– Sono più di due ore che giriamo a vuoto per questo bosco – si sfila via le scarpe. – Sono stanca e ho caldo. – Qui non si vede nulla Tony. Faremo bene a tornarcene a casa – fa Giulio guardandosi preoccupato attorno. – E poi mi dici per quale motivo siamo voluti venire con il buio. Non potevamo aspettare, tipo, domani mattina? – Semplice genio. Primo, tipo è vietato entrare nel bosco senza i permessi comunali. Secondo, tipo domani potrebbe essere troppo tardi. – Bene, comunque non si vede in giro nessun alieno o astronauta, quindi giriamo i tacchi e torniamocene a casa – dice Valentina massaggiandosi i piedi, – e subito… pleeease. Tony si guarda intorno con l’aiuto della torcia sottratta a Giulio, e si gratta la testa pensieroso. E sbuffa. – No, non provarci nemmeno – sbotta Valentina, – avevi detto che conoscevi questo bosco come le tue tasche. – Sì, certo come no. Ma di giorno il bosco è una cosa, di notte… – E allora spara un cazzo di razzo – incalza Giulio. – Che te la sei portata a fare la pistola dietro allora? Tony fruga nelle tasche dei pantaloni mimetici, trova il pallettone rosso e lo infila nella spara razzi. Braccio teso verso la luna e BOOM. Il razzo parte sbilenco seguito da una scia bianca e si infilza giusto in mezzo al fogliame di un albero con un tonfo sordo. PUF e l’albero prende fuoco. – Ma che cazzo hai combinato? – urla Giulio – e poi sarei io il genio. – Cristo Gesù, una cosa è farlo in mare aperto, ma qui nel bosco… – Sì certo, questo l’hai già detto prima fenomeno – Valentina scatta in piedi infilandosi le scarpe addosso, – ora diamocela a gambe prima che qualcuno venga ad arrestarci per vagabondaggio e piromania. – No, aspettate un attimo – Tony si ferma e indica un punto nel bosco con la punta della spara razzi.

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