroy.

Una scelta originale che conferisce di fatto nuova linfa ad un character che difficilmente avremmo pensato di poter vedere riproposto in una grande produzione. 

E invece HBO ha stupito tutti ancora una volta con uno show che è sicuramente tra i migliori dell’anno ed è già stato rinnovato per una seconda attesissima stagione.

Una detective story molto noir

Una detective story che prende il via con la brutale uccisione di un neonato che era stato rapito e viene riconsegnato cadavere, nonostante il pagamento del riscatto.

I sospetti ricadono da subito su entrambi i genitori, legati alla controversa comunità religiosa evangelica denominata “Radiosa Assemblea di Dio”. In loro difesa viene assunto il noto avvocato E.B. Jonathan (uno strepitoso John Lithgow) che per reperire prove volte a scagionarli si rivolge proprio a Mason il quale inizierà a indagare su una vicenda che si presenta da subito piena di punti oscuri. 

Come detto precedentemente la prima parte del racconto ha le tinte del noir, tra indizi, misteri, strade fumose, sbirri corrotti e borsalini calati sugli occhi. Nella seconda parte, invece, entriamo ufficialmente nel territorio del legal drama tra processi, accuse, difese, testimoni e giurie da convincere. 

Una produzione perfetta

Il successo di Perry Mason sta tutto dietro i nomi tirati in ballo dalla produzione: gli ideatori e showrunner Rolin Jones e Ron Fitzgerald e il regista Tim Van Patten avevano già lavorato insieme a Boardwalk Empire indimenticabile serie crime ambientata negli stessi anni, però ad Atlantic City. Se

Jones è uno dei migliori sceneggiatori televisivi in circolazione, Van Patten può essere considerato a pieno titolo un prodigio del piccolo schermo per aver inanellato innumerevoli Emmy Awards e riconoscimenti per la regia de I Soprano, il già citato Boardwalk Empire, The Wire, The Pacific e Il Trono di Spade.

Una squadra formata dunque da pesi massimi, che è riuscita nel difficile compito di portare a termine un progetto del quale si era parlato per anni e che avrebbe dovuto coinvolgere come sceneggiatore il Nic Pizzolatto di True Detective e come protagonista Robert Downey Jr.

Entrambi hanno poi rinunciato per dedicarsi ad altri impegni (l’attore figura però come produttore) ma i sostituti si sono rivelati assolutamente all’altezza del compito affidato loro. 

Inoltre se scrittura, regia,  ricostruzione storica, scenografia e colonna sonora (firmata dal mitico Terence Blanchard) sono praticamente impeccabili, il cast non è certo da meno: oltre ai già citati Rhys e Lithgow è doveroso menzionare le prove di Shea Whigham (già tra i protagonisti di Boardwalk Empire), Juliet Rylance (The Knick, McMafia), Crish Chalk (12 anni schiavo, Detroit), Tatiana Maslany (Orphan Black) Gayle Rankin e Andrew Howard (Tenet).

Perry Mason, un eroe romantico solo e allo sbando

Perry Mason è una serie esplicita e forte, indirizzata un pubblico adulto, che si prende i suoi tempi, approfondisce i personaggi e come nei migliori gialli lascia che sia lo spettatore a mettere insieme le tessere del mosaico.

HBO modernizza un’icona del piccolo schermo raccontandone le origini e sostituendo il protagonista rassicurante al quale Burr ci aveva abituato con un uomo allo sbando, separato da moglie e figlio, tormentato da quanto vissuto in guerra e dipendente da whisky e sigarette. Un personaggio romanticamente solo e pieno di dubbi, in grado si ritagliarsi da subito un posto speciale nel cuore degli spettatori.

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