Tra le fronde boschive, illuminata dal fulgore delle fiamme, si intravede un luccichio metallico. E non sembra molto distante. I due amici si guardano interrogativi. Mentre Tony sorride. – Da quella parte pivelli, seguitemi. Tony infila la spara razzi nella cintola, tira su la sega da terra e facendosi luce con la torcia parte come una scheggia. I due dietro a stento riescono a tenere il passo. Saltella di foglia in foglia come farebbe un elfo con il culo in fiamme. – Cazzo rallenta – fa ansimando Giulio. E Tony sembra dargli ascolto. Si ferma di botto e si acquatta dietro un albero spezzato. I due amici madidi di sudore lo raggiungono e silenziosi si abbassano al suo fianco. Tony indica un punto al di là del tronco e i due guardano. E’ una sfera metallica luccicante non più grande della cabina di pilotaggio di un elicottero. Nessuna fessura o appiglio a cui attaccarsi o guardarci dentro. Una parte è sprofondata nella terra. Attorno ci sono alberi spezzati per un raggio di trenta metri. – Cazzo Tony, avevi ragione – esclama Giulio eccitato. – Certo che avevo ragione – fa Tony pacatamente, – e ora andiamo a controllare chi guidava quell’affare. Escono guardinghi ed esplorano. Il tempo passa. E oramai il fuoco lambisce la zona dell’impatto. Ma proprio quando Giulio insiste per smettere con le ricerche, lo trovano lì, ad una decina di metri dal punto d’impatto, adagiato sopra ad un letto di muschio.

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